Dopo

Dopo tutti gli anni, le stagioni, i primi capelli bianchi

Dopo i traumi, le ferite, i passaggi, le trasformazioni

Dopo i tentativi, le crisi, i dubbi, i pantani, le difficoltà

Dopo la precarietà, la rabbia, le risate, le cose belle e le cose brutte

Dopo molte persone, i maestri, gli incontri, gli addii,

Dopo situazioni scomode, qualche entusiasmo, molte illusioni e molte disillusioni

Dopo aspettative, successi, insuccessi, conflitti

Dopo tutto

Si comincia a vivere

Nell’amore

Nella fiducia

Nel potere

Nella bellezza

Nella completezza

Nella gratitudine

Dando ordini agli dèi.

I segreti del Teatro

Sicura dei mio valore cammino con in capo una corona d’oro.

Cambia il portamento, sono già più alta, più dritta, più sinuosa.

La gente per la via è in subbuglio.

Chi cede il passo, chi guarda con ammirazione, chi con invidia, chi con domande che rimangono sulla punta della lingua.

Di certo, incontrare una regina non è roba da tutti i giorni e un po’ di agitazione è normale.

E io vorrei dire che, a ben guardare, sopra la mia testa non c’è niente di speciale.

E io vorrei dire che

basterebbe conoscere i segreti del teatro per smettere di vivere tentando

e incominciare a seguire invece

il copione immenso

della propria meravigliosa unicità.

Senza nostalgia

Imperatrice
Lo sguardo del tipo che mi squadra
Tubino nero
Tacco
Tavolo che guarda al tramonto
Tagliolini alle vongole
Contatto il mio piacere
Voglia di dolce
La crème brûlée
E la mezza bottiglia di vino provenzale
Costata troppo cara
Ma madame, non ha visto la lista?
Sorrido
La coppia di anziani col cane alla mia sinistra sodalizza.
Metto in conto la luna rossa e il mare, che posso quasi toccare
Ultima sera 
Senza nostalgia
Mordo la vita

Attitudini che evolvono

Accettare che le cose possano essere semplici.

Scegliere la via con minor resistenza.

Applicarsi con dedizione, ma senza sforzo.

Usare solo i muscoli che servono per quel preciso movimento.

Essere pronti al momento giusto, per il resto farsi trovare impreparati.

Fermare l’impulso a dire necessariamente qualcosa.

Fare di meno, lasciar fare di più e uscirne comunque vivi.

Se ancora non si riesce ad ammettere di non sapere, almeno fare finta.

Saper dire basta oltre a un tot di devo, saper dire ancora a tutti i mi piace.

Sciogliere voti, promesse, lacci e lacciuoli anche se hanno il fiocco.

Prendersi del tempo per le cose inutili e belle.

Declassare ciò che resiste da decenni in cima all’hit parade.

Sbufalare tutto ciò in cui si crede per abitudine.

Ascoltare con distaccata ironia ciò che ci si racconta.

Permettersi, finalmente, di ricevere tutti quei “sì” che aspettano in coda di raggiungerci.

Corpi Animati

Metti una musica che ti piace e balli con un altro e con un’altra e accadono cose inaspettate. E’ l’esperienza corporea del Tangoolistico. L’importanza del primo avvicinamento, del primo tocco, del primo abbraccio. Avvicinarti con rispetto e dolcezza all’altro. sentire fin dove può aprire e accogliere. Donare attenzione, trattare l’altro come nessuno lo tratta mai o lo tratta più. Evocare la nostalgia del primo accudimento e suscitare il desiderio di abbandono. Rivitalizzare il corpo prima di tutto attraverso i sensi, pelle a pelle, cuore a cuore, respiro a respiro. Scoprire il corpo che resiste al vibrare, al fremere, al bramare. Quante poche possibilità dai al piacere. Poi emozionarti, commuoverti, magari piangere perché scopri quanto ne hai bisogno, di sostare, quanto ti sforzi invece di tenere duro, di trattenere, di controllare, temendo forse di perderti e di non sopravvivere all’esperienza.

Metti una sera in compagnia di qualcuno che ti piace davvero, che ti fa sentire a casa. Che bisogno hai di stare in guardia? Che bisogno hai di tenere un certo atteggiamento? In fondo è semplice. Scoprirsi senza fretta, concedersi dolcemente, dare con generosità e ricevere con gioia. Nutrirsi del contatto. Sentire di stare bene, dimenticare la prestazione. Entrare in un ambiente sacro dove niente viene preteso. I corpi rattrappiti e rinchiusi negli ambiti della decenza, della distanza, della buona educazione e delle convenzioni socialmente accettate si fanno involucri infuocati e così tanto vivi che è meglio che non si mostrino al mondo per non turbarne la quiete. Solo dove c’è Eros però, la pornografia è altra cosa e infatti impera. Ma tu vuoi comunicare la tua verità, o almeno provarci.

Metti un mattino appena sveglio, sul tappetino bello dello Yoga. L’esperienza della sosta, della presenza, del rispetto di sé perché tu fai sempre e solo ciò che puoi, senza procurarti fastidio. L’esperienza della ricerca dell’equilibrio nel disequilibrio, del saper restare anche in una posizione scomoda. Fare tutto il possibile per raggiungere una figura e poi mollare tutto ciò che non serve allo scopo. Scoprire quante forme può assumere il tuo corpo, sentire le aperture, le torsioni, gli slanci, gli inchini. Sentire formicolii come riattivazione e scorrimento di energia, sentire che sei vivo perché respiri e il cuore ti batte nel petto. E senti che lavori anche a livello simbolico e spirituale e che stai dando cibo anche all’anima. E ringrazi tutte le tue cellule e la perfezione del momento.

Tutto ciò che concorre a partire dal corpo a rivitalizzarti e a ricordarti di esserci e di essere vibrazione pura dovrebbe essere ricercato e benvenuto. Ma non è così scontato perché il più delle volte non sai che fartene di tanta vitalità, una volta scoperta, ed è meglio che rimani mezzo depresso, un po’ sottotono e magari anche un po’ triste, che non sbagli mai. Con tutto quello che succede nel mondo, sia mai che ti prendano per matto ad esprimere un po’ di gioia a sproposito.

E se non hai mai iniziato, stai dove sei, perché se poi dovessi scoprire di poter essere diversamente vivo difficilmente potresti tornare indietro e stati di malessere da confort zone sarebbero frequenti e terribilmente disturbanti.

Corpi inanimati avvisati, mezzi salvati…

Un altro pass

Esiste un pass semplice e poco costoso pur essendo, per la sua rarità attuale, un bene di lusso.

Con quello che oggi fa più tendenza ha in comune qualcosa, ahimè. Fortunatamente sono solo due lettere, una piccola minoranza che poco conta, si sa.

Ma a parte questa iniziale assonanza è molto più cool e smart e rilascia all’istante uno stato di benessere che neanche tutta big pharma e gli occhi di Speranza.

È molto versatile, lo si può usare al passato, al presente e al futuro e si intona con tutto, mentre il verde, ad esempio, col rosso è un po’ un pugno negli occhi anche per i meno delicati.

Un altro vantaggio è che non c’è bisogno di una app su cell o di un pezz di cart che magar ti scord a cas.

A differenza del più noto però, che si sa non fa danni, può avere importanti effetti collaterali sull’ambiente circostante, qualcuno sostiene abbia effetti addirittura sul proprio sistema psicofisico e su tutta la struttura dell’universo. In effetti, i più audaci lo assimilano ad una delle più alte forme di preghiera.

Può provocare catastrofi come grandi aperture di cuore, sorrisi dentro e fuori, commozione, gioia, benevolenza, benedicenza, collaborazione, forse anche solidarietà. Può portare ad un abbraccio spontaneo o ad una stretta di mano, pratiche vetuste e aborrite da tempo, ora appannaggio solo di una ristretta cerchia di eretici.

Nonostante ciò, o forse a maggior ragione, il consiglio è di usarlo a più non posso. Infatti, esso apre tutte le porte, in particolare quelle del cuore, e permette ad esempio:

  • di iniziare un nuovo giorno con fiducia verso l’ignoto
  • di favorire il verificarsi di situazioni in cui debba necessariamente essere utilizzato ancora, e questo è un bene di per sé, una contagiosità buona, in fondo
  • di esercitare uno sguardo di meraviglia sul mondo
  • di sentire che non sei solo, spiriti, umani, animali, vegetali, minerali, tutto collabora con te quando lo usi
  • di spiazzare i nemici, gli antipatici, gli stizzosi, gli scontrosi, i rigidi, aprendo piccole brecce nei loro animi rattrappiti.

I benefici non si possono certo riassumere in poche righe, ognuno aggiunga in base all’esperienza che ne fa e ne farà.

Come ultima cosa mi preme dire il suo nome, cosicché il mistero sia svelato anche ai meno esoterici e il suo utilizzo diventi più virale dello smalto per unghie da uomo di Fedez (anche se a ben vedere ci vuole poco).

Solo una parola, vero lasciapassare dell’abbondanza, e questa parola è: GRAZIE.

Tutto sa di libertà

La vita si accende, la vita si infiamma, l’estate ci attende.

Il nuovo tormentone lo sento cantare e a Mille lo voglio ballare. L’ombrellone in riva al mare è il mio, puoi scansare.

I colori sulla tavola all’aperto, il melone fresco, l’anguria dissetante, la bottiglia nel ghiaccio, il pesto con l’aglio…ci vuole un ventaglio!

L’ombra con la frescura degli alberi, le serate con gli amici a fare tardi, il chiacchiericcio, il cicaleggio, il pantalone sudaticcio.

Le belle ragazze coi vestitini fioriti, la pelle un poco abbronzata che tanto male non fa, il bordo piscina per chi sta in città.

Gli occhiali da sole, il cruscotto bollente, il casello alle spalle, si parte, si va.

E in men che non si dica, tutto sa di libertà.

Il mio modo

La gioia dell’essere io la conosco.

Prendo per mano una bambina che voleva solo ballare.

Andiamo in cerca di una voce che ci dica “non c’è niente di cui avere paura”.

Ne abbiamo fatta di strada assieme, affrontato pericoli, vissuto drammi, saltato nelle pozzanghere, cantato a squarciagola, pianto, riso tanto.

Eppure non ci sentiamo ancora paghe di vita, solo vorremmo sentirci un po’ al sicuro, da adesso in poi, vorremmo una casa a cui voler tornare serene, un solido conto in banca, un luogo (due braccia) dove abbassare la guardia.

Però la gioia dell’essere io la conosco: è un’altra bambina che prendo per mano, quella che esiste da quando tutto era intero.

Non ha bisogno di nulla, tanto meno di rassicurazioni. E’ lei la mia fonte di pace, è lei che fa sorridere il mio cuore. Mi dice: “vedi come è facile il piacere e dire ancora, ancora e ancora?” Sì, rispondo io, facile come rubare una coscia di pollo arrostito e scappare sul dondolo a mangiarla, come saltare i fossi con la bici, come affondare denti e labbra nei pomodori dell’orto appena raccolti, come i viaggi verso il mare.

E così, seria e contratta solo per abitudine, ma non più per convinzione, cammino tra desolazione e consolazione, trovando il mio modo.

Languire e Fiorire

Languishing la chiamano, sembra che sia l’emozione dominante dopo più di un anno di pandemia secondo quanto riportato da un articolo dello psicologo Adam Grant apparso recentemente sul NYT. Languire, essere senza gioia e senza scopo. Non hai disagi psichici ma non stai neanche bene, semplicemente sei off, non brilli, non prosperi.

Se questo sarà, il futuro non si prospetta granché. L’idea di essere circondata da persone spente che neanche sanno di esserlo e magari di esserci dentro io stessa a mia insaputa, mi inquieta.

Non che fosse così diffusa la capacità di brillare anche in tempi pre-pandemici, ma forse ci si dava scopi e motivazioni con più facilità e leggerezza, anche solo sognare sembrava un diritto garantito a tutti. E comunque si poteva, con un minimo di scaltrezza, individuare i depressi, i disperati, gli esauriti e decidere se averci a che fare o no.

Ma col languore è tutto più sfumato, sottile, opaco. Non stai bene e non stai male, non stai su di giri, ma neanche così tanto giù. Semplicemente stai e ti trascini nella vita senza entusiasmi, senza picchi, senza che momenti dionisiaci possano irrompere e aggiungere Vita alla vita e permettere di espandere il tuo essere o almeno di immaginare di poterlo fare.

Certo languire può anche essere una bella tentazione, una sorta di difesa anche comprensibile per attraversare questi tempi strani e complessi, incerti e insidiosi, forse anche pieni di spaventi.

Però voglio mettermi in guardia perché ancora ambisco a fare parte della schiera degli umani che aspirano alla gioia e non solo a non essere scontenti. Una nicchia, forse, ma da proteggere per il bene stesso del genere umano. Una nicchia portatrice dell’antidoto contro l’estinzione della nostra stessa specie, un’estinzione non tanto fisica quanto psicologica.

Perché la vita non è solo esistere, ma è anche e soprattutto fiorire. Essere floridi, evolvere e divenire incessantemente come gli alberi, dovrebbe essere il primo dovere di ogni donna e di ogni uomo. Chiedere come stai non ha più molto senso, le risposte sono quasi sempre molto superficiali e poco compromettenti. Bisognerebbe chiedere e chiederci continuamente: stai fiorendo?

Politeismo consapevole utilitaristico

Qualche volta accade l’imprevisto e ti trovi a gestire l’incertezza nell’incertezza e a contare su doti che non sai ancora se ce le hai o no. E sei tentato di mollare tutto o di rimanere almeno fermo per un po’.

Oppure a volte l’imprevisto sei tu che ad un certo punto non ti vai più a genio o non ti va più a genio il vaso sul mobile del soggiorno, o la pizza a domicilio della domenica sera, o la voce della persona che ti dorme accanto da vent’anni. E allora all’inizio sei terrorizzato e sei tentato di rimuovere i fastidi, e intanto riempi il vaso di fiori per vedere che effetto fa.

Magari sei semplicemente senza rete di sicurezza e ti trovi giusto sull’orlo del baratro, poco prima del salto, o sei semplicemente e forse per la prima volta solo, a dover fare i conti con la tua adultità, mentre vorresti che mamma e papà ci pensassero loro a te, ancora una volta.

Ma se senti, deep inside, che il momento è quello tuo che fai? Se senti che vuoi vedere come sarebbe se e vuoi vedere come si modifica la tua linea del futuro, se vuoi scoprire ancora qualcosa di te?

Ci vuole coraggio e ci vuole fede per fare il passo, e a volte il passo è decisamente più lungo della gamba. Sull’agire col cuore e sulla fiducia non mi ritengo particolarmente esperta. Mi sento più esperta nella resistenza e nella resilienza. E però ad un certo punto anche queste ottime e utili qualità in qualche modo limitano le tue direzioni, le strade percorribili. Il bello di conoscere le storie altrui, soprattutto le storie straordinarie, è quello di scoprire come siano sempre possibili risposte inedite alle sfide della vita.

E allora, senza paura di perderle, queste belle qualità che mi appartengono, in questo momento sento di volere seminare nuovi semi nel mio giardino. Il primo seme è quello della non autosufficienza. Lo sforzo individuale non basta più, anzi forse è controproducente. Si, certo, mi è servito, come mi è servito sentirmi sempre in grado di gestire tutto, di tenere tutto in piedi con una certa efficienza.

Ma sono stanca di tutto questo multitasking. E che fede posso avere se penso di bastare a me stessa? Allora, da un po’ di tempo a questa parte, mi piace e fare appello alla saggezza e all’amore del mio albero genealogico e alla sapienza delle mie guide astrali perché lavino i miei panni sporchi e mi aiutino nel lavoro alchemico. Mi piace prendere i miei problemi e trasformarli in divinità ed è così che posso chiedere per esempio a Marte la determinazione di una combattente, a Venere la capacità di sedurre, a Eros la vitalità e lo spirito creativo.

Chiedi e ti sarà dato, bussa e ti sarà aperto. Basta non chiedere a caso, né al primo che passa. Meglio avere interlocutori di primo livello.  In pratica, occorre imparare a pregare e non avere dubbi che ogni decisione che prendi sia quella giusta. Citando Sibaldi, credere non è uno sforzo, è una percezione. Che sia questo il segreto?

Tra l’altro, ultimamente credo, appunto, che avere fiducia in se stessi sia un atteggiamento ampiamente sopravvalutato, così come l’autostima. Molto meglio avere fiducia e basta e darsi sempre la possibilità di ampi margini di miglioramento.

Con umorismo. Senza affanni. Infatti, secondo Hegel, ”…dobbiamo persuaderci che la natura del vero è quella di farsi largo quando è arrivato il suo tempo, e che solo allora appare, quando il tempo è venuto”.  Citazione pertinente? Non so, in filosofia ho molte lacune, ma mi è arrivata da un amico proprio mentre scrivevo questo articolo e ho sentito che risuonava in qualche modo con esso. Un segno? Certo, un segno….

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