Trentatré shottini e un long drink

 

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Pensieri che transitano.

Scrivere con la matita.

Dire grazie ad una anziana.

Ringraziare il cibo.

Scrivere i sogni al mattino.

Essere gentili.

Guardare il mio cane che dorme.

Non vedere l’ora di mettere il vestito a righe.

Aspettare il colloquio di lavoro.

Fare il tifo per i figli anche se loro non lo sanno.

Fare il tifo per le Azzurre.

Innamorarsi (che bello sarebbe).

Lavoro è tempo libero.

Sentire fame.

Sentirsi vivi respirando.

Invidiare chi crea con le mani.

Dare il meglio di sé.

Ricordarsi di rispettare la storia degli altri.

La bellezza del Cristo Velato e di chi me l’ha ricordata.

Creare lo spazio terapeutico.

La Legge dello Specchio.

Ascoltare con il cuore.

Elargire sorrisi.

Regalare complimenti.

Guardare negli occhi con pudore.

Vedere film di poco spessore.

Canticchiare canzonette.

Camminare lungo il canale.

Aspettare il temporale.

Il tempo prima del sonno.

Ricordare.

Immaginare.

E il meraviglioso adesso.

Di tutti i passaggi di tempo, di tutti i passaggi di testimone da bambina a ragazza e da ragazza a donna, mi porto il momento in cui ho pronunciato su uno scoglio poche parole che neanche ricordo, la prima espressione poetica del mio mondo interiore. Scambi fra dentro e fuori favoriti dalla contemplazione della bellezza, cominciando ad intuire la deità in ogni cosa.

L’erba voglio – Oltre i 101 Desideri

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Quando non si desidera l’impossibile, non si desidera.
(Antonio Porchia)

Il metodo stoico di soddisfare i bisogni eliminando i desideri è analogo a quello di amputarsi i piedi quando si ha bisogno di scarpe.
(Jonathan Swift)

Ogni incontro è un dono. Posso conoscermi solo attraverso un tu, parte di un coloratissimo mosaico che è il là fuori e che mi rimanda pezzi di me attraverso persone, situazioni, oggetti. Posso cogliermi solo così, per mezzo del mondo. E il mondo abbonda di possibilità che se sono sazia neanche le vedo. Se mi accontento del punto in cui sono, non può arrivare niente di nuovo. Se sto bene così il mio futuro è a senso unico.  E allora capita che se mi permetto di aver bisogno di calore umano e di riconoscimento, ecco che questo arriva, magari non proprio con la forma che mi potevo aspettare, magari non con la perfezione di cui può essere capace, ma arriva. E grazie a ciò che è successo mi scopro più grande, posso precisare meglio quello che voglio e quello che non voglio, e lasciare nuovi vuoti, cioè nuovi desideri da desiderare. E mi apro a nuovi incontri.

Accontentarmi non è più qualcosa di buono per me. Ma domandarmi, trovare quello che voglio, dare un nome a ciò che mi manca per cominciare a realizzare ciò che già, da qualche parte nel futuro multi direzionale, è disponibile per me.

Un cammino entusiasmante, dove la parte meno semplice è proprio quel trovare e dare concretezza a ciò che voglio veramente e che riesce ad accendere un sorriso di meraviglia sul mio viso, quello che più corrisponde alla mia essenza e al mio “mi piace”. Abituata a pensare in termini di doveri, agire sulla base del piacere è per me un concetto rivoluzionario. Abituata a con-siderare, cioè a tener conto di cosa il mondo si aspetta da me, de-siderare ciò che per questo mondo non ha senso, non è permesso, non è giusto è per me un atto rivoluzionario. E da queste rivoluzioni parte l’esercizio del mio potere creativo. L’erba voglio cresce soltanto nel giardino del re e il re sono io, il giardino è il mio.

Vabbé, che fossi più grande di ciò che sono già lo sapevo, ma darsi l’investitura, mettersi la corona in testa è altra cosa: da una parte mi terrorizza, dall’altra mi vitalizza, certo è che non mi sono ancora abituata completamente all’idea e le vecchie convinzioni, seppure oramai un po’ noiose, sanno pur sempre di casa.

Però, citando Igor Sibaldi, ora che so tutte queste cose per sempre, stiamo a vedere cosa ne viene.

…stay hungry…

Call to non-action

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Tutti i problemi dell’uomo provengono da non saper stare fermo in una stanza. (Blaise Pascal)

“Se non faccio qualcosa muoio”, lo dice sempre mia madre Mia nonna la chiamavano Maria Marcia, nel senso che era sempre in movimento, in marcia appunto, e non si sedeva mai sul divano per non essere troppo comoda.

Capite bene la mia fatica a stare nel non fare. E quanto così detto lavoro su di me io stia facendo per conquistarmi il diritto alla pennica.

Per esempio oggi, in piedi dalle sei, dopo  avere lavorato abbondantemente dentro e fuori casa, torno alle quattro del pomeriggio e mi metto a riordinare documenti e a pagare conti in sospeso. Quindi, lì davanti al pc, tanto per fare, guardo Linkedin, un  social da me poco frequentato, nella speranza di trovare chissaché. Tiro così le sei di sera. E adesso? Mi metterei sul divano in totale relax, ma forse c’è qualcosa d’altro che potrei fare. La lavatrice? Già fatta stamattina e ho anche steso. Potrei forse mettermi al lavoro sul mio libro, ma non mi sento particolarmente ispirata. Piuttosto allora potrei programmare un post su Facebook e Istagram o pensare alla autopromozione, ma mi si chiudono gli occhi.

Potrò essere stanca? Potrò oziare qualche volta senza sentirmi in colpa verso qualcuno o qualcosa? Potrò?

Allora quasi decido di mettermi sul divano, per leggere però il libro iniziato da qualche giorno. Mi sembra un buon compromesso. E se mi addormento un poco pazienza. Certo che il rischio è grosso, addormentarmi a quest’ora a ridosso della cena da preparare… uffa, fossero le sette avrei la scusa di andare in cucina a trafficare.

Mah… quasi quasi mi arrendo, però prima un post lo voglio scrivere sì, facile facile, per esempio cerco qualche bella citazione da commentare e una bella foto e provo a coinvolgere i miei follower.

Ma che delirio. No, dai mi arrendo… si però prima scrivo almeno questo pezzo, così mi metto sul divano con la coscienza a posto, almeno posso dire di avere prodotto, almeno posso dire di avere fatto la mia parte, almeno posso dire di essere stata efficiente. Almeno.

Però, però…e se poi portassi fuori il cane?

Vitale finché c’è vita, il mio miglior augurio

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“Knowing how you want to feel is the most potent form of clarity you can have” (cit.)

La citazione è una delle tante che in questi giorni di festa mi sono capitate sotto gli occhi, saltando da un social all’altro. Mi ricordo di averla subito scritta su di un post it perché mi suonava intrigante e oggi mi è ricapitata tra le mani. Tradotta suona pressappoco così: sapere come vuoi sentirti è la più potente forma di chiarezza che puoi avere. Mi lascio interrogare volentieri: perché e che significato può avere per me? Di solito chiediamo o ci sentiamo chiedere: come ti senti? Ma “come vuoi sentirti?” è una domanda insolita, non siamo abituati né a riceverla né a chiederla.

Come vuoi sentirti oggi? Come vuoi sentirti nel nuovo anno o da qui alla fine dei tuoi giorni? Come vuoi sentirti? Come tu vuoi sentirti, come tu vuoi… Cavolo, quanta responsabilità personale, quanta intenzione… Per rispondere a questa domanda devi necessariamente capire quello che vuoi veramente per te e fare piazza pulita del resto. Forse è per questo che sapere come vuoi sentirti è la più potente forma di chiarezza che puoi avere. E se sei chiaro in quello che vuoi sei già a metà dell’opera, almeno così dicono i saggi!

In effetti, finché rimani al come ti senti puoi essere anche in balia del caso, degli eventi della giornata, delle simpatie e delle antipatie, dei mal di testa, di come ti suona ciò che ti dicono, di come si è svegliato il tuo gatto, di quello che ti frega il parcheggio e delle cavallette. Ma se passi al come vuoi sentirti, beh, allora è tutta un’altra storia. Io ci ho provato a rispondere a questa domanda. Non facile. Ho dovuto cercare nell’esperienza perché non saprei immaginare qualcosa che non ho ancora provato. Potrei dire così che voglio sentirmi sempre felice, ma un po’ di tristezza e di malinconia a volte non guastano, fosse anche solo per farmi venire la voglia di rallentare e starmene a riposare davanti a un film con la copertina di Linus.

Comunque, per rispondere meno impulsivamente, ho cercato tra il meglio dei miei stati d’animo, ho cercato tra le situazioni più cool che ho vissuto ultimamente, ho cercato tra i miei momenti di gloria, ho cercato tra i miei momenti più umoristici. Ho cercato lì per trovare quella sensazione che voglio mi accompagni ogni giorno da qui in poi e che sia il mio best wish per il futuro. In queste situazioni ho scoperto di avere provato momenti di gioia pura, di appagamento, di pace, di serenità, di fiducia, di commozione, di gratitudine, di auto gratificazione, di grandezza, di potenza, di leggerezza, di compassione, di benevolenza, di amore. Tutte cose meravigliose, da augurarsi tutti i giorni in effetti. E in effetti me le auguro.

Ma la scoperta più importante e che sta a fondamento di tutti quei momenti ho capito essere la vitalità.

E così voglio sentirmi vitale ogni giorno. Ogni giorno entusiasta, dinamica, curiosa, inquieta. Voglio sentire l’energia che mi scorre nelle vene e con questa accogliere il bello e il brutto della vita, e con questa dirigere la mia esistenza. E’ permettere che la bimbetta che abita in me mi faccia la linguaccia per poi riderne e giocare a rincorrerla. Ecco come voglio sentirmi, ecco cosa mi auguro per il nuovo anno: sentirmi vitale finché c’è vita, vitale come una bimba che gioca, vitale e anche ardente ed ebbra! E per sentirmi così voglio tenere  vivo il fuoco che divampa dentro di me, nutrendo il mio spirito di bellezza e di poesia. La bellezza e la poesia di un fiore, di un verso, di un volto, di un sogno, di un canto, di un colore, di un cane, di una risata, di una lacrima, di un tramonto, di una foglia, di un ricordo, di un desiderio, del mare e di tutto ciò che mi commuove. E che mi muove così, senza sforzo, a volte senza neanche un motivo.

Quasi Natale

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Il freddo attanaglia. Momenti di tristezza da non lasciarsi scappare. Momenti di solitudine. E’ quasi Natale. Voglia di cucinare. Voglia di brindare. Alle nascite. All’amicizia. Ai passati. Ai presenti. Ai futuri. A tutte le possibilità da rendere possibili. Ai misteri. A tutti i no che mi sono detta, mannaggia. A tutti i sì che dico e che posso dirmi. A tutti i sì che possono dirmi. A tutto ciò che non ho ancora trovato. Voglia di caldo di cane che mi scalda i piedi. Voglia di caldo di uomo che mi scalda il cuore. Voglia di avere coraggio. Voglia di una idea da seguire. Voglia di un padre che mi dica cosa fare. Voglia di rinascere a quando avevo sei anni e la felicità era una coscia di pollo rubata a un cugino. Il politicamente corretto attanaglia. A Natale rinasco e ricomincio a rubare.

LOL (Laughing Out Loud)

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Il futuro è il campo delle possibilità infinite.

Immagina ciò che vuoi veramente.

Il passato è il campo delle bellezze perdute.

Torna indietro a riprendertele.

Il presente è il campo di come te la stai cavando.

Osservati nel tuo essere diventante.

Gioca col tempo, gioca a far finta di, a c’era una volta.

Decidi ogni mattina il personaggio che vuoi recitare e gioca, esplora, divertiti, guarda che succede.

Esci dal sono sempre stato così, dal sono fatto così, dall’è più forte di me e dal non ci posso fare niente.

Non ti conosci così tanto, vai verso qualcosa di ignoto come un ricercatore curioso di sé.

Sperimenta, prova a contraddirti, ad essere incoerente, stona finché non ti aggiusti, finché non trovi la tua nota, quella che risuona col cuore.

… cos’è che ti piace? Lo sai? Trovalo e desideralo, gustalo, vivilo, datti il permesso.

Si lo so, come si fa? Ti senti un po’ giù, sempre un po’ stanco, nervoso, ansioso, depresso, malato. Ma è la parte sana di te che vede tutto ciò, perché non provi a considerarla?

Comincia con l’indossare quel sorriso da ebete e quello sguardo colmo di meraviglia di chi ha scoperto il segreto della gioia e se ti viene da ridere più forte fallo.

E poi ricorda che in quel sorriso del cuore sta il fuoco della tua vitalità e che puoi accenderlo tutte le volte che vuoi…

…Ma che vita meravigliosa ti aspetta?

 

 

 

 

Non camminare mai se puoi danzare

 

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Questo titolo è una citazione:  M.B. Rosenberg, nel libro Le parole sono finestre oppure muri, ricorda con questa frase sua nonna, amante della danza e donna molto saggia e generosa, nella sua semplicità e povertà.

Ho sottolineato queste parole perché riconosco in me questo anelito del cuore che si trasforma talvolta  in una qualche modalità di azione, facendosi gesto, parola, sguardo, progetto…

Insomma, io a danzare ci provo tutte le volte che posso e che me ne ricordo. Per esempio quando esco con Leone, il mio cane sociopatico, cuffiette e spotify, alterno camminata veloce a passi di danza, e comunque adeguo il ritmo dei miei passi a quello della musica che ascolto in quel momento, restituendo il mio modo originale di procedere nel mondo. Mi piace farmi contagiare da musiche molto diverse tra loro, come diverse sono le situazioni della vita che affronto ogni giorno e come sono diversi i miei stati d’animo e non necessariamente la musica mi deve tirare su il morale se ce l’ho a terra, anzi il più delle volte le chiedo di accordarsi con la mia tristezza o la mia sofferenza. E posso ascoltare un giorno Cohen e un altro Post Malone, passando per tante sfumature e colori cercando di accordarmi sempre con me stessa e il mio piacere.

Chi mi ha visto in giro di buon’ora per strade paesane e lungo canali sa quello di cui sto parlando. E non è sempre facile mantenere movenze da serata in disco, con il cane al guinzaglio che ogni due per tre si ferma ad annusare il profumo di qualche lady pelosa, se non di qualcosa di meglio per lui, e non è sempre uno sguardo divertito e solidale quello che incrocio nei passanti, anche se qualcuno pensa che mi sia fumata l’impossibile e lo desidererebbe tanto pure lui, glielo leggo negli occhi!

Meno letteralmente, provo anche a portare questa esperienza del corpo danzante nelle situazioni e negli incontri della mia quotidianità. E’ l’esperienza del Tango Argentino, del Tango Olistico e  della per me new entry Contact Dance che si fa azione e modo di relazione con il mondo. Guidare la vita, esserne guidata, entrare in empatia con le diverse energie che in quel momento prevalgono in me o fuori di me , trovare uno spazio libero e occuparlo, lasciare spazio all’altro, offrire il mio peso e il mio sostegno, affidarmi e dare fiducia…

E’ la ricerca di un equilibrio fra tutti questi opposti che sviluppa una danza armoniosa, fluida, libera e rispettosa. E’ la ricerca di un equilibrio tra attività, dinamismo, progettualità e riposo, abbandono, ricettività totale. E’ il ballo della vita, e ora anche i Maneskin se ne escono con quest’idea e mi fa gioire, perché sono giovani e pieni di talento ed energia e sembrano già avere capito cose che io alla loro età…beh, lasciamo perdere…

Concludo con altre citazioni del maestro Massimo Habib, dal suo nuovo libro Tangoterapia, oltre il Tango alla scoperta di sé:

“Una persona veramente in equilibrio, soddisfatto della sua vita, difficilmente si rifiuterà di ballare un brano quale che sia.(…) Interpretare la musica non significa aderire ad una data situazione bensì pensare a creare il miglior modo per vivere quella situazione. E questo modo è individuale, personale, soggettivo e unico.”

Il ballo, e il bello, della vita!