Corpi Animati

Metti una musica che ti piace e balli con un altro e con un’altra e accadono cose inaspettate. E’ l’esperienza corporea del Tangoolistico. L’importanza del primo avvicinamento, del primo tocco, del primo abbraccio. Avvicinarti con rispetto e dolcezza all’altro. sentire fin dove può aprire e accogliere. Donare attenzione, trattare l’altro come nessuno lo tratta mai o lo tratta più. Evocare la nostalgia del primo accudimento e suscitare il desiderio di abbandono. Rivitalizzare il corpo prima di tutto attraverso i sensi, pelle a pelle, cuore a cuore, respiro a respiro. Scoprire il corpo che resiste al vibrare, al fremere, al bramare. Quante poche possibilità dai al piacere. Poi emozionarti, commuoverti, magari piangere perché scopri quanto ne hai bisogno, di sostare, quanto ti sforzi invece di tenere duro, di trattenere, di controllare, temendo forse di perderti e di non sopravvivere all’esperienza.

Metti una sera in compagnia di qualcuno che ti piace davvero, che ti fa sentire a casa. Che bisogno hai di stare in guardia? Che bisogno hai di tenere un certo atteggiamento? In fondo è semplice. Scoprirsi senza fretta, concedersi dolcemente, dare con generosità e ricevere con gioia. Nutrirsi del contatto. Sentire di stare bene, dimenticare la prestazione. Entrare in un ambiente sacro dove niente viene preteso. I corpi rattrappiti e rinchiusi negli ambiti della decenza, della distanza, della buona educazione e delle convenzioni socialmente accettate si fanno involucri infuocati e così tanto vivi che è meglio che non si mostrino al mondo per non turbarne la quiete. Solo dove c’è Eros però, la pornografia è altra cosa e infatti impera. Ma tu vuoi comunicare la tua verità, o almeno provarci.

Metti un mattino appena sveglio, sul tappetino bello dello Yoga. L’esperienza della sosta, della presenza, del rispetto di sé perché tu fai sempre e solo ciò che puoi, senza procurarti fastidio. L’esperienza della ricerca dell’equilibrio nel disequilibrio, del saper restare anche in una posizione scomoda. Fare tutto il possibile per raggiungere una figura e poi mollare tutto ciò che non serve allo scopo. Scoprire quante forme può assumere il tuo corpo, sentire le aperture, le torsioni, gli slanci, gli inchini. Sentire formicolii come riattivazione e scorrimento di energia, sentire che sei vivo perché respiri e il cuore ti batte nel petto. E senti che lavori anche a livello simbolico e spirituale e che stai dando cibo anche all’anima. E ringrazi tutte le tue cellule e la perfezione del momento.

Tutto ciò che concorre a partire dal corpo a rivitalizzarti e a ricordarti di esserci e di essere vibrazione pura dovrebbe essere ricercato e benvenuto. Ma non è così scontato perché il più delle volte non sai che fartene di tanta vitalità, una volta scoperta, ed è meglio che rimani mezzo depresso, un po’ sottotono e magari anche un po’ triste, che non sbagli mai. Con tutto quello che succede nel mondo, sia mai che ti prendano per matto ad esprimere un po’ di gioia a sproposito.

E se non hai mai iniziato, stai dove sei, perché se poi dovessi scoprire di poter essere diversamente vivo difficilmente potresti tornare indietro e stati di malessere da confort zone sarebbero frequenti e terribilmente disturbanti.

Corpi inanimati avvisati, mezzi salvati…

Anniversario su tela.

Il 25 aprile del 2018 inauguravo questo blog con il mio personale omaggio alla libertà, nel giorno solenne della Festa Nazionale della Liberazione. Oggi, quindi, tecnicamente, il blog compie quattro anni. Non so dire se la creatura è cresciuta, ci sono cose che mi piacciono molto ancora, altre un po’ meno. In alcuni scritti continuo a riconoscermi, in altri faccio più fatica. Però certo esprimono tutti un mia verità, un tentativo di raccontare la Vita attraverso il mio personale sguardo del momento in cui scrivo.

Scrivo per il piacere di farlo, e anche perché non posso farne a meno. Se poi qualcuno come davanti ad uno specchio ritrova qualcosa di sé in ciò che legge, beh, ne sono felice, anzi doppiamente felice perché oltre all’ego esulta anche il cuore che ha bisogno di un tu a cui aprirsi.

Perciò oggi, nell’augurare buon compleanno a questa avventura letteraria, ringrazio anche tutte le donne e tutti gli uomini che lungo la via hanno speso qualche minuto della loro preziosa attenzione a leggermi e talvolta anche a darmi un riscontro.

Non è scontato avere dei lettori. La cosa più preziosa è sapere che ad un livello sottile c’è uno scambio e che si creano delle connessioni fra pensieri, emozioni, sensazioni e vissuti diversi. Quindi grazie veramente, grazie di cuore ad ognuno. Grazie a WordPress e a Instagram e a Facebook che diffondono il verbo, grazie a questa tastiera che sto pigiando con le dita e che per magia compone parole su questo schermo bianco.

Bianco come il colore della tela della vita sulla quale ogni giorno lasciamo per lo più inconsapevolmente un segno, un colore, una forma, un’impronta o uno sfregio.

Le parole sono la mia impronta. Ogni tanto faccio un passo indietro e provo a guardare la tela tutta intera e so che è solo mia, che non ce n’è un’altra uguale e che così vale per tutti. Ed è anche per questo che ogni vita vale un racconto.

Quindi buon compleanno blog e in alto i calici per brindare a tutte le tele che vanno colorandosi, a chi rimane umano, ai cuori senza scudo, all’aria buona da respirare, ai sorrisi intimi fra sé e sé e a tutti noi che siamo liberi, a tutti noi che siamo belli.

Anzi, belli ciao.

D’un tratto, a Milano.

Dieci chilometri , quindicimila passi, oggi Milano è stata mia ed io sono stata sua. Ci siamo specchiate, annusate, corteggiate. Ognuna ha recitato la sua parte.

Il respiro dei palazzi, il dico e non dico dei portinai, la borghesa altezzosa al guinzaglio del cane. I cortili che non ti aspetti, gli angoli fioriti, i dettagli di lusso di un androne, la visione periferica delle cose che puoi permetterti mentre cammini. A volte guardi all’insù, persino.

E poi le vie del centro centro, quelle strette, eleganti, con le botteghe vere al posto delle catene e dei grandi marchi dei non luoghi tutti uguali. Persone laboriose, in movimento, in ritardo. Qualcuna visibilmente impegnata ad apparire, mentre quelle che contano davvero non appaiono mai.

Ed io mettevo un piede avanti all’altro con andatura da guerriera, a caccia di opportunità, decidendo di sorridere tra me e me. Finché, d’un tratto, sotto un sole di quasi primavera, ho sentito cos’è in pratica la resa attiva e perché lo yoga serve alla vita e perché serve l’arte e un tango e anche pregare. E mi sembrava di essere molto più ricca e di sapere solo io il segreto della vita e di trasmettere una luce, come fossi una regina.

L’eternità si vive nel presente, non è di là del tempo. La perfezione di un attimo esiste, è cosa esperienziale, è  gioia esistenziale. Ed è bello che accada così, che arrivi da altri mondi all’improvviso, a darti l’entusiasmo, magari proprio come oggi, nel cuore di Milano, in mezzo a tanti indaffarati e ombrosi sconosciuti.

E non so se qualcuno si è accorto, d’un tratto, di un’aliena per la via, in giro a lavorare, che camminava col sorriso.

Fine inverno. Pensieri

Al risveglio

Il mondo impazzito là fuori, rimane un riflesso di me. Mi tocca rinsavire. Solo il cuore sa. Solo il cuore può.

Come burro

Tutto è ancora incompiuto, sospeso. Sono confusa, non c’è chiarezza in me. Mi serve ritrovare la gioia. Mi serve ritrovarmi fra gli zero e gli otto anni. O forse, trovare tra la gente, l’uomo che mi faceva ballare nel sogno di poc’anzi. Sguardo teso, braccia aperte, mi ha detto vieni ed io sono andata. All’inizio volevo imporre io il modo, come a dire “non mi freghi”. Poi ho capito, che era lui il più forte. Così, FINALMENTE, mi sono sciolta come burro.

Ricrescita

Oggi si va via presto, si colaziona al bar, si va dall’avvocato. Il treno non può tardare. Io mi devo preparare. Allo specchio mi sono vista la ricrescita. Fortunatamente, l’avvocato è un uomo, dubito che ci farà caso.

Aiuto dall’alto

Per quella faccenda che dovevo terminare, avevo con me Marte, aiutato da Giove, anche se a tratti Saturno si impicciava. Alla fine, non è finito niente e tutto è ricominciato, ma ad un livello un po’ più alto. Così ora ci vuole Giove con l’aiuto di Marte e che anche Venere faccia la sua parte. In fondo, chiedo solo di poter manifestare, quel che ancora non so fare.

Sabato

Oggi starei volentieri tra me e me, senza ma e senza se. Annullerei tutti gli impegni presi anche solo con me stessa. Starei alla larga dal supermercato, dal ferro da stiro e dalle scartoffie da sistemare. Non farei neanche un passo con il cane e aspetterei senza tensione l’indomani. Ma si sa, il dire è il dire e il fare è il fare e non sempre si possono accordare. Perciò qualcosa farò, facendo finta di no.

Due giorni

Alla fine, sono partita, due giorni anziché tre, solo sabato e domenica. Piuttosto che niente è meglio piuttosto, dicono dalle mie parti.

Stamattina pioggia e nebbia sulla strada, anche se sono andate diminuendo dalla curva oltre la quale improvvisamente il mare.

Il maltempo non mi ha fermata, sentivo che era necessario per me farlo. Avevo bisogno che i miei occhi guardassero un paesaggio diverso, che guardassero il mare, orizzontale, verticale, mai fermo. Avevo bisogno di respiro, di tregua, di stare senza qualcuno a cui dover rispondere e corrispondere.

Ora sono nella stanza del B&B, ho trovato un posto veramente figo, nel budello di Varazze, il paesaggio fuori è desolante quanto basta, ligure quanto basta. Il mare, che sento dalla finestra, ha le sue cose da dire e lo fa vigorosamente. Sono qui a spezzare una routine e a sostare senza aspettative in me. Il mio corpo vuole distendersi, che anche solo camminare oggi è troppo, forse due passi sulla spiaggia ma più tardi, solo perché non posso non portare un saluto e un ringraziamento al mare.

Sono qui a fare i conti con una perdita e con una mancanza. Per metterci un primo sigillo.

Per ora è una mancanza che si sente nelle piccole cose: chissà se la mamma ha saputo di tizio e di caio, dopo chiamo la mamma per chiederle questo, ma i ragazzi venerdì sono a pranzo dalla nonna?

È la mancanza di consigli possibilmente da non ascoltare, delle storie che sapeva raccontare. L’ho avversata per quasi tutta la mia vita, ma era una donna divertente, con lei succedeva sempre qualcosa fuori dall’ordinario.

D’ora in avanti mancherà anche la causa di tutte o quasi le mie difficoltà. Cosa farò senza il capro espiatorio perfetto? Mi toccherà diventare adulta, suppongo. E magari trovare dentro di me cosa c’è di lei che può essermi utile, ora che c’è più spazio per l’emersione.

La Ros, il suo bello, il suo brutto, così fragile e precaria, così seduttiva e luminosa. Luci e ombre, la sua eredità da scegliere con cura.

Guardo le persone sedute ai tavoli del ristorante dove adesso sto cenando. Uomini e donne vibranti della mia stessa vibrazione, scintille di vita, esseri fugaci di cui non resterà nulla del loro passaggio sulla terra, eppure eterni. E mi verrebbe da urlare: ma la sentite la vostra pelle vibrare? Le sentite le vostre cellule respirare? Lo sentite di essere vivi? Ma ci provate almeno per un attimo a stare zitti e ad ascoltarvi, a percepire l’energia che scorre dentro e fuori di voi e che ci unisce tutti in un unico respiro?

Si Ros, in fondo rimane il mistero di essere qui e poi di non esserci più, il mistero di essere questa goccia preziosa di acqua che entra in questo mare e diventa mare in questo universo senza fine. Come si fa a non tremare pensandoci? A non esserne un po’ impauriti? A non essere colmi di gratitudine per questo privilegio di “esserci”? Come si fa a non sentire che il nostro battito è il battito della terra e tutti ci unisce? Come si fa a calpestare un fiore, a colpire un uomo? E questo mare poi, cos’è? Forse un dio al quale donare questa tristezza che sa di lacrime non piante e chiedergli di trasformarmi in una gigantesca onda che distrugge e sgombera e fa posto e segna un a capo e un dopo e un domani… O forse, più semplicemente, una forza alla quale arrendersi, almeno un po’, almeno ogni tanto, almeno per tre giorni, anzi no, due…

Surrender

Surrender

Surrender

Avvento

Presto al mattino oggi tutto riposa.

Il freddo di dicembre è arrivato, non lo sento, lo immagino al di là del vetro. Così inospitale, invita al silenzio e all’ascolto. Sotto il guscio del piumone mi attardo e tutto ciò che devo rimane sospeso, ancora per un po’. Lamentele, vittimismo, il mio ego stanco… affondo tutto il peso delle faccende sul materasso e poso ogni affanno nell’Athanor del Cuore dove nuova linfa si genera, per le pene che verranno, per le gioie che verranno, per il fare e il camminare.

E tutto sommato penso che sia meglio rimanere umani e dire grazie tante volte ed essere gentili. In tutto questo che è il mio tempo e che è vivere così, in equilibrio nel disequilibrio, tra cielo e terra.

A questo punto, dimorare in me stessa è tutto ciò a cui anelo e oggi faccio pulizie per le feste e pacchi regalo di robe vecchie, destinati a chi li può accogliere senza dispiacersene.

Perciò è a voi Dei tutti e voi tutti miei Avi che dono il mio solito e noioso gran daffare per un pomeriggio alle terme, un massaggio, un paio d’ore vista mare, per un amore anche piccolo da incontrare.

Vi dono tutte le mie residue resistenze e le tensioni della mandibola per farmi bella per la vita.

Vi dono tutte le promesse non mantenute, tutti i buoni propositi disattesi, tutti i voti pronunciati e tutti gli ordini e i consigli giusti che do a me stessa e qualche volta anche agli altri, per farne una pernacchia, una barzelletta, una sonora risata alchemica.

Vi dono tutto il mio controllo e tutto il mio autocontrollo e tutta la mia esigenza di qualcosa di certo per la gioia dell’azione in sé e per sé, per la pura gioia dell’essere, per una bussola che indichi sempre verità, bontà e bellezza.

E vi ringrazio per questo tempo buio, acqueo, uterino, pronto ad accogliere il seme nuovo del Natale che giunge, ancora e sempre, a ricordarci qualcosa di noi che abbiamo perduto.

Disarmata

Proteggimi dalle offese del tempo

Preserva il mio sguardo di bimba che entra nel bosco incantato

Proteggimi dalla paura di non farcela, dall’angoscia di certi momenti e della fine del mondo

Dimmi che tutto va bene

Difendimi dagli insulti e dagli inganni passati come un testimone attraverso le mie antenate

Proteggimi da tutta l’ansia, la frenesia e lo sforzo che ci metto per essere degna

Proteggimi dalla tristezza che mi assale quando tutto sembra ripetersi

Dalla rabbia davanti alla povertà e ad ogni spreco di umanità

Proteggi e custodisci le mie lacrime che come fiume sotterraneo non trovano sbocchi

Raccogli i miei cocci quando cado e mi spezzo e rimettili assieme

Proteggi tutta la mia stanchezza che vuole essere soltanto abbandono fiducioso

Difendimi da quello che penso di me stessa, dai miei pensieri piccoli, disordinati, ripetitivi, non pensati

Costruisci una fortezza attorno alla mia casa, benedici il mio nome di donna

Mettiti dietro di me quando cammino, davanti a me quando apro braccia e cuore, stai al mio fianco nelle serate di gala

Permettimelo, e io andrò in giro disarmata.

Cronoprogramma

Ecco qui, un altro week end di luglio.

Incerto il tempo e lento.

Dilato gli spazi per segnare una differenza con il resto dei giorni.

Farò due passi in più con Leone e in un certo punto gli toglierò il guinzaglio, così sarà bello vederlo apparire e scomparire tra l’erba alta.

Farò le pulizie di casa senza guardare l’orologio, prendendomi tutte le pause necessarie. Forse non avrò bisogno di fare la spesa.

Starò un po’ ritirata dal vivere sociale, dalle suggestioni del mondo festaiolo: sul divano ci sono i libri nuovi, e questo già mi eccita… da dove cominciare?

Con molta calma, verso sera preparerò una cena senza complicazioni, che già lavare l’insalata mi sembra un obiettivo alto.

Mi potrò permettere la sveglia alle quattro del mattino per salutare un figlio che parte con gli amici, senza più riuscire poi veramente a riaddormentarmi.

Camminerò nei boschi un po’ assonnata, tanto poi ci sarà modo di schiacciare un pisolino più il là, nel pomeriggio, invece il mattino ha sempre l’oro in bocca.

Pranzerò da sola con gli avanzi di ieri, senza pretendere nulla dalla domenica, neanche un dolcetto o un calice di vino.

Avrò voglia di continuare a leggere per fare finta resistere sveglia, finché arresa mi trascinerò nel letto dove avrò sapientemente creato la giusta corrente d’aria per sognare senza sudare.

Mi sveglierò con la bocca impastata e avrò la scusa per bere un altro caffè per poi essere in pace col mondo.

Mi ritaglierò fino a sera un angolo di autunno in cui fare compagnia alla mia anima.

Forse avrò bisogno di scrivere.

E sticazzi se da qualche parte c’è il mare.

Motivi di leggerezza in tempi di pesantezza

 

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In questo moltiplicarsi di liste di ogni tipo,  per fronteggiare l’emergenza, per rispettare i decreti, per meditare, per tenere alto il morale, per coltivare il pensiero positivo, per ridere di noi, eccetera, anche io mi sono decisa a scriverne una.

Non so voi, ma io percepisco un’aria pesante e ad ogni ora del giorno fronteggio dentro di me emozioni contrastanti, accorgendomi che tutto ciò che mi arriva dall’esterno ha il potere di far affiorare paure ataviche e di attivare forme pensiero sopite, come se per la prima volta nella mia vita venissi chiamata a fare i conti con l’incertezza del futuro e con la sopravvivenza. Naturalmente non è così, è nella nostra natura di umani mortali fare i conti con il pensiero del domani e della fine, da sempre, ma il fatto che tutto ciò si esprima a livello collettivo e mondiale, amplifica ogni sensazione e la pre-occupazione sembra un imperativo sociale a cui conformarsi.

Così, per non nutrire solo la mia ombra che è sinistramente attratta dai bollettini dei tg e dall’ascolto di storie terribili e temibili, faccio ogni giorno qualcosa per ritrovare la leggerezza e il sorriso dell’anima, per nutrire anche e soprattutto la mia luce. Senza negare l’ansia, quando la sento arrivare, ma senza darle l’ultima parola.

Ecco allora alcune immagini, alcune sensazioni, alcuni pensieri che condivido senza pretese, only suggestions

Ognuno si inventi i suoi stratagemmi, aggiunga punti, e viva questo tempo più intensamente che può, che non è tempo sospeso, è tempo pulsante di vita anch’esso.

Allora, vado di lista….:))

  1. Senza il rumore del mondo risalta il cielo, l’albero fiorito del giardino di casa, il canto degli uccelli, la riga bianca del parcheggio vuoto.
  2. Senza il rumore del mondo le sensazioni interiori vengono percepite con più intensità, distinguo ciò che è mio da ciò che non lo è.
  3. La creatività delle persone si accende e produce tanta bellezza: umorismo, poesia e arte sono messi a disposizione di tutti in tempo reale e grazie ai social.
  4. Diminuiscono i fatti di cronaca, gli incidenti e tutti gli altri validi motivi per finire dai carabinieri e/o in ospedale.
  5. La Terra respira aria più pulita.
  6. Si moltiplicano flash mob virtuali, iniziative solidali, benefiche, gratuite, divertenti, coraggiose…in una parola:umane.
  7. Sperimento la nostra interconnessione su vari livelli: fisico, emotivo, spirituale, sociale, economico…in tre parole: siamo tutti umani.
  8. Ci si prodiga ad aiutare e a tenere alto lo spirito anche senza contatto fisico, a volte basta uno sguardo  a distaza di un metro.
  9. Le città, le strade, le piazze, non contenendo più i flussi dei corpi in movimento, ci restituiscono la loro geometria essenziale, i contenitori divengono contenuti di per sé essenti.
  10. I cani forse sono felici di passare così tanto tempo con i loro padroni, il mio lo è di sicuro.
  11. Genitori e figli piccoli si inventano cose belle e piacevoli da fare assieme, adesso c’è la quantità oltre che la qualità e se aumenta la quantità aumenta anche la qualità.
  12. Adesso conosco di nuovo la differenza tra un virus e un batterio e tra una sanzione e un’ammenda.
  13. Ho il tempo di far passare ogni stanza della mia casa per discernere fra ciò che mi piace e ciò che non mi piace e che proprio ora ho l’occasione di buttare.
  14. Ho il tempo per domandarmi cosa mi piace in generale, non dico cosa mi deve piacere, ma cosa mi piace veramente.
  15. Leggere poesie, ridere, cantare, ballare, camminare, respirare stare al sole, prendere vitamine, mangiare bene, essere gentili e grati, benedire, accogliere…insomma, il mio sistema corpo-mente-emozioni-spirito mi aiuta se io lo aiuto (e a volte anche se non lo aiuto).
  16. Posso donare al mondo il meglio dei miei pensieri e dei miei desideri per il futuro, con le migliori intenzioni e le migliori emozioni… mascherina sì, ma non sul cuore.
  17. Trovo occasioni per ridere, un film, una battuta…e ci sono anche i risvolti ridicoli di questa situazione, viva chi sa mostrarli in modo spontaneo ed efficace.
  18. Sono un balsamo le voci delle bimbe che giocano a nascondino nel giardino condominiale anziché al parco.
  19. Mi concentro sul meglio che l’umanità esprime: chi lavora senza sosta negli ospedali, chi dona denaro o altri strumenti alla collettività, chi mette a disposizione talenti e servizi gratuitamente, chi trova parole di benedizione sempre, chi inventa cose nuove e utili per momenti di crisi, chi fa favori a sconosciuti, chi scrive canzoni e poesie, fotografa o dipinge per farci ancora meravigliare di fronte alla bellezza di esistere in questo mondo unico e speciale, dove ad ogni levar del sole si ripete il miracolo della Vita… indipendentemente da noi.
  20. L’aria è tiepida, tutto sta fiorendo, la primavera se ne sbatte e va avanti per la sua strada. Tutto scorre… come sempre.
  21. Non mi accontento di venti punti, perché c’è sempre qualcosa da aggiungere ad una lista, un motivo, un sogno, un desiderio, un auspicio, un sorriso, un passo di danza, un grazie.

Ecco appunto, grazie!

#24…Black Mamba

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Caro Kobe,

nell’armadio di mio figlio ci sono ancora tante canotte giallo-viola con il tuo numero sulla schiena. Hanno taglie diverse, perché seguivano la sua crescita: arrivavano puntualmente per Natale o per un compleanno, pronte per essere indossate durante gli allenamenti e per assorbire, più che il sudore, i sogni di un ragazzino che dava l’anima sugli sgangherati  parquet di provincia.

Ho amato il basket grazie a quel ragazzino che ora si appresta a diventare uomo e ti ho conosciuto di riflesso, grazie al suo amore e alla sua ammirazione per te. E quando ho saputo quel che ti era successo, il mio pensiero è andato subito a lui, che da piccolo voleva essere come te e che poi, con te, è cresciuto.

Seguivo volentieri la squadra di mio figlio, tifando, arrabbiandomi, gioendo, commuovendomi, soffrendo spesso proprio fino a quell’ultimo secondo prima di un tiro salvifico. Non passavo però come lui le notti in bianco per vedere le tue partite tv e perciò non so citare a memoria le tue indimenticabili gesta sportive e atletiche. Non sono stata una giocatrice di basket e non ho particolarmente seguito la tua carriera. Eppure oggi sono scossa: Perché? Cosa mi commuove? Che c’entri tu con me? Cos’è che di te mi sento addosso, che non ho mai neanche indossato la tua canotta?

Io ci ho pensato sai Kobe, e ho pensato che quando se ne va un uomo, o una donna, che ha saputo esprimere in maniera così piena il suo talento, il suo daimon, la sua vocazione, quando se va un uomo, o una donna, che ha saputo  esprimere le qualità del campione, dell’eroe, dell’essere umano perfettamente realizzato, ogni volta che se va un uomo così, o una donna così, ecco che si sente che dentro di noi qualcosa si accende e prende vita. E’ la parte di noi che aspira all’eccellenza, la parte migliore di noi che si risveglia e rivendica un posto al sole. La parte di noi che ci dice che possiamo osare di più, che possiamo smetterla di accontentarci, che possiamo espanderci, che il nostro potenziale è enorme e non lo stiamo sfruttando che in piccola parte, anzi forse per niente.

Perciò la tristezza di oggi è tutta mia per tutto ciò che ancora non ho potuto realizzare, per tutti i desideri che aspettano di essere desiderati e incarnati, per il mio poco coraggio. Anche la commozione di oggi è tutta mia, per le altezze alle quali sono chiamata di vivere e per tutta la bellezza e il talento che c’è in giro e che mi ispira e che voglio ispiri i miei figli e gli uomini e le donne di ogni età e di ogni dove, affinché trovino e seguano quello che amano fare e lo facciano al meglio.

In  questi nostri tempi tu Kobe sei stato un testimone per tutti noi: ci hai mostrato che ognuno può superare i suoi limiti, che ci vuole fede e che ci vogliono le opere a sostenerla, che siamo chiamati al successo, alla gioia, alla ricchezza e alla condivisione, all’atto creativo e generativo di vita più. A qualsiasi livello, perché il successo è il potere di fare accadere le cose.

Mandela diceva che è la nostra luce, non la nostra ombra, quella che ci spaventa di più. Io penso che avesse ragione, ma questo è sembrato non valere per te.

Grazie, Kobe. I’ll never forget you…

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