Come dentro così fuori

Ultima domenica di agosto. È cambiata già la luce e anche l’aria è diversa.

I vestitini leggeri e sfrontati hanno i giorni contati.

Nell’armadio fanno a gara a chi si fa più notare per essere sfoggiato una volta di più.

Là dentro oramai è tutto un mormorio, un vociare sommesso prima della protesta. Che fine farò se mi mette nel sacco?

C’è il tipo fuori moda che svolazzava con me in quel bel giorno di festa, lo terrò per ricordo?

E i due o tre capi un po’ stretti? Se questo no, il prossimo anno ci entrerò di sicuro.

Oh, senti questo, ancora aspetta di ballare, di ridere e di baciare, non lo posso buttare!

E questo qui un po’ consunto? Potesse parlare chiederebbe il pensionamento e io non so perché, ma non c’è proprio verso di lasciarlo andare.

Toh, e qui c’è quello appena arrivato, un saldo, acquistato con poco e poco desiderio: farà una fine prematura o mi farà infine pietà?

E voi ereditati, con un buon profumo che ancora non è il mio, non so, ma non sembrati tutti allineati. C’è chi scalpita per vivere ancora nuove emozioni, c’è chi sembra proprio non volere una nuova padrona.

E fra risatine e sbadigli, dall’altra parte, ai piani più alti, si prepara il risveglio e c’è chi tifa impaziente per un repentino cambio di clima. Certi di essere stati risparmiati dalla falce di maggio, non sanno che forse, per alcuni di loro, ci sarà un ripescaggio.

Per farmi dormire sonni tranquilli, il mio armadio contiene tutto questo subbuglio e fermento, contiene il volume di lamenti e speranze. Lui che segna il confine tra il dentro e il fuori, custode di mille rappresentazioni, di scelte felici e infelici, lui non si muove.

E mi rassicura che può avere un rimedio per ogni sventura o quanto meno l’esatta forma esteriore del mio sentimento. E mi suggerisce che adesso ha bisogno di spazio per nuovi costumi di scene a venire.

Se ascoltarlo ancora non so, tergiverso, prendo tempo…sia mai che la protesta monti in anticipo e la resistenza abbia il tempo di organizzarsi e quindi questa volta ci provo: al gioco del dentro e fuori, questa volta, coglierò di sorpresa sia il vecchio che il nuovo!

Senza nostalgia

Imperatrice
Lo sguardo del tipo che mi squadra
Tubino nero
Tacco
Tavolo che guarda al tramonto
Tagliolini alle vongole
Contatto il mio piacere
Voglia di dolce
La crème brûlée
E la mezza bottiglia di vino provenzale
Costata troppo cara
Ma madame, non ha visto la lista?
Sorrido
La coppia di anziani col cane alla mia sinistra sodalizza.
Metto in conto la luna rossa e il mare, che posso quasi toccare
Ultima sera 
Senza nostalgia
Mordo la vita

Eretica Stomp

Uno spazio vuoto, una pausa, un silenzio.

L’aria carica che precede il temporale, la corda tesa dell’arco prima di scoccare la freccia.

In questo torrido sabato di luglio mi trattengo dall’agire per agire. Lascio tutto così com’è.

I letti non fatti, i panni da stirare, le mail da spedire, le risposte da dare.

Senza distrazioni, l’attenzione è tutta su di me.

Solo a me stessa oggi do retta e a quel che mi sento veramente di fare.

Sono momenti pericolosi in cui semi di nuove forme possono attecchire.

Ogni nuovo inizio ha bisogno di una gestazione.

E io mi sento così, come qualcosa che deve ancora incominciare. E tutta la danza dentro in attesa di vibrare sulla via.

Curiosa parecchio di vedermi da tra un po’, oggi rimango indefinita, illimitata, indomita, inconclusa…

…eretica stomp!

Attitudini che evolvono

Accettare che le cose possano essere semplici.

Scegliere la via con minor resistenza.

Applicarsi con dedizione, ma senza sforzo.

Usare solo i muscoli che servono per quel preciso movimento.

Essere pronti al momento giusto, per il resto farsi trovare impreparati.

Fermare l’impulso a dire necessariamente qualcosa.

Fare di meno, lasciar fare di più e uscirne comunque vivi.

Se ancora non si riesce ad ammettere di non sapere, almeno fare finta.

Saper dire basta oltre a un tot di devo, saper dire ancora a tutti i mi piace.

Sciogliere voti, promesse, lacci e lacciuoli anche se hanno il fiocco.

Prendersi del tempo per le cose inutili e belle.

Declassare ciò che resiste da decenni in cima all’hit parade.

Sbufalare tutto ciò in cui si crede per abitudine.

Ascoltare con distaccata ironia ciò che ci si racconta.

Permettersi, finalmente, di ricevere tutti quei “sì” che aspettano in coda di raggiungerci.

Fine inverno. Pensieri

Al risveglio

Il mondo impazzito là fuori, rimane un riflesso di me. Mi tocca rinsavire. Solo il cuore sa. Solo il cuore può.

Come burro

Tutto è ancora incompiuto, sospeso. Sono confusa, non c’è chiarezza in me. Mi serve ritrovare la gioia. Mi serve ritrovarmi fra gli zero e gli otto anni. O forse, trovare tra la gente, l’uomo che mi faceva ballare nel sogno di poc’anzi. Sguardo teso, braccia aperte, mi ha detto vieni ed io sono andata. All’inizio volevo imporre io il modo, come a dire “non mi freghi”. Poi ho capito, che era lui il più forte. Così, FINALMENTE, mi sono sciolta come burro.

Ricrescita

Oggi si va via presto, si colaziona al bar, si va dall’avvocato. Il treno non può tardare. Io mi devo preparare. Allo specchio mi sono vista la ricrescita. Fortunatamente, l’avvocato è un uomo, dubito che ci farà caso.

Aiuto dall’alto

Per quella faccenda che dovevo terminare, avevo con me Marte, aiutato da Giove, anche se a tratti Saturno si impicciava. Alla fine, non è finito niente e tutto è ricominciato, ma ad un livello un po’ più alto. Così ora ci vuole Giove con l’aiuto di Marte e che anche Venere faccia la sua parte. In fondo, chiedo solo di poter manifestare, quel che ancora non so fare.

Sabato

Oggi starei volentieri tra me e me, senza ma e senza se. Annullerei tutti gli impegni presi anche solo con me stessa. Starei alla larga dal supermercato, dal ferro da stiro e dalle scartoffie da sistemare. Non farei neanche un passo con il cane e aspetterei senza tensione l’indomani. Ma si sa, il dire è il dire e il fare è il fare e non sempre si possono accordare. Perciò qualcosa farò, facendo finta di no.

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