Non Mi Basta Rap

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Dicono di non desiderare

Ehi fra’ non ascoltare

Tu vuoi metter qualcosa di più sotto ai tuoi denti

Godere è più di esser contenti

Non ho cash flow-o

E la cosa non mi garba no

Non mi basta il pareggio no

Voglio lasciare indietro il peggio-o

Non mi basta più stare in provincia

Fra’, dai passa il gratta e vinci – ah

Quante certezze inutili

Solo per giustificare le tue abitudini

Trova il confine della tua scena-ya

E’ la paura che ti frena?

Fra’, dai spezza la catena

I sogni son materia, da qualche parte

Fra’: dai gas alla Ferrari che si parte

Lo so c’è del filo spinato-o

Puoi morire ammazzato

Tanto puoi muori lo stesso-o

Allora dai, il momento è adesso

Ehi, dicono di non desiderare

Fra’ ti ho già detto di non ascoltare

Ehi, tu vuoi metter qualcosa di più sotto ai tuoi denti

Godere è più di esser contenti-ya.

Hei, pensati più in grande sì

Hei, puoi pensarlo più in grande-ya.

Godere è più di esser contenti sì!

Allora pensati più in grande-ye.

                                               (We are such stuff as dreams are made on – W. Shakespeare)

 

Quando si dice grazie

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Non trovo al momento una parola più bella di grazie. Anzi, più magica.

E’ una parola che sistema le cose, che le appacifica, che dà loro respiro.

E’ in grado di trasformare il passato, illuminando i fatti che possono sembrare solo tristi, tremendi o traumatici.

E’ in grado di creare il futuro, anticipando e attualizzando la gioia per ciò che chiediamo con fiducia alla vita.

E’ una parola veramente powerful. Confonde e sbaraglia gli avversari, spariglia le carte delle avversità, rinforza i legami più autentici o anche solo più utili, conduce con agilità verso ciò che desideriamo ardentemente.

Pronunciare questa parola è fonte di piacere istantaneo, se poi se ne fa un mantra è un’iniezione di buon umore duraturo, agisce da ansiolitico e da rilassante.

Sarà un placebo, ma funziona. Non so se rimedio universale, ma si avvicina molto, e poi è a buon mercato e sempre a disposizione.

Davvero, non mi viene in mente nessun’altra parola così pregna di valore e allo tempo così leggera, come il sorriso che arreca.

Quando dico grazie mi sento veramente connessa con tutto ciò che mi circonda e mi sento più ricca. Quando dico grazie sento che sto invitando il mondo a trattarmi con gentilezza, quando dico grazie sento di esprimere al meglio la mia umanità. 

Per meravigliarsi della vita e sorridere delle lamentele quotidiane, dei rancori, del solito vittimismo, può essere utile trovare a fine giornata almeno dieci cose per cui essere grati e scriverle. E’ un esercizio che ripeto spesso per periodi più o meno lunghi e grazie è la parola-mantra della mia meditazione giornaliera. Lo consiglio a tutti: è senza spiacevoli effetti collaterali e se ne può abusare.  Chi ci prova mi faccia sapere come va. Grazie!

 

The Big Yes

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avvertenza per i lettori: questo blog contiene messaggi promozionali…
Dire sì alla vita e permetterci di fluire con essa. Dire sì a noi stessi per permetterci di esprimerci con libertà e verità, andando a riconoscere e ad affermare il nostro valore.
E’ il grande Sì che favorisce tutte le trasformazioni che desideriamo per noi e per la nostra esistenza. Quando affrontiamo tutti gli ostacoli interni, quando affrontiamo tutti i no che ci diciamo, siano essi consapevoli o meno, quando ci diamo la possibilità di essere più grandi di quello che siamo, allora tutto dentro e fuori di noi comincia a cambiare.
Come si può sperimentare nel TangoOlistico®, tanto più chi viene guidato si lascia andare al piacere e alla morbidezza dell’abbraccio sicuro e contenitivo dell’altro, quanto più sarà in grado di guidare a sua volta con decisione e fermezza nel ballo successivo.
Così, dire di Sì ci permette una vita più ricca di possibilità e gioia e ci permette di andare incontro al futuro con fiducia, presenza e padronanza di sé.
Quello che mi piace è l’idea di poter offrire uno spazio di ricerca di questo Sì, uno spazio dalle dimensioni profonde e dal peso leggero, in cui raccontarci a voce e/o con il corpo in vista di quell’attimo emozionante in cui finalmente gli occhi si illuminano attraversati da una scoperta nuova su di sé. Anche quando dura poco, ne vale la pena, perché poi tutto cambia e non si può fare finta che non sia successo.
Come fare questa ricerca? Mettendoci in gioco o, meglio, cominciando a giocare con tutte le parti di noi, amiche o nemiche che siano, facendole dialogare, prendendole un po’ in giro, facendo il verso alle nostre paure, comiciando ad apprezzare i nostri talenti, ritrovando i desideri autentici che alimentano il nostro procedere nel cammino della vita. Per dire Sì a tutto di noi e in particolare al potere che abbiamo di costruire la nostra realtà e di cambiare il passato e creare il  futuro a nostro piacimento.
Provare per credere…. Just say Yes!

Il mio Atanor è un sacchetto a righe.

 

 

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Ho quasi cinquant’anni. Posso reggere la scontentezza.

Posso essere scontenta senza deprimermi.

Ne approfitto per chiedermi cosa voglio veramente.

Mi apro ai desideri e mi guardo intorno in cerca di ispirazione.

Non è facile sentire ciò che manca e nello stesso tempo avere fiducia.

E’ sentirsi malinconici, ma con il cuore che sorride.

Qualche volta mi sento in affanno.

Ho quasi cinquant’anni, forse è tardi per tante cose.

Forse non entrerò più nei miei pantaloni Jeckerson bianchi che mi piacciono tanto.

Penso ai vestiti nel mio armadio.

Quasi nessuno mi rappresenta più, forse è il momento di disfarsene.

Perché ho visto tante nuove versioni di me oggi al centro commerciale.

E sarebbe un peccato non dare loro una possibilità per mancanza di spazio.

Perché ho quasi cinquant’anni e forse sono ancora in tempo per tante altre cose.

E allora sono entrata da Victoria’s Secret e ho comperato un’acqua profumata al cocco e limone.

Desideravo solo prendere qualcosa di inutile e di effimero,

Non avevo mai fatto acquisti da Victoria’s Secret,  per quello che importa.

Adesso ho anche un piccolo sacchetto a righe rosa chiaro e rosa scuro, con i bordi neri.

Ho deciso di tenerlo perché mi piace.

Ho quasi cinquant’anni, è tempo di capire cosa mi piace.

Oggi ho capito che mi piace il mio sguardo sul mondo.

Il mio piccolo sacchetto a righe rosa chiaro e rosa scuro e con i bordi neri è proprio bello.

Forse ne farò un contenitore di possibilità.

Il mio Atanor è un sacchetto a righe.

303 – 404 – 808

 

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In attesa di sbocciare, mi alzo anche oggi.

Come un fiore aspetta il segnale della primavera,

io aspetto i segni della Vita

per capire la retta via.

E sono solo alla colazione.

Confusa, non so neanche più bene

cosa scrivere nel mio copione.

Cosa desiderare se non di poter dire

“oggi sono io”, come canta Mina?

Ma perché non chiedere aiuto quando si può?

A cosa servono le Guide e gli Dei?

A cosa servono gli Angeli?

Allora mi rivolgo a loro,

davanti allo specchio.

Prendo i miei punti di domanda e li metto in Cielo.

E intanto chiedo di aiutarmi

ad aprire le braccia,

a rilassare ogni mio muscolo che non serva all’azione,

a sorridere e

ad affrontare ogni giorno vibrante e stante.

Poi sono in auto e arrivano delle risposte.

L’occhio mi cade su due targhe di fianco,

una dietro l’altra, numeri palindromi:

303 e 404.

Guardo il cruscotto e l’orologio segna le 8 e 08.

A casa, consulto il libro Angeli e Numeri di Doreen Virtue.

Buone notizie.

E sono ai giardini col cane,

mi siedo al sole, su una panchina.

Mi viene un “grazie”.

E  tutto si fa chiaro.

… Come ho fatto a dimenticare che non sono da sola?

Di cerette e di altre cose da donna

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“Om. Io canto le lodi di Lakshmi Devi,
la cui essenza è la suprema prosperità,
e il cui corpo è formato di luce dorata.
Il suo intero Essere brilla come lo splendore di oro puro.
Ella porta il loto dorato
E il vaso d’oro ricolmo di semi.
Seduta sul lato sinistro di Vishnu,
Lei è Shakti, la Madre di tutta la creazione.” 
(Inno dedicato alla Divinità Lakshmi)

Ho sognato che mi trovato stesa su di un lettino d’ospedale mentre stavo per partorire otto figli ed ero in panico solo perché non avevo fatto la ceretta! E guardavo i miei polpacci pelosi mentre venivo dilaniata da doglie canine pensando: potrò chiedere almeno un rasoio? Ecco, stavo compiendo un’impresa impossibile e non mi sono neanche fatta trovare pronta, neanche ho avuto l’accortezza di impaginarmi per bene come la copertina non dico di Vogue, ma almeno di Confidenze. Tipico di noi donne che fin dalla tenera età veniamo educate a lottare contro peli superflui, rughe, macchie sulla pelle e cellulite, che il maniaco che ti aspetta di sera sottocasa per farti vedere le sue gioie sotto l’impermeabile è veramente un nemico di poco valore. Siamo capaci di sopportare di più un maschio stronzo, a volte brutale, piuttosto che la smagliatura o la palpebra cadente. Vai a sapere come siamo fatte…

Comunque, a parte la mancata ceretta, otto figli sono tanta roba. Mi ha molto impressionata questo numero perché è simbolo dell’infinito, è simbolo dell’abbondanza senza fine, della ricchezza materiale, intellettiva e spirituale. E pensando all’abbondanza mi sono ricordata di Lakshmi, la dea induista che sceglie come sposo Visnu perché è indipendente, forte e centrato…come lei: il principio femminile come aspetto complementare del principio maschile. E Lakshmi prende otto forme che sono otto aspetti della prosperità che possiamo raggiungere pienamente. Riporto parzialmente un articolo dello Yoga Journal che potete trovare integralmente qui: http://www.yogajournal.it/lakshmi-la-dea-dellabbondanza/

Si può non amare una dea il cui nome deriva da “buon segno”, significa “fortuna” e i cui appellativi sono “bella” e “benevolente”? Lakshmi è la dea ideale. È la dea della ricchezza, abbondanza, fortuna, fertilità, generosità, bellezza e coraggio. In più è madre di Kamadeva, il dio dell’amore e del piacere sessuale.Sposa di Vishnu e for­za creatrice dell’UniversoLakshmi viene rappresentata simbolicamente da una stella ottagonale, formata da due quadrati incrociati a 45 gradi. I vertici indicano le otto manifestazioni della dea, ognuna con diversi ruoli, tutti relativi a benevolenza, fortuna e abbondanza: Grande Lakshmi, poi dea dell’opulenza, dell’oro,dell’agricoltura, della fertilità animale, del coraggio, della vittoria in battaglia e sulle difficoltà della vita, infine delle arti e delle scienze. Lakshmi rappresenta l’aspetto benigno della femminilità, la creazione di ricchezza, buona sorte e opulenza, la femminilità moltiplicatrice e inesauribile. (…) Chi adora Lakshmi con sincerità e senza avidità verrà benedetto da ricchezza e successo. Il giorno più propizio per pregare Lakshmi è venerdì, giorno che anche nel calendario romano era dedicato a una divinità femminile, Venere.

Ora, sarà un caso che oggi è l’8 marzo, è venerdì, è la festa della donna e che io ho sognato di donare al mondo otto figli? Potevo trascurare questa serie di coincidenze e fare finta di niente? Potevo non farne neanche una pippa scritta? Certo che potevo, ma così facendo avrei privato il mondo di un atto creatore e anche un po’ creativo, e quindi avrei remato contro Lakshmi e quindi contro l’abbondanza. E l’abbondanza occorre che ci trovi pronti ad accoglierla, e quindi occorre che ci sia spazio, che ci sia un vuoto da qualche parte, una sorta di utero sufficientemente ampio e sgombro. Si riceve grazie al  principio femminile e si opera grazie al principio maschile. E io li voglio onorare entrambi, perché l’uno non può stare senza l’altro, sia fuori che dentro ognuno di noi. La femminilità moltiplicatrice ed inesauribile oggi chiede a maggior ragione una mascolinità capace di stare al suo fianco come pari.

Otto figli per me sono un simbolo di quello che posso generare, creare e operare nel mondo se non rinuncio ai miei talenti e il migliore augurio che faccio a me stessa e a tutte le donne oggi è quello di poter dare e ricevere senza sacrificarsi o chiedere sacrifici: non ne abbiamo più bisogno, siamo nell’era dell’Acquario, la nostra.

…Però adesso ‘sti otto figli chi li mantiene???

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