Una Serie Semiseria di Quesiti su Amore e Innamoramento. (Tutto solo per la citazione finale)

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Dicono di aprirsi all’amore: basterà desiderare di innamorarsi ancora?

Potrò perdermi in uno sguardo senza perdermi?

Mi troverai tra la folla? Ti troverò io?

E se ti troverò, sarò capace di non analizzare?

Sarò leggera abbastanza per rispondere con un sì?

Mi chiamerai per nome? Ti sentirò?

Avrà ancora così tanto senso il tempo?

O lo potremo fermare in un abbraccio?

Avranno ancora senso le parole?

O ci basterà respirare all’unisono?

Sarà bello ritrovarsi dopo una giornata fuori casa?

E ne sentiremo l’urgenza?

Ritorneremo ad essere belli? E giovani?

E abbastanza ridicoli? E abbastanza impacciati?

E imperfetti?

Ritorneremo a non sapere tutto?

E a ridere alle giostre?

Ci piacerà guardare un tramonto sul mare, fino alla fine?

E saremo complici ammiratori di bellezze nascoste ai più?

E saremo complici creatori di parole solo nostre?

Mi vorrai non sposare e amarmi per sempre?

Verremo assieme?

Avremo gli stessi tempi comici?

Verremo ridendo?

Mi darai la tua Amex Oro?

Penserai di me che sono troppo interessata?

Penserò di te che sei poco prodigo?

Mi lascerai per un paio di glutei che non conoscono la gravità?

Ti ritroverò tra la folla?

E sarà come la prima volta?

…..torneremo a crederci?…per sempre?…per davvero?

I could make you happy, make your dreams come true
There’s nothing that I wouldn’t do
Go to the ends of this Earth for you
To make you feel my love.
(B. Dylan)

Sintesi di bilanci di fine anno, qualche desiderata per il nuovo e una poesia scoperta per “caso”

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Scrivere o non scrivere questo è il dilemma. Scrivere o non scrivere quando si è scarichi? Scrivere o non scrivere sapendo che nessuna risposta aiuterà? Scrivere come se questo possa cambiarmi l’umore o surrogare un abbraccio. Non scrivere per non darsi neanche questa possibilità. Lancio la monetina e faccio decidere al caso. Testa o cuore. Cuore. Che non sa cosa vuole. Fosse uscito testa avrei smesso subito di scrivere. La testa è più selettiva. Il cuore è più comprensivo.

C’è una strisciante insofferenza che ha a che vedere con il mio essere madre disillusa, moglie mancata, donna lavoratrice in ritardo di venti anni. Anche se quest’ultimo è l’unico aspetto attuale della mia vita di cui sono vagamente entusiasta. Il problema è il ritardo. Il problema più grosso è il buco nero in cui mi sento spesso quando sono a casa. E’ dove il mio attrattore si fa sentire con più forza, è dove io mi sento meno io, è dove io mi sento più debole e stanca. Non c’è un fronte della mia vita in questo momento che non sia scoperto. E non ho alleati. Tutto quello che voglio ora è un padre che mi dica cosa fare.  Ammetterlo è difficile per me, per questo credo che sia un progresso. Come potrebbe esserlo fare quello che sento: vendere casa, trasferirmi in un’altra città, fare succedere qualcosa che porti a qualcos’altro e poi a qualcos’altro ancora. Per la prima volta in questa età adulta mi sento sola e fragile e ho paura a prendere decisioni importanti. E resto in questa posizione senza usare facili scappatoie new age.

Il momento della mia vita in cui più riconosco il mio valore e i miei meriti, in cui più sono sicura dei miei talenti, in cui più posso affermarmi e posso fare ciò che mi piace, è anche il momento in  cui vedo maggiormente i miei fallimenti. Direi che sono in una situazione molto favorevole per la depressione o per una profonda trasformazione. Deprimersi è la scelta più banale oltre che decisamente poco estetica.

Propendo per la seconda possibilità. In fondo è bello avere tante case da abitare ancora. E’ bello avere ancora tante vite da vivere. Allora che cambiare casa sia il giro di manovella del nuovo anno. Che il lavoro sia la conferma che posso contare sull’energia paterna. Che innamorarmi sia la fonte di tutte le creazioni future. E che io possa lasciare andare tutto ciò che mi dissangua. Grazie e amen.

Desiderata

Va’ serenamente in mezzo al rumore e alla fretta
e ricorda quanta pace ci può essere nel silenzio.

Finché è possibile senza doverti arrendere conserva
i buoni rapporti con tutti.

Di’ la tua verità con calma e chiarezza, e ascolta gli altri,
anche il noioso e l’ignorante, anch’essi hanno una loro storia da raccontare.
Evita le persone prepotenti e aggressive, esse sono un tormento per lo spirito.

Se ti paragoni agli altri, puoi diventare vanitoso e aspro,
perché sempre ci saranno persone superiori ed inferiori a te.

Rallegrati dei tuoi risultati come dei tuoi progetti.
Mantieniti interessato alla tua professione, benché umile;
è un vero tesoro rispetto alle vicende mutevoli del tempo.

Sii prudente nei tuoi affari, poiché il mondo è pieno di inganno.
Ma questo non ti impedisca di vedere quanto c’è di buono;
molte persone lottano per alti ideali, e dappertutto la vita è piena di eroismo.

Sii te stesso. Specialmente non fingere di amare.
E non essere cinico riguardo all’amore,
perché a dispetto di ogni aridità e disillusione esso è perenne come l’erba.

Accetta di buon grado l’insegnamento degli anni,
abbandonando riconoscente le cose della giovinezza.

Coltiva la forza d’animo per difenderti dall’improvvisa sfortuna.
Ma non angosciarti con fantasie.

Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.
Al di là di ogni salutare disciplina, sii delicato con te stesso.

Tu sei un figlio dell’universo, non meno degli alberi e delle stelle;
tu hai un preciso diritto ad essere qui.
E che ti sia chiaro o no, senza dubbio l’universo va svelandosi come dovrebbe.

Perciò sta in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca,
e qualunque siano i tuoi travagli e le tue aspirazioni,
nella rumorosa confusione della vita conserva la tua pace con la tua anima.

Nonostante tutta la sua falsità, il duro lavoro e i sogni infranti,
questo è ancora un mondo meraviglioso. Sii prudente.

Fa di tutto per essere felice.

(Max Ehrmann)

 

Quando si dice grazie

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Non trovo al momento una parola più bella di grazie. Anzi, più magica.

E’ una parola che sistema le cose, che le appacifica, che dà loro respiro.

E’ in grado di trasformare il passato, illuminando i fatti che possono sembrare solo tristi, tremendi o traumatici.

E’ in grado di creare il futuro, anticipando e attualizzando la gioia per ciò che chiediamo con fiducia alla vita.

E’ una parola veramente powerful. Confonde e sbaraglia gli avversari, spariglia le carte delle avversità, rinforza i legami più autentici o anche solo più utili, conduce con agilità verso ciò che desideriamo ardentemente.

Pronunciare questa parola è fonte di piacere istantaneo, se poi se ne fa un mantra è un’iniezione di buon umore duraturo, agisce da ansiolitico e da rilassante.

Sarà un placebo, ma funziona. Non so se rimedio universale, ma si avvicina molto, e poi è a buon mercato e sempre a disposizione.

Davvero, non mi viene in mente nessun’altra parola così pregna di valore e allo tempo così leggera, come il sorriso che arreca.

Quando dico grazie mi sento veramente connessa con tutto ciò che mi circonda e mi sento più ricca. Quando dico grazie sento che sto invitando il mondo a trattarmi con gentilezza, quando dico grazie sento di esprimere al meglio la mia umanità. 

Per meravigliarsi della vita e sorridere delle lamentele quotidiane, dei rancori, del solito vittimismo, può essere utile trovare a fine giornata almeno dieci cose per cui essere grati e scriverle. E’ un esercizio che ripeto spesso per periodi più o meno lunghi e grazie è la parola-mantra della mia meditazione giornaliera. Lo consiglio a tutti: è senza spiacevoli effetti collaterali e se ne può abusare.  Chi ci prova mi faccia sapere come va. Grazie!

 

The Big Yes

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avvertenza per i lettori: questo blog contiene messaggi promozionali…
Dire sì alla vita e permetterci di fluire con essa. Dire sì a noi stessi per permetterci di esprimerci con libertà e verità, andando a riconoscere e ad affermare il nostro valore.
E’ il grande Sì che favorisce tutte le trasformazioni che desideriamo per noi e per la nostra esistenza. Quando affrontiamo tutti gli ostacoli interni, quando affrontiamo tutti i no che ci diciamo, siano essi consapevoli o meno, quando ci diamo la possibilità di essere più grandi di quello che siamo, allora tutto dentro e fuori di noi comincia a cambiare.
Come si può sperimentare nel TangoOlistico®, tanto più chi viene guidato si lascia andare al piacere e alla morbidezza dell’abbraccio sicuro e contenitivo dell’altro, quanto più sarà in grado di guidare a sua volta con decisione e fermezza nel ballo successivo.
Così, dire di Sì ci permette una vita più ricca di possibilità e gioia e ci permette di andare incontro al futuro con fiducia, presenza e padronanza di sé.
Quello che mi piace è l’idea di poter offrire uno spazio di ricerca di questo Sì, uno spazio dalle dimensioni profonde e dal peso leggero, in cui raccontarci a voce e/o con il corpo in vista di quell’attimo emozionante in cui finalmente gli occhi si illuminano attraversati da una scoperta nuova su di sé. Anche quando dura poco, ne vale la pena, perché poi tutto cambia e non si può fare finta che non sia successo.
Come fare questa ricerca? Mettendoci in gioco o, meglio, cominciando a giocare con tutte le parti di noi, amiche o nemiche che siano, facendole dialogare, prendendole un po’ in giro, facendo il verso alle nostre paure, comiciando ad apprezzare i nostri talenti, ritrovando i desideri autentici che alimentano il nostro procedere nel cammino della vita. Per dire Sì a tutto di noi e in particolare al potere che abbiamo di costruire la nostra realtà e di cambiare il passato e creare il  futuro a nostro piacimento.
Provare per credere…. Just say Yes!

Volesse il Cielo

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E’  già settembre, un tempo avrei fatto bilanci, ora sento che la contabilità non può aiutarmi a definire i più e i meno del mio cammino. Forse sono in un punto di pareggio, mentre attendo  che le cose prendano forma senza un mio intervento, così da indicarmi una direzione che non so pensare. E’ come trovarsi sulla linea di partenza senza sapere quando scatterà il via e senza sapere ancora verso dove correre e perché.

E comunque in questo momento tutto sembra più grande di me. Guadagnare più soldi, cambiare casa, seguire i figli, riordinare gli armadi, perdere 4 kg, smettere di fumare, trovare un fidanzato…

Sto pensando allora di prendere tutte le mie  domande e le mie preoccupazioni e di spostarle in Cielo. Così, giusto per alleggerirmi un po’. Mi hanno detto che gli antichi lo facevano, è così che sono nati gli dei. Una pena d’amore? Ci pensa Venere! Una battaglia impegnativa? Si chiede aiuto a Marte! Semplice no? Perché, mi hanno detto, il cielo sa sempre come risolvere i problemi.

Poi mi hanno detto di aprire bene gli occhi. Perché il Cielo trova sempre un modo per comunicare le sue risposte. Solo che i segnali che manda sono spesso insoliti, velati se non addirittura mascherati, e anche ora con il 5G non è detto che sia più  facile riconoscerli. E poi arrivano quando vuole lui. Così sembra che sia meglio stare con i sensi all’erta, senza distrarsi troppo con altre faccende o pensieri oltre lo stretto necessario.

Mi hanno detto allora di cominciare a collaborare. Per esempio, quell’orrendo puzzle gigante della nonna che sentimentalmente non riesco a togliere dalla parete del soggiorno, potrebbe tenere lontano qualcuno che vuole regalarmi un Picasso. Anche pensare al vecchio amore scappato con la ventenne ucraina potrebbe ostacolare. Per esempio perché potrei non accorgermi del bel signore che mi ammicca già dal reparto salumeria e che ora alla cassa mi fa passare avanti col mio carrello carico di provviste che neanche dopo Cernobyl, lui che ha solo due birre.

Perché è cosi che fa il Cielo, mi hanno detto: offre possibilità. Se poi la  mente è intasata più della pancia di Salvini dopo la merenda? Beh… allora sono cavoli. I rimedi? Mi hanno detto che basta buttare i puzzle e gli ex, evitare la nutella, ricominciare a mangiare salame anche solo saltuariamente, ma soprattutto, come più o meno dicevano gli antichi, meditare gente, meditare…

Così, va da sé che per vederci bene due occhi non bastano più, ce ne vuole un terzo in mezzo alla fronte, più adatto allo scopo. Mi hanno detto che poi comunque il cielo aiuta sempre gli audaci, anche se i più dicono sia la fortuna.

Meditare e osare, insomma. E’ già settembre,  volesse il Cielo che fosse il mese giusto per cominciare!

THE GREAT GIG IN THE SKY Ancora sui desideri e sulla nuova soglia.

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La voce su quel lungo assolo della celebre canzone dei Pink Floyd è l’unico suono che emetterei ora se ne fossi così capace.

Sintesi pazzesca di finito e infinito, di paura e libertà, di angoscia e meraviglia dell’essere.

L’essere in quanto pro-getto. L’essere gettato in avanti, l’unica direzione possibile verso una meta certa, la finitezza che dà senso al tutto e che esaurisce l’esperienza della vita terrena. E in questo gettarsi in avanti stanno le infinite possibilità che si aprono ad ognuno, gli infiniti corsi dell’esistenza.

Sulla soglia dei cinquant’anni mi sento come bloccata. Sento nascere in me nuovi desideri e cerco nel passato le loro origini dimenticate. Sento che ancora non riesco a dare loro gambe e a fare un balzo verso una direzione chiara. Eppure c’è forte questo impulso a gettarmi in avanti, sospesa tra la curiosità di scoprire cosa ancora mi inventerò e la fatica dovuta a tutta quell’energia che metto nel controllo, nel trattenere, nel riempire i vuoti.

Tempo di attesa a tratti snervante e a tratti mi snervo, salvo sprazzi di gioia senza motivo (leggi causa) e piccoli desideri che si avverano in  modo inaspettato, che ti insegnano la fiducia e che ti insegnano che occorre stare molto attenti a come li si esprime per evitare situazioni imbarazzanti. Ma dicono che tutto faccia  il suo corso, tra errori e omissioni e qualche bel colpo andato a segno. E’ la vita, bellezza!

Su questa nuova soglia, il mio urlo lanciato nel cielo, che tanto vorrei assomigliasse a quello di Clare Torry nel disco, sarebbe l’apice di un orgasmo cosmico, la massima espressione del mio mondo interiore e anche la manifestazione vibrazionale di una presenza materica da cui non posso prescindere e che mi dà forma. Sarebbe anche la mia più grande dichiarazione di resa, quando la forma stanca e si sostituisce il cercare con il trovare.

And I am not frightened of dying. Any time will do, I don’t mind. Why should I be frightened of dying? There’s no reason for it, you’ve gotta go sometime. I never said I was frightened of dying. I never said I was afraid of dying.  (Richard Wright)

Il mio Atanor è un sacchetto a righe.

 

 

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Ho quasi cinquant’anni. Posso reggere la scontentezza.

Posso essere scontenta senza deprimermi.

Ne approfitto per chiedermi cosa voglio veramente.

Mi apro ai desideri e mi guardo intorno in cerca di ispirazione.

Non è facile sentire ciò che manca e nello stesso tempo avere fiducia.

E’ sentirsi malinconici, ma con il cuore che sorride.

Qualche volta mi sento in affanno.

Ho quasi cinquant’anni, forse è tardi per tante cose.

Forse non entrerò più nei miei pantaloni Jeckerson bianchi che mi piacciono tanto.

Penso ai vestiti nel mio armadio.

Quasi nessuno mi rappresenta più, forse è il momento di disfarsene.

Perché ho visto tante nuove versioni di me oggi al centro commerciale.

E sarebbe un peccato non dare loro una possibilità per mancanza di spazio.

Perché ho quasi cinquant’anni e forse sono ancora in tempo per tante altre cose.

E allora sono entrata da Victoria’s Secret e ho comperato un’acqua profumata al cocco e limone.

Desideravo solo prendere qualcosa di inutile e di effimero,

Non avevo mai fatto acquisti da Victoria’s Secret,  per quello che importa.

Adesso ho anche un piccolo sacchetto a righe rosa chiaro e rosa scuro, con i bordi neri.

Ho deciso di tenerlo perché mi piace.

Ho quasi cinquant’anni, è tempo di capire cosa mi piace.

Oggi ho capito che mi piace il mio sguardo sul mondo.

Il mio piccolo sacchetto a righe rosa chiaro e rosa scuro e con i bordi neri è proprio bello.

Forse ne farò un contenitore di possibilità.

Il mio Atanor è un sacchetto a righe.