Sensualità

Quello che mi piace lo scopro via via.

Passeggiando con lo sguardo curioso mi accorgo di ciò che è sensuale.

Il colore inaspettato sulla facciata di una casa, che bello.

Il giardino ben curato della villa anni settanta alla fine della strada.

Quella lampada di Kartell nella vetrina del mobiliere.

Il cielo invernale che fa una luce di ghiaccio.

L’Alfa Giulia rossa parcheggiata qui vicino.

Gli addobbi di Natale posati con gusto ed eleganza, ma solo su pochi terrazzi.

Gli scorci dei campi e dei campanili che riportano a come doveva essere tutto ai tempi dei bisnonni.

Il mosaico di foglie secche sul sentiero che accompagna il canale.

Il ragazzo che fa jogging con  quelle belle chiappette sode.

La coppia di anziani che si tiene per mano come gesto di tenero aiuto. Siamo qui, siamo noi, siamo vivi, mi sussurrano mentre li sorpasso.

Quello che mi piace è immaginare le storie dei volti che incrocio.

Immaginare cosa c’è oltre una finestra illuminata, chi ha lasciato il pallone dietro quella siepe, chi si siede ancora su quel dondolo arrugginito in veranda, quanta dedizione ci vuole a far crescere un orto.

La realtà, a ben vedere, è commovente.

Non è banale, né scontato, accorgersi veramente di ciò che esiste.

Anche se dura un solo istante, con quella cosa hai stabilito un contatto per sempre.

L’esistenza talvolta mette i brividi.

Ed è così sensuale lo sguardo guidato dal piacere.

O forse è la vita stessa che si rivela sensuale quando a guidarci nella sua esperienza è il principio del piacere.

Così, nel soddisfare i nostri sensi, l’anima sorride.

Ci sono giorni

Ci sono giorni più difficili di altri. Giorni più stanchi, più cinici. Giorni in cui non ce la fai a raccogliere i pensieri, a spolverare una mensola o a sbucciare una mela. Giorni fatti per andare lenti, per fermarti a guardare le pieghe della tovaglia nella cesta dei panni da stirare. Giorni in cui ti trascini inerte, quando faresti meglio a stare sotto le coperte con coraggio. Sono quei giorni in cui torneresti a farti spazzolare i capelli da tua madre, in cui sai che se vivi è solo grazie alla carezza di un dio buono.

E poi ci sono giorni in cui ti alzi e tieni viva la fiamma, curi il fuoco fino a sera, sei ebbra di luce, corri fuori ad abbracciare gli alberi e gli sconosciuti, posi lo sguardo incantato e poetico anche sulla briciola di pane sul tavolo. Sono quei giorni in cui ogni incontro è una possibilità, ogni inciampo è uno slancio e il girovita che lievita non fa paura.

Ci sono giorni e giorni. Ma ogni giorno, in fondo, è buono per rilassare la mandibola e addolcire lo sguardo e arrendersi con umorismo al nonsenso.

…Mo’ me lo segno….

Inequivocabilmente Natale

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Natale è vicino. Un Natale che annunciano intimo, sobrio. Il mese delle feste, della socialità, degli scambi di affetto, si prefigura dimesso e sottotono.

La mancanza di fisicità e di libertà di spostamento e di incontro porterà, forse, il dono di una maggior presenza a noi stessi e al nostro piccolo mondo. Forse, col volume abbassato, si farà strada la domanda sul senso di questa festa, quello che può avere oggi per noi e ci daremo delle risposte. O forse saremo solo più inclini alla depressione che ci corteggia da mesi. Il rischio c’è, l’esito è incerto.

Stamattina, nel giorno deciso per il rito degli addobbi natalizi, ancora sotto le coperte, io me lo sono chiesta che senso ha ancora il Natale per me,  che senso ha senza l’adrenalina dello shopping e le occasioni di convivialità desiderate o meno. Perché senza una pratica religiosa il Natale rischia di ridursi a quello, che non è neanche del tutto vero perché poi è anche l’occasione per stringersi intorno agli affetti più veri e significativi della propria vita, per ricordarsi da dove si viene e per mostrare ai più giovani che avranno sempre un luogo a cui tornare. E non è poco. E non è abbastanza.

Forse anche per la pioggia fuori e il freddo di una casa con problemi di caldaia ho risposto che per me Natale è la luce ed il calore che irrompono nel buio e freddo inverno, l’immissione di qualcosa di salvifico nel mondo. E’ il ricordo della nostra umanità che si risveglia nel nostro cuore, un’umanità che porta con sé compassione, empatia, gentilezza, amore. Un’umanità che è tale solo se scaldata da un fuoco spirituale che la eleva al di sopra del branco famelico che lotta per la sopravvivenza.

Natale per me è la rinascita ciclica di un bambino, del mio bambino, che guarda incantato il gioco di luci dell’albero nel soggiorno buio e aspetta con trepidazione di scoprire un mattino che i suoi desideri sono stati realizzati e che c’è qualcuno che lo ama nonostante.

Natale per me è l’infanzia, è tutto ciò che di buono dell’infanzia ci portiamo dentro e che è il nostro grande tesoro. E’ il luogo incantato di cui tutti abbiamo almeno una vaga immagine, anche solo come mancanza, anche solo come archetipo, qualunque sia stata l’infanzia che abbiamo vissuto davvero.

Il fare festa è per questo bambino, ma la festa vuole l’abbondanza, lo spreco: non ci sono feste di magro. Il bambino non mette limiti al piacere e chiede ancora, ancora e ancora.

Allora largo al silenzio e all’introspezione per ascoltarlo, ma largo anche alla festa grassa, all’ebbrezza, alla gioia dilagante senza motivo, alla vitalità che possiamo ancora e sempre esprimere.

Anche in questo strano Natale di assenze e lontananze ci sarà il modo per sentirci inequivocabilmente e meravigliosamente vivi, vivi con i vivi e vivi con i morti.

 “Non c’è niente di più triste in questo mondo che svegliarsi la mattina di Natale e non essere un bambino” (Erma Bombeck)

Compleanni

Una passa gran parte dell’esistenza a sentirsi in credito con la vita e a vantare pretese,

poi passa un’altra buona parte della vita a chiudere le sue ferite e a trovare il modo di riscrivere la sua storia,

poi una mattina di fine agosto, all’avvicinarsi del suo nuovo anno, si accorge che non potrà mai ringraziare abbastanza la vita per tutti i doni che ha ricevuto.

E le viene da ridere per tutte le volte che ha avuto paura e per tutte le volte che non si è fidata e sa che domani cadrà ancora in qualche baratro, ma sempre di meno.

E si accorge che il tempo è la misura delle trasformazioni e che può giocare con se stessa bambina,  ragazza, e anziana , coi vivi e con i morti, in un tempo senza tempo.

E i vivi e i morti che l’accompagnano sono parte di questi doni,  e si sente infinitamente grata per tutto il bene che c’è, anche per quello che ancora è incapace di vedere.

E sente l’impellente bisogno di ringraziare  tutti coloro che illuminano i suoi giorni, nonostante sia spesso cieca e incapace di ricompensare adeguatamente tutti quanti:

la madre e il padre,

il fratello e la sorella,

i figli e i nipoti ,

e tutti i famigliari presenti e non più presenti,

le amiche e gli amici tutti,

ogni maestro, ogni mentore, ogni sostenitore,

gli amori mai iniziati, mai finiti e quelli ancora da venire.

Grazie

Corredo per l’avvenire.

Scatole vuote da riempire di bei ricordi.

Sorrisi da mostrare a chicchessia.

Persone da ammirare.

Amici con cui posso stare in silenzio.

Una mano che mi accarezza la testa, di tanto in tanto.

Qualche canzone da cantare più di tutte.

Molta nuova musica da ballare anche da sola.

Scarpe buone per camminare nei boschi.

Una finestra da cui guardare il mare.

Un corpo da annusare e stropicciare.

Un abito da sera per una grande occasione.

Qualche bella sorpresa dietro l’angolo, ogni tanto.

Un cospicuo numero di viaggi dove ancora non sono stata.

Tanti “wow, questo l’ho fatto io”.

Strade impensate da percorrere con fiducia.

Risate a profusione.

Una colonna sonora quotidiana fatta di buone parole.

Qualche parola semplicemente bella o buffa o inusuale da scoprire al bisogno.

Qualche tesoro impaziente di venire scoperto.

Qualcuno che mi dica che va tutto bene.

Qualche amore inopportuno e qualche altro che opportunamente si realizza.

La fortuna al mio fianco.

La vitalità, fino alla fine.

Sogni che escono dai cassetti e si mettono in fila indiana ad aspettare il proprio turno, ma poi non resistono e fanno la fila all’italiana.

Ritrovamenti

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A casa sola,

mattino presto.

Temporale insistente,

cane agitato.

Mi godo il fresco in sottoveste.

In questo strano luglio,

di lavoro e di mare,

di assenze e presenze,

di nuovi entusiasmanti desideri,

di chiare visioni

su ciò che voglio,

mi sento circondata d’amore.

Ben ritrovata,

la coppia che mi ha generata

mi regge e mi guida,

fianco sinistro e fianco destro sorretti,

cammino a testa alta nel mondo.

Sono una donna fortunata.

Se Questa è Vita

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E sì che ero partita molto bene: poesia, meditazione, ginnastica, lettura, scrittura, pulizie, riordini, smartworking, telefonate agli amici che non sentivo da tanto, bei film, pochi tg, ero riuscita persino a mettermi a dieta.

Poi sono cominciati dei giorni di morale a terra e di apatia. E allora vai di Rodiola che è tonica e antidepressiva. E quindi sì, mi sono detta, ce la posso fare.

Ma adesso?

Adesso che è iniziata la fase due mi ritrovo ad avere meno voglia di uscire in un mondo che stento a riconoscere e che non mi emoziona.  Spazi, oggetti, superfici, vestiti e corpi da sanificare in continuazione, corpi che non possono vibrare della vicinanza, ma solo inaridirsi nel distanziamento. Respiri affannati dietro mascherine appiccicose.

Da due settimane non mi alleno e la dieta l’ho abbandonata ancor prima. Medito a giorni alterni e a fatica. La passeggiata col cane sta diventando sempre più corta e anche la meraviglia della primavera e dei suoi profumi è diventata una magra consolazione. Certo, la Natura è sempre un rifugio e una medicina, ma vorrei una civiltà da cui scappare. Lavoro con la frustrazione di dover rimandare ad un futuro non ben precisato la raccolta dei primi frutti, ma almeno qui c’è un po’ di presenza ancora. E con presenza scrivo, per non lasciare ai pensieri involuti l’ultima parola.  Garantisco spesa,  cucina, pulizie, lavatrici e tutti gli annessi e connessi in una routine nauseante e solitaria. Tutto procede…senza godimento.

Che mi succede? E’ forse un malessere sottile e strisciante che si sta facendo sentire? E quanto fastidio mi dà con tutti gli strumenti che possiedo per gestire la situazione?

E’ che il malessere se c’è ha un suo senso e occorre tenerselo finché non ha esaurito la sua funzione. Accoglierlo, non combatterlo. Darsi il tempo per conoscerlo e farlo diventare amico, dialogare con lui, interrogarlo.

Allora gli ho dato un nome e l’ho chiamato “se questa è vita”, il primo nome che mi è venuto in mente. E ho cominciato a chiamarlo e lui piano piano sì è aperto e si è rivelato per quello che è. C’è voluto qualche giorno e adesso che lo conosco un po’ meglio non sono sollevata, anzi. Perché lo stronzetto comincia a rispondermi in modo arrogante con sempre nuove e insinuanti domande e adesso vuol saper lui da me che vita voglio.  Oh, ma sarai mica venuto qui per mettere in  discussione le mie poche e preziose certezze? Che di questi tempi occorre stare aggrappati al salvagente pur se un po’ sgonfio. Ma lui sembra indifferente alle mie preoccupazioni e con lo spuntone sferra il colpo decisivo alla tenuta della ciambella. Ecco: che fare? Dimenarsi per stare a galla e tentare di raggiungere una riva qualsiasi o rilassarsi e farsi trasportare dalla corrente? Per una volta provo la seconda che ho detto.

E in questo galleggiare ho cominciato a comprendere un po’ dove si annida questo malessere. Sta nello spazio inaridito di ciò che mi manca.

Mi manca la pelle di un altro, l’abbraccio sudato alla fine di un ballo, l’essere abbastanza vicini da sentirsi il respiro, ascoltare musica dal vivo in locali affollati, sperare di trovare un posto a sedere sul treno dopo un giorno di lavoro, il rito del farsi bella per un’uscita serale, la possibilità di flirtare, progettare una vacanza, la folla di variegata umanità nelle vie dello shopping,non sapere cosa ordinare al ristorante perché vorrei provare tutto,  l’opulenza dei bar di Milano all’ora del pranzo o dell’aperitivo,  le strette di mano, il toccare eroticamente nei negozi tutti i libri e i vestiti che poi non comprerò e qualcos’altro che  tengo per me.

Ritrovo allora un fondo di gioia perché nello sconforto delle piccole cose rimaste “se questa è vita” è arrivato a ricordarmi che la Vita è tale se ci sono anche le bollicine, che la Vita non può essere piccola e mi mette in guardia dall’accontentarmi. E come in un processo alchemico, tutto ciò che in questo momento ha colore di piombo si illumina della polvere dorata del desiderio. Evviva allora l’abbondanza dei desideri che muovono la storia, costruttori di ponti dal presente al futuro. 

Così alla fine, per placare “se questa è vita”, costruisco un altare a Eros e prego che il serpente assopito nei luoghi indicibili del mio corpo si risvegli. Amen.

Fuori Fase

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I miei figli sono tornati infanti: hanno scambiato il giorno per la notte. E a pensarci bene, sembra proprio una tattica vincente per tutelare la privacy in tempi di forzata “restanza” in casa con la mamma che ormai ha fatto decisamente il suo tempo, che tutto quello che poteva dare l’ha dato dagli zero ai tre anni, forse sei.

Conseguenza di ciò, quando ti alzi al mattino, è quella di poter trovare svariate soprese tra cui elenco a titolo di esempio:

  • quelle due o tre tazze ancora sporche di latte misto biscotto misto gocce di cioccolato, che neanche l’attack fa più presa di così,
  • le padelle con avanzi di guanciale e pentole giallo tuorlo segni evidenti di carbonare notturne, che io nenahce se la mangio alle sei di sera poi la digerisco,
  • qualche simpatica bottiglia vuota di coca, di succo, di birra ad aspettare che qualcuno (io) le differenzi negli appositi bidoni sul terrazzino della cucina che, si sa, nella notte tombale è meglio non violare perché il rumore della tapparella potrebbe svegliare il vicinato, non più abituato a troppi decibel,
  • la bistecchiera bisunta usata per cuocere quei due filetti con cui tu speravi di risolvere il pranzo, con quello che costano,
  • la piastra scalda toast  che a pulirla ora ci trovi pure  i resti di una sottiletta di almeno cinque anni fa.
  • quel paio di luci accese in soggiorno che fa tanto mamma non mi sono accorto, non ho visto, mi sono dimenticato, tanto sono appena andato a letto, così non entrano i ladri, pensavo le spegnesse il fratello, il cane, il gatto, il topo che al mercato mio padre comprò.

Poi ad una certa ora tu speri di pranzare con altri umani, benché siano solo i tuoi figli maschi adolescenti, che di questi tempi avere contatti sociali è cosa rara e preziosa, e quindi ci provi, a svegliarli. Ma neanche con la registrazione sparata a palla di Salvini che grida “riapriamo tutto” ci riesci e quindi ti ritrovi a parlare con i piatti mentre svuoti la lavastoviglie e ti fai i complimenti da sola per come ti apparecchi la tavola e ti prepari un’insalata in busta e qualche avanzo del giorno prima.

Nel tardo pomeriggio poi, i due tipi che a loro stessa insaputa occupano il tuo appartamento si svegliano, neanche nello stesso momento ovviamente, e comincia il via vai tra la camera e il frigo per fare quelle svariate merende che li portano fino all’ora di cena, quando tu pensi: finalmente un pasto decente e tutti assieme. E invece te li ritrovi svogliati e con poca fame, ancora mezzi addormentati, con la testa sull’ultima sfida di Fortnite, che mangiano in cinque minuti per ritornare in fretta nei loro rifugi anti-covid19, leggi i loro letti. Letti i cui materassi oramai hanno la sagoma dei loro corpi impressa per sempre e da cui veramente da sotto può uscire qualsiasi cosa: dal calzino isolato il cui compagno hai buttato ormai senza più speranze settimane fa, alla carta dei fetta al latte con  tre formiche in sovrappeso, al quaderno con gli appunti di italiano che tanto quando fa lezione a distanza  si entra e poi si continua a dormire senza vergogna e  ci penseremo a settembre.

Quindi tu ad un certo punto vai a letto e ti accorgi che durante la giornata avrai detto sì o no dieci parole ai tuoi congiunti conviventi e che il cane ti ha dato molte più soddisfazione perché è l’unico che ti fa compagnia la sera sul divano davanti alla Tv e che si sorbisce pure la conferenza stampa della protezione civile anche se con l’aria di uno che lo sta facendo solo per te.

Dai la buonanotte ai ragazzi, che ora sono proprio su di giri, tra chat con gli amici, poker a distanza, e guerre virtuali da combattere fino al mattino, e vai e letto trovando, a fatica, le dieci cose per cui essere grata e pregando di non trovare il frigo vuoto l’indomani, che fare la spesa di questi tempi è cosa da guerrieri. Quando vuoi proprio farti del male pensi a cosa puoi aver sbagliato come madre, ma poi ti assolvi dando la colpa al lockdown e pensi che in fondo questo essere separati in casa ha un suo senso legato probabilmente alla salvaguardia dell’incolumità fisica e mentale di tutti e che non è poi così tanto male come modello di convivenza.

Infine ti addormenti e a un certo punto sogni di denunciare un ristoratore che ha aperto il due di maggio e che non rispetta neanche la distanza tra i tavoli e lo fa pure senza ritegno, bell’in vista sulla piazza del paese, ma il ristoratore è la prof di italiano che si è accorta che tuo figlio dorme quando lei fa lezione e ti minaccia di bocciarlo, ma poi tanto tutti sono promossi e tu la denunci lo stesso, pensando di avere fatto il tuo dovere. Ti svegli alle quattro del mattino e qualcuno sta sparando cannonate dalla camera a fianco e pensi che quelle spalle rubate all’agricoltura farebbero bene ad andare a zappare la terra, così si svegliano un po’ fuori, ma poi realizzi che il pil sarà a -10% se tutto va bene e che il lavoro lo si dovrà inventare davvero questa volta e  ti addormenti disegnando piani di fuga dalla realtà.

…Non so, ma a me sembra che qualunque fase ci si prospetti, il problema è che siamo oramai tutti fuori fase.

 

Tea for Two

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Tea for Two… è uno spazio che apro a tutti coloro i quali sentissero l’esigenza di parlare e di condividere i pensieri e le paure di questi giorni, in questo tempo sospeso e ansiogeno.
Prometto di fare del mio meglio per accogliere tutto ciò che arriverà con presenza, rispetto profondo e profonda umanità. L’invito, per me e per tutti voi, è sempre quello di tenere accesa la nostra luce, anche se in certi momenti non riesce ad essere più che un lumicino.
Ti aspetto, se vorrai, anche solo per un saluto, ogni giorno,a partire da domenica 22 marzo, dalle 16 alle 18 su Skype, per berci virtualmente un tè assieme.
Il mio account è giovanna.cozzi3.
Condividi se ti piace….Mi auguro di sentirti presto!
#iorestoacasa#insiemecelafacciamo#mifastarebene#ballaconme#benesserepersonale#nomoreansia#lapauranonesiste#icrescitapersonale#counseling

Motivi di leggerezza in tempi di pesantezza

 

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In questo moltiplicarsi di liste di ogni tipo,  per fronteggiare l’emergenza, per rispettare i decreti, per meditare, per tenere alto il morale, per coltivare il pensiero positivo, per ridere di noi, eccetera, anche io mi sono decisa a scriverne una.

Non so voi, ma io percepisco un’aria pesante e ad ogni ora del giorno fronteggio dentro di me emozioni contrastanti, accorgendomi che tutto ciò che mi arriva dall’esterno ha il potere di far affiorare paure ataviche e di attivare forme pensiero sopite, come se per la prima volta nella mia vita venissi chiamata a fare i conti con l’incertezza del futuro e con la sopravvivenza. Naturalmente non è così, è nella nostra natura di umani mortali fare i conti con il pensiero del domani e della fine, da sempre, ma il fatto che tutto ciò si esprima a livello collettivo e mondiale, amplifica ogni sensazione e la pre-occupazione sembra un imperativo sociale a cui conformarsi.

Così, per non nutrire solo la mia ombra che è sinistramente attratta dai bollettini dei tg e dall’ascolto di storie terribili e temibili, faccio ogni giorno qualcosa per ritrovare la leggerezza e il sorriso dell’anima, per nutrire anche e soprattutto la mia luce. Senza negare l’ansia, quando la sento arrivare, ma senza darle l’ultima parola.

Ecco allora alcune immagini, alcune sensazioni, alcuni pensieri che condivido senza pretese, only suggestions

Ognuno si inventi i suoi stratagemmi, aggiunga punti, e viva questo tempo più intensamente che può, che non è tempo sospeso, è tempo pulsante di vita anch’esso.

Allora, vado di lista….:))

  1. Senza il rumore del mondo risalta il cielo, l’albero fiorito del giardino di casa, il canto degli uccelli, la riga bianca del parcheggio vuoto.
  2. Senza il rumore del mondo le sensazioni interiori vengono percepite con più intensità, distinguo ciò che è mio da ciò che non lo è.
  3. La creatività delle persone si accende e produce tanta bellezza: umorismo, poesia e arte sono messi a disposizione di tutti in tempo reale e grazie ai social.
  4. Diminuiscono i fatti di cronaca, gli incidenti e tutti gli altri validi motivi per finire dai carabinieri e/o in ospedale.
  5. La Terra respira aria più pulita.
  6. Si moltiplicano flash mob virtuali, iniziative solidali, benefiche, gratuite, divertenti, coraggiose…in una parola:umane.
  7. Sperimento la nostra interconnessione su vari livelli: fisico, emotivo, spirituale, sociale, economico…in tre parole: siamo tutti umani.
  8. Ci si prodiga ad aiutare e a tenere alto lo spirito anche senza contatto fisico, a volte basta uno sguardo  a distaza di un metro.
  9. Le città, le strade, le piazze, non contenendo più i flussi dei corpi in movimento, ci restituiscono la loro geometria essenziale, i contenitori divengono contenuti di per sé essenti.
  10. I cani forse sono felici di passare così tanto tempo con i loro padroni, il mio lo è di sicuro.
  11. Genitori e figli piccoli si inventano cose belle e piacevoli da fare assieme, adesso c’è la quantità oltre che la qualità e se aumenta la quantità aumenta anche la qualità.
  12. Adesso conosco di nuovo la differenza tra un virus e un batterio e tra una sanzione e un’ammenda.
  13. Ho il tempo di far passare ogni stanza della mia casa per discernere fra ciò che mi piace e ciò che non mi piace e che proprio ora ho l’occasione di buttare.
  14. Ho il tempo per domandarmi cosa mi piace in generale, non dico cosa mi deve piacere, ma cosa mi piace veramente.
  15. Leggere poesie, ridere, cantare, ballare, camminare, respirare stare al sole, prendere vitamine, mangiare bene, essere gentili e grati, benedire, accogliere…insomma, il mio sistema corpo-mente-emozioni-spirito mi aiuta se io lo aiuto (e a volte anche se non lo aiuto).
  16. Posso donare al mondo il meglio dei miei pensieri e dei miei desideri per il futuro, con le migliori intenzioni e le migliori emozioni… mascherina sì, ma non sul cuore.
  17. Trovo occasioni per ridere, un film, una battuta…e ci sono anche i risvolti ridicoli di questa situazione, viva chi sa mostrarli in modo spontaneo ed efficace.
  18. Sono un balsamo le voci delle bimbe che giocano a nascondino nel giardino condominiale anziché al parco.
  19. Mi concentro sul meglio che l’umanità esprime: chi lavora senza sosta negli ospedali, chi dona denaro o altri strumenti alla collettività, chi mette a disposizione talenti e servizi gratuitamente, chi trova parole di benedizione sempre, chi inventa cose nuove e utili per momenti di crisi, chi fa favori a sconosciuti, chi scrive canzoni e poesie, fotografa o dipinge per farci ancora meravigliare di fronte alla bellezza di esistere in questo mondo unico e speciale, dove ad ogni levar del sole si ripete il miracolo della Vita… indipendentemente da noi.
  20. L’aria è tiepida, tutto sta fiorendo, la primavera se ne sbatte e va avanti per la sua strada. Tutto scorre… come sempre.
  21. Non mi accontento di venti punti, perché c’è sempre qualcosa da aggiungere ad una lista, un motivo, un sogno, un desiderio, un auspicio, un sorriso, un passo di danza, un grazie.

Ecco appunto, grazie!