A STAR IS BORN… e potrebbe essere la tua!

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Ho recentemente visto il film con Bradley Cooper e Lady Gaga. A volte i film, come i libri, hanno il pregio di portare un messaggio, una riflessione, un insight. Questo mi ha fatto riflettere sul talento, sulla necessità di esprimersi ed esprimere la propria unicità, il proprio estro. Mi ha fatto riflettere anche sull’incontro con l’altro come possibilità evolutiva: l’innamoramento ne è spesso la strada più veloce perché nell’attribuire all’altro cose meravigliose stai in realtà guardando il meglio di te, come se grazie a questo incontro magico potessi accorgerti della tua stessa bellezza e della tua stessa capacità d’amare, che  l’altro   ti restituisce.

Quella cosa meravigliosa che sei però non  è mica tanto facile farla uscire e mica sempre ti senti innamorato di qualcuno. Ma c’è, è sempre lì, magari dimenticata, impolverata, arrugginita, volutamente nascosta oppure troppo ingombrante per gli angusti spazi in cui ti muovi normalmente.

E così capita di sentirti stanco di stare solo benino, ti senti limitato e  compresso dentro schemi ripetitivi e ruoli troppo stretti, dentro robe non tue, aspettative di altri, dentro abitudini senza più senso. Capita di sentire che hai molto più da dire e da dare al mondo, che ci sono cose che ti parlano in profondità e che sono in sintonia piena con la tua anima. Capita di avvertire insomma l’eco di un’esplosione che implode, questa stella dentro, in potenza, che ancora non ha il coraggio di nascere!

Meno male che ci pensa la vita a darti le occasioni per trovare il coraggio di diventare quello che sei, per partoriti di nuovo e come vuoi tu. Sono quei momenti in cui ti senti di essere arrivato come ad un crocevia e spesso ti si senti smarrito, confuso, insufficiente, indeciso. Può essere una scelta o un cambiamento professionale, o l’età che avanza, o un rapporto importante che si chiude, o un nuovo inizio pieno di incognite, o l’arrivo di un figlio, o la sua fuori uscita dal nido, o qualsivoglia cambiamento scelto o subito, o più semplicemente un momento di messa in discussione di te perché vuoi qualcosa di meglio dalla vita. Può essere l’incontro con l’altro che ti guarda con occhi diversi dai soliti, può essere che ti innamori…

E in questi momenti ti viene data una grande occasione per trasformare l’inquietudine interiore in parola, progetto, azione, qualunque cosa ciò significhi per te. Viceversa, beh… lo sai… rimani spettatore delle star da copertina, rimani follower, rimani sognatore senza piedi piantati in terra, rimani lamentoso, rancoroso, vittima, rimani lì a calunniarti e a sminuirti.

Quando lavoro con giovani o con adulti che si pongono il problema del talento e della vocazione dico sempre che può essere utile affiancare all’inquietudine, che spesso è angoscia,  la curiosità di scoprirsi, di conoscersi a mano a mano che si sperimenta la vita, con tutti i suoi rischi anche, facendosi guidare dal piacere.

Quello che ti piace è quasi sempre un segnale utile da seguire per portare alla luce i tuoi tesori nascosti. Poi esistono infinite possibilità di realizzazione e di espressione, l’importante è  trovare le cose che danno gioia a te e che fanno sentire vivo te al punto da percepire il sangue che scorre nelle vene, le cellule che si danno il buongiorno al mattino e il cuore che sorride. Non è una prospettiva entusiasmante?

Become who you are….

 

 

 

 

Non camminare mai se puoi danzare

 

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Questo titolo è una citazione:  M.B. Rosenberg, nel libro Le parole sono finestre oppure muri, ricorda con questa frase sua nonna, amante della danza e donna molto saggia e generosa, nella sua semplicità e povertà.

Ho sottolineato queste parole perché riconosco in me questo anelito del cuore che si trasforma talvolta  in una qualche modalità di azione, facendosi gesto, parola, sguardo, progetto…

Insomma, io a danzare ci provo tutte le volte che posso e che me ne ricordo. Per esempio quando esco con Leone, il mio cane sociopatico, cuffiette e spotify, alterno camminata veloce a passi di danza, e comunque adeguo il ritmo dei miei passi a quello della musica che ascolto in quel momento, restituendo il mio modo originale di procedere nel mondo. Mi piace farmi contagiare da musiche molto diverse tra loro, come diverse sono le situazioni della vita che affronto ogni giorno e come sono diversi i miei stati d’animo e non necessariamente la musica mi deve tirare su il morale se ce l’ho a terra, anzi il più delle volte le chiedo di accordarsi con la mia tristezza o la mia sofferenza. E posso ascoltare un giorno Cohen e un altro Post Malone, passando per tante sfumature e colori cercando di accordarmi sempre con me stessa e il mio piacere.

Chi mi ha visto in giro di buon’ora per strade paesane e lungo canali sa quello di cui sto parlando. E non è sempre facile mantenere movenze da serata in disco, con il cane al guinzaglio che ogni due per tre si ferma ad annusare il profumo di qualche lady pelosa, se non di qualcosa di meglio per lui, e non è sempre uno sguardo divertito e solidale quello che incrocio nei passanti, anche se qualcuno pensa che mi sia fumata l’impossibile e lo desidererebbe tanto pure lui, glielo leggo negli occhi!

Meno letteralmente, provo anche a portare questa esperienza del corpo danzante nelle situazioni e negli incontri della mia quotidianità. E’ l’esperienza del Tango Argentino, del Tango Olistico e  della per me new entry Contact Dance che si fa azione e modo di relazione con il mondo. Guidare la vita, esserne guidata, entrare in empatia con le diverse energie che in quel momento prevalgono in me o fuori di me , trovare uno spazio libero e occuparlo, lasciare spazio all’altro, offrire il mio peso e il mio sostegno, affidarmi e dare fiducia…

E’ la ricerca di un equilibrio fra tutti questi opposti che sviluppa una danza armoniosa, fluida, libera e rispettosa. E’ la ricerca di un equilibrio tra attività, dinamismo, progettualità e riposo, abbandono, ricettività totale. E’ il ballo della vita, e ora anche i Maneskin se ne escono con quest’idea e mi fa gioire, perché sono giovani e pieni di talento ed energia e sembrano già avere capito cose che io alla loro età…beh, lasciamo perdere…

Concludo con altre citazioni del maestro Massimo Habib, dal suo nuovo libro Tangoterapia, oltre il Tango alla scoperta di sé:

“Una persona veramente in equilibrio, soddisfatto della sua vita, difficilmente si rifiuterà di ballare un brano quale che sia.(…) Interpretare la musica non significa aderire ad una data situazione bensì pensare a creare il miglior modo per vivere quella situazione. E questo modo è individuale, personale, soggettivo e unico.”

Il ballo, e il bello, della vita!

Essere o diventare

essere o diventare

Penso che in genere si abbia paura di essere alla propria altezza più di quanto si abbia paura di  non essere all’altezza. O meglio, la paura di non essere all’altezza è in realtà spesso la paura di farcela! E’ la paura del proprio potenziale, del proprio potere vitale e del sostenere a lungo più alte vette di gioia e di piacere.

Sulla base di antichi patti con se stessi o con gli altri si rimane così fedeli a quella personalità che più si è abituati a mostrare e che gli altri sono più abituati a vedere e a considerare. Non riuscendo a tradire questi patti per non deludere, disorientare, ferire o rischiare di perdere amore e considerazione, si tradisce perciò il proprio nucleo più autentico.

Uscire dalla propria zona di sicurezza, spesso stretta, scomoda e soffocante, richiede un’intenzione che da sola non basta. Occorre fare azioni concrete e sperimentare se stessi e la vita in modi inediti, fantasiosi e sorprendenti. Partendo anche da piccole cose. Cambiare qualche abitudine, rompere schemi, provare ad arrivare in ritardo se si è maniaci della puntualità, provare a lasciare i piatti nel lavandino tutta la notte se si è maniaci dell’ordine, provare ad aprire le porte con la mano sinistra, iscriversi a quel corso di astrologia per nutrire una passione segreta, imparare a ballare il valzer perché si vuole andare nel mondo con un’altra postura, buttare via quei vestiti che non ci corrispondono più e trovare abiti che più ci rispecchino, osare nuovi colori, nuove parole per vedere l’effetto che producono, osare nuovi pensieri…

Ad uno dei suoi più recenti seminari Igor Sibaldi ha fatto questa interessante considerazione: l’essere e il diventare sono nemici perché più sei qualcosa e meno diventi tu. Quello che sei è il tuo passato, se ti metti in moto cominci a diventare. Se diventi sei incerto, nessuno può più fidarsi di te e per questo si ha così paura di cambiare. Ma questa paura può non essere un freno se prevale la curiosità di vedere ciò si diventerà, ciò che ancora non si sa di avere e di potere esprimere… In quest’ottica, conoscere se stessi diventa un’avventura straordinaria e inesauribile!

E poi chissà, cambiando anche solo il bar dove facciamo colazione da vent’anni ogni mattina magari scopriamo un cappuccino più buono, un barista più simpatico e capita pure che incontriamo l’amore della vita!

…Allora, tu vuoi essere o diventare?

LETTERA NON SPEDITA AL PADRE DEI MIEI  FIGLI OVVERO MAMMA FA BILANCI DI MOMENTI BELLI/BRUTTI OVVERO DEL SACRFICIO PERFETTO

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Caro A.,

inizia un nuovo anno scolastico, iniziano nuove sfide, la terza liceo per uno, il primo anno di università per l’altro. Per entrambi si tratta di imparare a giocare ad un livello più alto. E  io, che ancora non riesco a trovare modi di dire e di fare che corrispondano al mio sentire più autentico e umano di  fronte alla bellezza di questi uomini in divenire, sono qui che vado avanti per tentativi, peraltro il più delle volte goffi .

E’ che esteriormente tutto di loro mi irrita, tutto di loro va in contrasto con il mio bisogno di ordine, con il mio bisogno di efficienza, con il mio bisogno di rispetto, di cooperazione  e di riconoscimento. Ma è così, mi sento insufficiente e di poca fede. Però mi sento anche profondamente innamorata di loro in quanto esseri che si attualizzano, con tutte le possibilità di forma che potranno prendere e che potranno dare alla loro vita.

E così, in questo momento in cui sento il peso tra capo e collo e spalle di questa maternità solitaria anche se non sconsolata, mi sono venute in mente alcune cose che io so e che tu non sai e che vorrei dirti.

Ma ci sono anche alcune cose che non ti dirò e voglio partire da queste.

Non ti dirò del tempo, dell’energia, della testa, delle ansie che in questi anni ho investito nella relazione con i figli. Non ti  dirò cosa vuol dire organizzare  la propria esistenza sempre sulla base della loro.

Non ti dirò delle giornate e nottate di malattia. Non ti dirò delle ore di minibasket in palestra o dei km percorsi per raggiungere improbabili campi da calcio nei luoghi più sperduti di Lombardia e del freddo ghiaccio preso durante le partite.

Non ti dirò delle ore impegnate in visite mediche e terapie varie, dei colloqui e delle riunioni a scuola, delle feste di compleanno nei vari giocalandia della zona, delle vestizioni complicate prima delle lezioni di sci . Non ti dirò cosa vuol dire pensare a tre pranzi ogni giorno, garantire ordine e pulizia, accompagnarli a comprare scarpe e vestiti.

Non ti dirò cosa vuol dire mediare, leccare le ferite, sentirsi invasa dalla loro rabbia, dover sollevare gli spiriti abbattuti, trovare proposte adeguate e le migliori soluzioni. Non ti dirò cosa vuol dire fare da coach, da mister, da carabiniere, da agente 007, da professore, da autista, da comandante sempre sul filo dall’essere ammutinato.

Non ti dirò cosa vuol dire sentirsi fare domande che non hanno risposta, richieste impossibili, scenate capricciose. Non ti dirò cosa vuol dire stare in casa quando si ha voglia di uscire, dovere pensare sempre ad una loro sistemazione loro, prima di tutto, prima di sé.

Questo e  altro ancora non ti dirò.

Ti dirò soltanto che ti ringrazio perché, fossero anche solo stati loro il motivo della nostra unione, ne è valsa la pena. Ti dirò soltanto che è bello amarli e vederli crescere e immaginarli uomini e che stargli accanto è un privilegio.

Ti dirò soltanto e che questo privilegio non è gratis, ne pago il prezzo, ed è qualcosa da considerare.

Ti dirò soltanto  che io c’ero quella volta che F. ci ha creduto e ha fatto il canestro decisivo all’ultimo secondo e ha portato la squadra ai Gold e che io c’ero quella volta in cui,  da qualche parte sopra Varese,   al mattino presto con un freddo cane,  G.  ha fatto la sua più bella partita di sempre e che era lui con tutto se stesso e con tutta la sua luce.

Ti dirò soltanto che se a volte ho desiderato più libertà e mi sono sentita frustrata era perché ero io a pensarmi in catene e a credermi incompleta.

Alla fine rimane solo il valore di ciò che facciamo con amore. E con amore raccoglierò per la milionesima volta dal pavimento della cameretta il calzino spaiato, piegherò una mutanda, soffrirò ad una partita, comprerò salsicce, farò finta di non vedere e di non sapere cose che è meglio non vedere e non sapere. E con amore comincerò a staccarmi da loro ritrovando me stessa sotto le rovine della maternità per suonare le campane che ancora possono essere suonate.

“Ring the bells that still can ring. Forget your perfect offering. There is a crack in everything, that’s how the light gets in” (L. Cohen)

Con amore,

G.

La Polizza Contro I Danni Della Vita

 

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Chiedo i danni alla vita,

una sorta di risarcimento

per tutto ciò che mi procura risentimento.

Per i genitori poco modello,

una sempre un po’ bambina,

l’altro scomparso sul più bello.

Per gli uomini di poco impegno,

che mi han tradita

dopo aver preso il mio sostegno.

Per i figli che non mi sanno ascoltare,

non fanno i bravi soldatini,

e mi lasciano sempre i letti da rifare.

Per i miei avi andati in fallimento,

che per inseguire i loro capricci

non hanno lasciato neanche un appartamento.

Per il mondo là fuori,

che per come è disattento,

non vede neanche il mio talento.

Per tutti quelli che hanno bisogno dei miei consulti,

e invece continuano a girare in tondo

senza sapere  di essere poco evoluti.

Chiedo infine di essere risarcita perché,

nonostante tutti gli sforzi,

non mi sento abbastanza capita.

 

E così faccio la vittima sacrificale,

ma mi sta venendo a noia

tutto questo elemosinare.

Per fortuna mi si fa notare che,

stando io in questo momento anche solo respirando,

la Vita mi sta già ripagando.

E allora, quando mi capiterà di sentirmi abusata,

proverò a dire scusa, stavo scherzando

e  finirò tutto con una bella risata.

La quale è senza esitazione,

in ogni tempo, luogo e situazione,

la più utile forma di assicurazione.

 

Amore in…condizionale.

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Se è il mio amore posso farne ciò che voglio.

Se è il mio amore posso amarti anche se tu non  mi ami.

Se è il mio amore non dipendo.

Se è il mio amore posso amare in cambio di niente, è questa la sua forza e il suo scandalo.

Se è il mio amore non finisce.

Se è il mio amore può nascondersi, ma non perdersi.

Se è il mio amore non ho bisogno di permessi speciali.

Se è il mio amore se ne frega della ragionevolezza.

Se è il mio amore posso trovarlo in ognuna delle mie notti.

Perché se è  il mio amore, allora non sarò mai senza amore.

Grazie, mio amore.

La danza delle parti

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La Vittima danza con il Carnefice,

il Tradito danza con il  Traditore.

Tutti si ringraziano a vicenda prima di scomparire.

La Felicità danza con la Tristezza per esprimere la gioia essenziale dell’essere.

L’Ombra, danzando con la Luce, si dissolve e le cede tutto il suo potere.

La Vita danza con la Morte senza fare trapelare neanche una sillaba del loro mistero.

La Donna danza con l’Uomo:

“Proteggerai la mia sensibilità e non permetterai a nessuno di sopraffarmi”, dice lei.

“Donerai grazia ad ogni mio gesto e mi aiuterai a contemplare la meraviglia del cosmo”, dice lui.

E così, come il Mare incontra la Terra in una danza sempiterna e mai uguale,

tutto si compenetra armonicamente, anche quando non sembra!