Se Questa è Vita

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E sì che ero partita molto bene: poesia, meditazione, ginnastica, lettura, scrittura, pulizie, riordini, smartworking, telefonate agli amici che non sentivo da tanto, bei film, pochi tg, ero riuscita persino a mettermi a dieta.

Poi sono cominciati dei giorni di morale a terra e di apatia. E allora vai di Rodiola che è tonica e antidepressiva. E quindi sì, mi sono detta, ce la posso fare.

Ma adesso?

Adesso che è iniziata la fase due mi ritrovo ad avere meno voglia di uscire in un mondo che stento a riconoscere e che non mi emoziona.  Spazi, oggetti, superfici, vestiti e corpi da sanificare in continuazione, corpi che non possono vibrare della vicinanza, ma solo inaridirsi nel distanziamento. Respiri affannati dietro mascherine appiccicose.

Da due settimane non mi alleno e la dieta l’ho abbandonata ancor prima. Medito a giorni alterni e a fatica. La passeggiata col cane sta diventando sempre più corta e anche la meraviglia della primavera e dei suoi profumi è diventata una magra consolazione. Certo, la Natura è sempre un rifugio e una medicina, ma vorrei una civiltà da cui scappare. Lavoro con la frustrazione di dover rimandare ad un futuro non ben precisato la raccolta dei primi frutti, ma almeno qui c’è un po’ di presenza ancora. E con presenza scrivo, per non lasciare ai pensieri involuti l’ultima parola.  Garantisco spesa,  cucina, pulizie, lavatrici e tutti gli annessi e connessi in una routine nauseante e solitaria. Tutto procede…senza godimento.

Che mi succede? E’ forse un malessere sottile e strisciante che si sta facendo sentire? E quanto fastidio mi dà con tutti gli strumenti che possiedo per gestire la situazione?

E’ che il malessere se c’è ha un suo senso e occorre tenerselo finché non ha esaurito la sua funzione. Accoglierlo, non combatterlo. Darsi il tempo per conoscerlo e farlo diventare amico, dialogare con lui, interrogarlo.

Allora gli ho dato un nome e l’ho chiamato “se questa è vita”, il primo nome che mi è venuto in mente. E ho cominciato a chiamarlo e lui piano piano sì è aperto e si è rivelato per quello che è. C’è voluto qualche giorno e adesso che lo conosco un po’ meglio non sono sollevata, anzi. Perché lo stronzetto comincia a rispondermi in modo arrogante con sempre nuove e insinuanti domande e adesso vuol saper lui da me che vita voglio.  Oh, ma sarai mica venuto qui per mettere in  discussione le mie poche e preziose certezze? Che di questi tempi occorre stare aggrappati al salvagente pur se un po’ sgonfio. Ma lui sembra indifferente alle mie preoccupazioni e con lo spuntone sferra il colpo decisivo alla tenuta della ciambella. Ecco: che fare? Dimenarsi per stare a galla e tentare di raggiungere una riva qualsiasi o rilassarsi e farsi trasportare dalla corrente? Per una volta provo la seconda che ho detto.

E in questo galleggiare ho cominciato a comprendere un po’ dove si annida questo malessere. Sta nello spazio inaridito di ciò che mi manca.

Mi manca la pelle di un altro, l’abbraccio sudato alla fine di un ballo, l’essere abbastanza vicini da sentirsi il respiro, ascoltare musica dal vivo in locali affollati, sperare di trovare un posto a sedere sul treno dopo un giorno di lavoro, il rito del farsi bella per un’uscita serale, la possibilità di flirtare, progettare una vacanza, la folla di variegata umanità nelle vie dello shopping,non sapere cosa ordinare al ristorante perché vorrei provare tutto,  l’opulenza dei bar di Milano all’ora del pranzo o dell’aperitivo,  le strette di mano, il toccare eroticamente nei negozi tutti i libri e i vestiti che poi non comprerò e qualcos’altro che  tengo per me.

Ritrovo allora un fondo di gioia perché nello sconforto delle piccole cose rimaste “se questa è vita” è arrivato a ricordarmi che la Vita è tale se ci sono anche le bollicine, che la Vita non può essere piccola e mi mette in guardia dall’accontentarmi. E come in un processo alchemico, tutto ciò che in questo momento ha colore di piombo si illumina della polvere dorata del desiderio. Evviva allora l’abbondanza dei desideri che muovono la storia, costruttori di ponti dal presente al futuro. 

Così alla fine, per placare “se questa è vita”, costruisco un altare a Eros e prego che il serpente assopito nei luoghi indicibili del mio corpo si risvegli. Amen.

Fuori Fase

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I miei figli sono tornati infanti: hanno scambiato il giorno per la notte. E a pensarci bene, sembra proprio una tattica vincente per tutelare la privacy in tempi di forzata “restanza” in casa con la mamma che ormai ha fatto decisamente il suo tempo, che tutto quello che poteva dare l’ha dato dagli zero ai tre anni, forse sei.

Conseguenza di ciò, quando ti alzi al mattino, è quella di poter trovare svariate soprese tra cui elenco a titolo di esempio:

  • quelle due o tre tazze ancora sporche di latte misto biscotto misto gocce di cioccolato, che neanche l’attack fa più presa di così,
  • le padelle con avanzi di guanciale e pentole giallo tuorlo segni evidenti di carbonare notturne, che io nenahce se la mangio alle sei di sera poi la digerisco,
  • qualche simpatica bottiglia vuota di coca, di succo, di birra ad aspettare che qualcuno (io) le differenzi negli appositi bidoni sul terrazzino della cucina che, si sa, nella notte tombale è meglio non violare perché il rumore della tapparella potrebbe svegliare il vicinato, non più abituato a troppi decibel,
  • la bistecchiera bisunta usata per cuocere quei due filetti con cui tu speravi di risolvere il pranzo, con quello che costano,
  • la piastra scalda toast  che a pulirla ora ci trovi pure  i resti di una sottiletta di almeno cinque anni fa.
  • quel paio di luci accese in soggiorno che fa tanto mamma non mi sono accorto, non ho visto, mi sono dimenticato, tanto sono appena andato a letto, così non entrano i ladri, pensavo le spegnesse il fratello, il cane, il gatto, il topo che al mercato mio padre comprò.

Poi ad una certa ora tu speri di pranzare con altri umani, benché siano solo i tuoi figli maschi adolescenti, che di questi tempi avere contatti sociali è cosa rara e preziosa, e quindi ci provi, a svegliarli. Ma neanche con la registrazione sparata a palla di Salvini che grida “riapriamo tutto” ci riesci e quindi ti ritrovi a parlare con i piatti mentre svuoti la lavastoviglie e ti fai i complimenti da sola per come ti apparecchi la tavola e ti prepari un’insalata in busta e qualche avanzo del giorno prima.

Nel tardo pomeriggio poi, i due tipi che a loro stessa insaputa occupano il tuo appartamento si svegliano, neanche nello stesso momento ovviamente, e comincia il via vai tra la camera e il frigo per fare quelle svariate merende che li portano fino all’ora di cena, quando tu pensi: finalmente un pasto decente e tutti assieme. E invece te li ritrovi svogliati e con poca fame, ancora mezzi addormentati, con la testa sull’ultima sfida di Fortnite, che mangiano in cinque minuti per ritornare in fretta nei loro rifugi anti-covid19, leggi i loro letti. Letti i cui materassi oramai hanno la sagoma dei loro corpi impressa per sempre e da cui veramente da sotto può uscire qualsiasi cosa: dal calzino isolato il cui compagno hai buttato ormai senza più speranze settimane fa, alla carta dei fetta al latte con  tre formiche in sovrappeso, al quaderno con gli appunti di italiano che tanto quando fa lezione a distanza  si entra e poi si continua a dormire senza vergogna e  ci penseremo a settembre.

Quindi tu ad un certo punto vai a letto e ti accorgi che durante la giornata avrai detto sì o no dieci parole ai tuoi congiunti conviventi e che il cane ti ha dato molte più soddisfazione perché è l’unico che ti fa compagnia la sera sul divano davanti alla Tv e che si sorbisce pure la conferenza stampa della protezione civile anche se con l’aria di uno che lo sta facendo solo per te.

Dai la buonanotte ai ragazzi, che ora sono proprio su di giri, tra chat con gli amici, poker a distanza, e guerre virtuali da combattere fino al mattino, e vai e letto trovando, a fatica, le dieci cose per cui essere grata e pregando di non trovare il frigo vuoto l’indomani, che fare la spesa di questi tempi è cosa da guerrieri. Quando vuoi proprio farti del male pensi a cosa puoi aver sbagliato come madre, ma poi ti assolvi dando la colpa al lockdown e pensi che in fondo questo essere separati in casa ha un suo senso legato probabilmente alla salvaguardia dell’incolumità fisica e mentale di tutti e che non è poi così tanto male come modello di convivenza.

Infine ti addormenti e a un certo punto sogni di denunciare un ristoratore che ha aperto il due di maggio e che non rispetta neanche la distanza tra i tavoli e lo fa pure senza ritegno, bell’in vista sulla piazza del paese, ma il ristoratore è la prof di italiano che si è accorta che tuo figlio dorme quando lei fa lezione e ti minaccia di bocciarlo, ma poi tanto tutti sono promossi e tu la denunci lo stesso, pensando di avere fatto il tuo dovere. Ti svegli alle quattro del mattino e qualcuno sta sparando cannonate dalla camera a fianco e pensi che quelle spalle rubate all’agricoltura farebbero bene ad andare a zappare la terra, così si svegliano un po’ fuori, ma poi realizzi che il pil sarà a -10% se tutto va bene e che il lavoro lo si dovrà inventare davvero questa volta e  ti addormenti disegnando piani di fuga dalla realtà.

…Non so, ma a me sembra che qualunque fase ci si prospetti, il problema è che siamo oramai tutti fuori fase.

 

Tea for Two

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Tea for Two… è uno spazio che apro a tutti coloro i quali sentissero l’esigenza di parlare e di condividere i pensieri e le paure di questi giorni, in questo tempo sospeso e ansiogeno.
Prometto di fare del mio meglio per accogliere tutto ciò che arriverà con presenza, rispetto profondo e profonda umanità. L’invito, per me e per tutti voi, è sempre quello di tenere accesa la nostra luce, anche se in certi momenti non riesce ad essere più che un lumicino.
Ti aspetto, se vorrai, anche solo per un saluto, ogni giorno,a partire da domenica 22 marzo, dalle 16 alle 18 su Skype, per berci virtualmente un tè assieme.
Il mio account è giovanna.cozzi3.
Condividi se ti piace….Mi auguro di sentirti presto!
#iorestoacasa#insiemecelafacciamo#mifastarebene#ballaconme#benesserepersonale#nomoreansia#lapauranonesiste#icrescitapersonale#counseling

Motivi di leggerezza in tempi di pesantezza

 

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In questo moltiplicarsi di liste di ogni tipo,  per fronteggiare l’emergenza, per rispettare i decreti, per meditare, per tenere alto il morale, per coltivare il pensiero positivo, per ridere di noi, eccetera, anche io mi sono decisa a scriverne una.

Non so voi, ma io percepisco un’aria pesante e ad ogni ora del giorno fronteggio dentro di me emozioni contrastanti, accorgendomi che tutto ciò che mi arriva dall’esterno ha il potere di far affiorare paure ataviche e di attivare forme pensiero sopite, come se per la prima volta nella mia vita venissi chiamata a fare i conti con l’incertezza del futuro e con la sopravvivenza. Naturalmente non è così, è nella nostra natura di umani mortali fare i conti con il pensiero del domani e della fine, da sempre, ma il fatto che tutto ciò si esprima a livello collettivo e mondiale, amplifica ogni sensazione e la pre-occupazione sembra un imperativo sociale a cui conformarsi.

Così, per non nutrire solo la mia ombra che è sinistramente attratta dai bollettini dei tg e dall’ascolto di storie terribili e temibili, faccio ogni giorno qualcosa per ritrovare la leggerezza e il sorriso dell’anima, per nutrire anche e soprattutto la mia luce. Senza negare l’ansia, quando la sento arrivare, ma senza darle l’ultima parola.

Ecco allora alcune immagini, alcune sensazioni, alcuni pensieri che condivido senza pretese, only suggestions

Ognuno si inventi i suoi stratagemmi, aggiunga punti, e viva questo tempo più intensamente che può, che non è tempo sospeso, è tempo pulsante di vita anch’esso.

Allora, vado di lista….:))

  1. Senza il rumore del mondo risalta il cielo, l’albero fiorito del giardino di casa, il canto degli uccelli, la riga bianca del parcheggio vuoto.
  2. Senza il rumore del mondo le sensazioni interiori vengono percepite con più intensità, distinguo ciò che è mio da ciò che non lo è.
  3. La creatività delle persone si accende e produce tanta bellezza: umorismo, poesia e arte sono messi a disposizione di tutti in tempo reale e grazie ai social.
  4. Diminuiscono i fatti di cronaca, gli incidenti e tutti gli altri validi motivi per finire dai carabinieri e/o in ospedale.
  5. La Terra respira aria più pulita.
  6. Si moltiplicano flash mob virtuali, iniziative solidali, benefiche, gratuite, divertenti, coraggiose…in una parola:umane.
  7. Sperimento la nostra interconnessione su vari livelli: fisico, emotivo, spirituale, sociale, economico…in tre parole: siamo tutti umani.
  8. Ci si prodiga ad aiutare e a tenere alto lo spirito anche senza contatto fisico, a volte basta uno sguardo  a distaza di un metro.
  9. Le città, le strade, le piazze, non contenendo più i flussi dei corpi in movimento, ci restituiscono la loro geometria essenziale, i contenitori divengono contenuti di per sé essenti.
  10. I cani forse sono felici di passare così tanto tempo con i loro padroni, il mio lo è di sicuro.
  11. Genitori e figli piccoli si inventano cose belle e piacevoli da fare assieme, adesso c’è la quantità oltre che la qualità e se aumenta la quantità aumenta anche la qualità.
  12. Adesso conosco di nuovo la differenza tra un virus e un batterio e tra una sanzione e un’ammenda.
  13. Ho il tempo di far passare ogni stanza della mia casa per discernere fra ciò che mi piace e ciò che non mi piace e che proprio ora ho l’occasione di buttare.
  14. Ho il tempo per domandarmi cosa mi piace in generale, non dico cosa mi deve piacere, ma cosa mi piace veramente.
  15. Leggere poesie, ridere, cantare, ballare, camminare, respirare stare al sole, prendere vitamine, mangiare bene, essere gentili e grati, benedire, accogliere…insomma, il mio sistema corpo-mente-emozioni-spirito mi aiuta se io lo aiuto (e a volte anche se non lo aiuto).
  16. Posso donare al mondo il meglio dei miei pensieri e dei miei desideri per il futuro, con le migliori intenzioni e le migliori emozioni… mascherina sì, ma non sul cuore.
  17. Trovo occasioni per ridere, un film, una battuta…e ci sono anche i risvolti ridicoli di questa situazione, viva chi sa mostrarli in modo spontaneo ed efficace.
  18. Sono un balsamo le voci delle bimbe che giocano a nascondino nel giardino condominiale anziché al parco.
  19. Mi concentro sul meglio che l’umanità esprime: chi lavora senza sosta negli ospedali, chi dona denaro o altri strumenti alla collettività, chi mette a disposizione talenti e servizi gratuitamente, chi trova parole di benedizione sempre, chi inventa cose nuove e utili per momenti di crisi, chi fa favori a sconosciuti, chi scrive canzoni e poesie, fotografa o dipinge per farci ancora meravigliare di fronte alla bellezza di esistere in questo mondo unico e speciale, dove ad ogni levar del sole si ripete il miracolo della Vita… indipendentemente da noi.
  20. L’aria è tiepida, tutto sta fiorendo, la primavera se ne sbatte e va avanti per la sua strada. Tutto scorre… come sempre.
  21. Non mi accontento di venti punti, perché c’è sempre qualcosa da aggiungere ad una lista, un motivo, un sogno, un desiderio, un auspicio, un sorriso, un passo di danza, un grazie.

Ecco appunto, grazie!

Com’era il mondo prima di Noi?

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Citando Igor Sibaldi, dal suo “innamorarsi e fare innamorare tour”, per vedere il mondo in due occorre un piano ricco, il portafoglio pieno di idee. Occorre un programma. Ma quale sarebbe il mio? Si, se adesso fossi innamorata e ricambiata, se fossi in due, cosa farei guardare al mio innamorato? In quale mondo lo porterei? Lo porterei in territori mai attraversati o in luoghi già noti, semplicemente per vederli con un altro sguardo?

Che belle domande, mi permettono di volare con l’immaginazione che si sa, aiuta sempre.

Dove andare dunque insieme?

La prima meta del viaggio potrebbe essere  il mio giardino segreto, il mio mistero, il salto nel Blu dalla barriera corallina: è il mondo dei miei desideri che potrei svelare in una notte o, meglio, in un tempo più lungo, man mano che la fiducia si radica e che la complicità ci rende complici. Forse non tutti i desideri sono comunicabili, ne lascerei qualcuno in un angolo meno illuminato, ma altri e nuovi ne aggiungerei in virtù del fatto che uno più uno qui non fa due, ma qualcosa, forse molto, in più.

Poi ci sarebbe quell’agglomerato  di terra, cemento, ferro, vetro, sangue e respiro che chiamano città. Amo la città tanto quanto amo la natura. Se la natura è un balsamo, la città è un tonico. E mi ci vogliono entrambi. E allora, prima di ammirare un tramonto in due su un atollo, andrei a visitare le vecchie e stanche e frementi e giovani città europee. Le città sono la vita in tutte le sue sfumature, sono idee, pensieri, intenzioni, progetti realizzati e non, successi e insuccessi, ricchezza e povertà, dramma, tragedia, commedia e desideri di ogni tipo. Ed è questo che potrebbero raccontare gli uomini e le donne col passo veloce, lo sguardo sul cell, la bocca serrata e le spalle contratte che si incontrano nei fast food, nelle stazioni del metrò o  nelle strade sotto gli uffici. E sarebbe proprio una cosa bellissima vedere tutto ciò  con altri occhi,  gli occhi della realtà aumentata, forse drogata, e per questo inebriante, del noi.

Allora lo porterei, questo ipotetico lui,  per le  vie di Barcellona, di Lisbona, di Madrid, di Siviglia, di Parigi, di  Berlino, di Napoli, di  Milano, magari anche di Vienna o perché no di Dublino, Stoccolma, Marsiglia…. Per vedere, insieme, la vita scorrere tra la vita,  i sogni stratificati di architetti passati, presenti e futuri, un balcone, una pianta, un panettiere, un bar coi tavolini di fuori all’ora dell’aperitivo, la poesia di una banchina del porto, la varietà umana delle otto del mattino o delle tre di notte, scene di vita rubate da una finestra, colori non nostri, la luce de locale che suona jazz, il chiosco di fiori all’angolo della strada, il barcone sul fiume, i ragazzi che litigano in periferia, due che si baciano in un’altra lingua sotto il porticato quando tutti corrono al lavoro. Essere turisti in luoghi dove i turisti non vanno, anche se è banale, scoprire che troviamo la bellezza negli stessi posti e nelle stesse cose e la poesia in una persiana blu spalancata sul mare e il piacere in un bistrot nella strada dove ci siamo persi.

E infine scoprire che tutte le stanze di albergo sono uguali, che il bidet è una grande invenzione… se solo lo sapessero gli altri e che la miseria ha la stessa puzza ovunque mentre la ricchezza ha un profumo sempre diverso, uno per ogni nuovo desiderio, uno per ogni desiderio realizzato.

Mi piace. Io viaggio in due.

02 02 2020: cose importanti che semino

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Il realismo magico

Permettermi di ricevere senza sentirmi in debito

L’amore come essenziale

Dare perché posso

Volere quello che non è già sugli scaffali del supermercato

Nuove forme abitative future possibili desiderabili

Colmare tutti i serbatoi dell’amore

Dio è una linea che si apre (Cit.)

L’essere basta quasi sempre se c’è presenza

La relazione cura

Cercare la propria verità

Manifestare la propria verità rende incisivi

Disadattarsi

Dove c’è l’io autentico c’è la fonte del proprio potere

La vita è creare se stessi (cit)

Fare il coming out della propria unicità

Aprirsi ad infinte possibilità

Contemplare la bellezza

Ammirare il successo degli altri

Sentire profonda gratitudine per tutti i geni del passato

Sentire la missione di dare il mio contributo

Teyllard de Chardin, riletto ora

Primo e secondo chakra

Muévelo

Tenere alto il flow

Seduzione

Pazienza

La meditazione

Trovare le proprie guide

Perdonare settanta volte sette

Riconoscere il talento

Fare complimenti e benedire

Trattare gli altri meglio di come li stia trattando la vita, sempre

Desiderio di intimità

La  benevolenza

Dire sì quando è sì, dire no quando è no

Dare forma alle intuizioni, comunque

Saltare qualche cena

Fare ciò che fa paura

Creare collegamenti

Cercare un abbraccio salvamondo (cit)

Trovare quello che mi piace

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una Serie Semiseria di Quesiti su Amore e Innamoramento. (Tutto solo per la citazione finale)

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Dicono di aprirsi all’amore: basterà desiderare di innamorarsi ancora?

Potrò perdermi in uno sguardo senza perdermi?

Mi troverai tra la folla? Ti troverò io?

E se ti troverò, sarò capace di non analizzare?

Sarò leggera abbastanza per rispondere con un sì?

Mi chiamerai per nome? Ti sentirò?

Avrà ancora così tanto senso il tempo?

O lo potremo fermare in un abbraccio?

Avranno ancora senso le parole?

O ci basterà respirare all’unisono?

Sarà bello ritrovarsi dopo una giornata fuori casa?

E ne sentiremo l’urgenza?

Ritorneremo ad essere belli? E giovani?

E abbastanza ridicoli? E abbastanza impacciati?

E imperfetti?

Ritorneremo a non sapere tutto?

E a ridere alle giostre?

Ci piacerà guardare un tramonto sul mare, fino alla fine?

E saremo complici ammiratori di bellezze nascoste ai più?

E saremo complici creatori di parole solo nostre?

Mi vorrai non sposare e amarmi per sempre?

Verremo assieme?

Avremo gli stessi tempi comici?

Verremo ridendo?

Mi darai la tua Amex Oro?

Penserai di me che sono troppo interessata?

Penserò di te che sei poco prodigo?

Mi lascerai per un paio di glutei che non conoscono la gravità?

Ti ritroverò tra la folla?

E sarà come la prima volta?

…..torneremo a crederci?…per sempre?…per davvero?

I could make you happy, make your dreams come true
There’s nothing that I wouldn’t do
Go to the ends of this Earth for you
To make you feel my love.
(B. Dylan)