Avvento

Presto al mattino oggi tutto riposa.

Il freddo di dicembre è arrivato, non lo sento, lo immagino al di là del vetro. Così inospitale, invita al silenzio e all’ascolto. Sotto il guscio del piumone mi attardo e tutto ciò che devo rimane sospeso, ancora per un po’. Lamentele, vittimismo, il mio ego stanco… affondo tutto il peso delle faccende sul materasso e poso ogni affanno nell’Athanor del Cuore dove nuova linfa si genera, per le pene che verranno, per le gioie che verranno, per il fare e il camminare.

E tutto sommato penso che sia meglio rimanere umani e dire grazie tante volte ed essere gentili. In tutto questo che è il mio tempo e che è vivere così, in equilibrio nel disequilibrio, tra cielo e terra.

A questo punto, dimorare in me stessa è tutto ciò a cui anelo e oggi faccio pulizie per le feste e pacchi regalo di robe vecchie, destinati a chi li può accogliere senza dispiacersene.

Perciò è a voi Dei tutti e voi tutti miei Avi che dono il mio solito e noioso gran daffare per un pomeriggio alle terme, un massaggio, un paio d’ore vista mare, per un amore anche piccolo da incontrare.

Vi dono tutte le mie residue resistenze e le tensioni della mandibola per farmi bella per la vita.

Vi dono tutte le promesse non mantenute, tutti i buoni propositi disattesi, tutti i voti pronunciati e tutti gli ordini e i consigli giusti che do a me stessa e qualche volta anche agli altri, per farne una pernacchia, una barzelletta, una sonora risata alchemica.

Vi dono tutto il mio controllo e tutto il mio autocontrollo e tutta la mia esigenza di qualcosa di certo per la gioia dell’azione in sé e per sé, per la pura gioia dell’essere, per una bussola che indichi sempre verità, bontà e bellezza.

E vi ringrazio per questo tempo buio, acqueo, uterino, pronto ad accogliere il seme nuovo del Natale che giunge, ancora e sempre, a ricordarci qualcosa di noi che abbiamo perduto.

Disarmata

Proteggimi dalle offese del tempo

Preserva il mio sguardo di bimba che entra nel bosco incantato

Proteggimi dalla paura di non farcela, dall’angoscia di certi momenti e della fine del mondo

Dimmi che tutto va bene

Difendimi dagli insulti e dagli inganni passati come un testimone attraverso le mie antenate

Proteggimi da tutta l’ansia, la frenesia e lo sforzo che ci metto per essere degna

Proteggimi dalla tristezza che mi assale quando tutto sembra ripetersi

Dalla rabbia davanti alla povertà e ad ogni spreco di umanità

Proteggi e custodisci le mie lacrime che come fiume sotterraneo non trovano sbocchi

Raccogli i miei cocci quando cado e mi spezzo e rimettili assieme

Proteggi tutta la mia stanchezza che vuole essere soltanto abbandono fiducioso

Difendimi da quello che penso di me stessa, dai miei pensieri piccoli, disordinati, ripetitivi, non pensati

Costruisci una fortezza attorno alla mia casa, benedici il mio nome di donna

Mettiti dietro di me quando cammino, davanti a me quando apro braccia e cuore, stai al mio fianco nelle serate di gala

Permettimelo, e io andrò in giro disarmata.

Un altro pass

Esiste un pass semplice e poco costoso pur essendo, per la sua rarità attuale, un bene di lusso.

Con quello che oggi fa più tendenza ha in comune qualcosa, ahimè. Fortunatamente sono solo due lettere, una piccola minoranza che poco conta, si sa.

Ma a parte questa iniziale assonanza è molto più cool e smart e rilascia all’istante uno stato di benessere che neanche tutta big pharma e gli occhi di Speranza.

È molto versatile, lo si può usare al passato, al presente e al futuro e si intona con tutto, mentre il verde, ad esempio, col rosso è un po’ un pugno negli occhi anche per i meno delicati.

Un altro vantaggio è che non c’è bisogno di una app su cell o di un pezz di cart che magar ti scord a cas.

A differenza del più noto però, che si sa non fa danni, può avere importanti effetti collaterali sull’ambiente circostante, qualcuno sostiene abbia effetti addirittura sul proprio sistema psicofisico e su tutta la struttura dell’universo. In effetti, i più audaci lo assimilano ad una delle più alte forme di preghiera.

Può provocare catastrofi come grandi aperture di cuore, sorrisi dentro e fuori, commozione, gioia, benevolenza, benedicenza, collaborazione, forse anche solidarietà. Può portare ad un abbraccio spontaneo o ad una stretta di mano, pratiche vetuste e aborrite da tempo, ora appannaggio solo di una ristretta cerchia di eretici.

Nonostante ciò, o forse a maggior ragione, il consiglio è di usarlo a più non posso. Infatti, esso apre tutte le porte, in particolare quelle del cuore, e permette ad esempio:

  • di iniziare un nuovo giorno con fiducia verso l’ignoto
  • di favorire il verificarsi di situazioni in cui debba necessariamente essere utilizzato ancora, e questo è un bene di per sé, una contagiosità buona, in fondo
  • di esercitare uno sguardo di meraviglia sul mondo
  • di sentire che non sei solo, spiriti, umani, animali, vegetali, minerali, tutto collabora con te quando lo usi
  • di spiazzare i nemici, gli antipatici, gli stizzosi, gli scontrosi, i rigidi, aprendo piccole brecce nei loro animi rattrappiti.

I benefici non si possono certo riassumere in poche righe, ognuno aggiunga in base all’esperienza che ne fa e ne farà.

Come ultima cosa mi preme dire il suo nome, cosicché il mistero sia svelato anche ai meno esoterici e il suo utilizzo diventi più virale dello smalto per unghie da uomo di Fedez (anche se a ben vedere ci vuole poco).

Solo una parola, vero lasciapassare dell’abbondanza, e questa parola è: GRAZIE.

Resistenze e attaccamenti

Vento fresco stamattina, preludio di fine estate, farò fatica ad abbandonare la stagione più vitale.

Sì, lo ammetto, resisterò. Cercherò di ritardare il cambio armadio e l’avvento del piumone, di scansare i collant nel cassetto della biancheria assieme alla maglia della salute. Aspetterò proprio la fine per raccogliere il basilico e preparare l’ultimo pesto, quello che mi porterà sentimentalmente indietro ancora di qualche giorno, là dove affonderò le unghie, anche solo per un istante.

Non rinuncerò così facilmente e con leggerezza alle luce che inonda l’appartamento e ai momenti vacui e languidi sprofondata sul divano, in attesa di una brezza serale che ripaghi di tutte le gocce di sudore versate. Così, sarò sicuramente inversa e intrattabile per qualche tempo.

Fino al ventidue settembre permettetemi ancora di desiderare una doccia fresca, un amore estivo, un ballo sotto il pergolato che risplende di luci colorate, una cena davanti al mare, i sapori del mediterraneo sulla tavola e una scusa per non fare niente.

Poi lascerò che accada l’autunno con la sua esplosione di colori, con le camminate sulle foglie secche crepitanti e odorose, con la dolce zucca, le calde zuppe e la voglia di nido.

Il passaggio dal fuoco al focolare non sarà indolore, troverò chi mi consoli.

Creare istanti di silenzio

Fare caso ai pensieri improduttivi e premere il tasto stop.

Resistere alla tentazione dell’ennesimo scorrimento dei post sul cell

Mettersi in pausa ogni tanto durante una conversazione e stare ad osservare fluttuanti

Usare i tempi di attesa per attendere inoperosi

Fermarsi ad ammirare qualcosa di bello finché non se ne ha abbastanza

Non esprimere necessariamente un’opinione

Entrare in spazi sacri dentro e fuori di sé

Pregustare intimamente un piacere grande

Indugiare per un istante negli occhi di un passante

Sospendere giudizi, lamentele, critiche e buoni consigli, anche solo detti fra sé e sé, anche solo autoriferiti

Prendersi ogni tanto una vacanza dalle notizie dal mondo

Contattare la propria verità e vedere l’effetto che fa

Sentire i piedi che appoggiano sulla terra e il peso della gravità

Sentire la presenza dello spirito in ogni manifestazione della materia

Sentire di essere vivi, cioè non saperlo e basta, non presupporlo, ma sentirlo proprio

Accarezzare qualcuno, anche un cane, anche un gatto, senza dire nulla

Fare un respiro grande e vedere cosa cambia

Percepire tutti i propri sistemi vitali magistralmente in azione

Ascoltare il proprio unico e inconfondibile ritmo

Accorgersi.

Cronoprogramma

Ecco qui, un altro week end di luglio.

Incerto il tempo e lento.

Dilato gli spazi per segnare una differenza con il resto dei giorni.

Farò due passi in più con Leone e in un certo punto gli toglierò il guinzaglio, così sarà bello vederlo apparire e scomparire tra l’erba alta.

Farò le pulizie di casa senza guardare l’orologio, prendendomi tutte le pause necessarie. Forse non avrò bisogno di fare la spesa.

Starò un po’ ritirata dal vivere sociale, dalle suggestioni del mondo festaiolo: sul divano ci sono i libri nuovi, e questo già mi eccita… da dove cominciare?

Con molta calma, verso sera preparerò una cena senza complicazioni, che già lavare l’insalata mi sembra un obiettivo alto.

Mi potrò permettere la sveglia alle quattro del mattino per salutare un figlio che parte con gli amici, senza più riuscire poi veramente a riaddormentarmi.

Camminerò nei boschi un po’ assonnata, tanto poi ci sarà modo di schiacciare un pisolino più il là, nel pomeriggio, invece il mattino ha sempre l’oro in bocca.

Pranzerò da sola con gli avanzi di ieri, senza pretendere nulla dalla domenica, neanche un dolcetto o un calice di vino.

Avrò voglia di continuare a leggere per fare finta resistere sveglia, finché arresa mi trascinerò nel letto dove avrò sapientemente creato la giusta corrente d’aria per sognare senza sudare.

Mi sveglierò con la bocca impastata e avrò la scusa per bere un altro caffè per poi essere in pace col mondo.

Mi ritaglierò fino a sera un angolo di autunno in cui fare compagnia alla mia anima.

Forse avrò bisogno di scrivere.

E sticazzi se da qualche parte c’è il mare.

I 50 sono i nuovi 30

Sarà che il pandemico trascorso da lì pareva assai irreale

Sarà che siamo tornati tutti indietro di vent’anni, leggeri e senza affanni

Sarà che gli Spritz pomeridiani a bordo piscina ci han fatto un po’ smollare

Sarà che non poteva che seguire con la cena, dei Lugana, una chitarra e bella ciao a voce piena

Sarà che lo stadio era pieno e non mancava proprio nessuno di quelli che dovevano

Sarà che siamo invecchiati bene, come dice un testimone

Sarà che siamo un po’ gli stessi di sempre e questa volta è per vantarsi

Sarà che è vero che il tempo è nella mente, ma che il cuore non ne sa niente

Sarà l’effetto di euforia, ma stavo bene

Sarò che ci vedevo belli e goffi in questo amarcord di giovinezza, tentativo riuscito, siamo bravi a barare

Sarà che ci vedevo anche piuttosto esperti nel dissimulare l’inquietudine che talvolta ci assale

Sarà che così è, e tanto vale.

E poi… Woman no cry….

Tutto sa di libertà

La vita si accende, la vita si infiamma, l’estate ci attende.

Il nuovo tormentone lo sento cantare e a Mille lo voglio ballare. L’ombrellone in riva al mare è il mio, puoi scansare.

I colori sulla tavola all’aperto, il melone fresco, l’anguria dissetante, la bottiglia nel ghiaccio, il pesto con l’aglio…ci vuole un ventaglio!

L’ombra con la frescura degli alberi, le serate con gli amici a fare tardi, il chiacchiericcio, il cicaleggio, il pantalone sudaticcio.

Le belle ragazze coi vestitini fioriti, la pelle un poco abbronzata che tanto male non fa, il bordo piscina per chi sta in città.

Gli occhiali da sole, il cruscotto bollente, il casello alle spalle, si parte, si va.

E in men che non si dica, tutto sa di libertà.

Il mio modo

La gioia dell’essere io la conosco.

Prendo per mano una bambina che voleva solo ballare.

Andiamo in cerca di una voce che ci dica “non c’è niente di cui avere paura”.

Ne abbiamo fatta di strada assieme, affrontato pericoli, vissuto drammi, saltato nelle pozzanghere, cantato a squarciagola, pianto, riso tanto.

Eppure non ci sentiamo ancora paghe di vita, solo vorremmo sentirci un po’ al sicuro, da adesso in poi, vorremmo una casa a cui voler tornare serene, un solido conto in banca, un luogo (due braccia) dove abbassare la guardia.

Però la gioia dell’essere io la conosco: è un’altra bambina che prendo per mano, quella che esiste da quando tutto era intero.

Non ha bisogno di nulla, tanto meno di rassicurazioni. E’ lei la mia fonte di pace, è lei che fa sorridere il mio cuore. Mi dice: “vedi come è facile il piacere e dire ancora, ancora e ancora?” Sì, rispondo io, facile come rubare una coscia di pollo arrostito e scappare sul dondolo a mangiarla, come saltare i fossi con la bici, come affondare denti e labbra nei pomodori dell’orto appena raccolti, come i viaggi verso il mare.

E così, seria e contratta solo per abitudine, ma non più per convinzione, cammino tra desolazione e consolazione, trovando il mio modo.

E li chiamano oroscopi

Sarà che gli astri qualcosa ne sanno che mica sono nati ieri, sta di fatto che leggo sempre almeno un paio di oroscopi settimanali di fiducia per trovare ispirazione, o almeno una qualche anche piccola motivazione per uscire dal letto il lunedì mattina .

Quindi come ogni domenica mi faccio consigliare: basta con la solita urgenza ossessionata e ossessiva. Giusto! E’ tempo di azione pacata e incisiva. Bello!

Parole non confortanti, perché in verità vorrei prendermi una vacanza lunga e possibilmente solitaria e lui invece mi sta dicendo che finalmente ritorna la voglia di agire. Vero è che a volte si prende per buono solo ciò che appare in superficie, solo quello che si legge nel titolo senza approfondire la notizia. Perciò mi fermo e rifletto. Allora trovo che, sorprendentemente, il mio oroscopo è perfettamente in sintonia con ciò che vado cercando in questo periodo della mia vita. E questo mi conforta.

Azione pacata e incisiva. Un modo di procedere con presenza ed efficacia, ma senza sforzo o accanimento, anzi con una sorta di atteggiamento di fondo di abbandono, di apertura verso ciò che non posso controllare, verso l’inatteso, verso la sorpresa.

E’ un equilibrio tra due momenti esistenziali. Quello dell’agire che crea movimento, che diventa percorso, che diventa cammino, che diventa sviluppo, esito, conclusione, ripartenza, flusso. E quello della sosta, in cui placare corpo, mente e cuore anche per pochi minuti ogni giorno. Spazio di rilascio, spazio”tensiolitico”, spazio di ricettività totale. Spazio che dà all’azione quella qualità appunto di pacatezza e di incisività che altrimenti risulterebbe affannosa, caotica e ansiogena.

E ogni giorno accorgersi di sé, per dirsi “ci sono”, non mi dimentico, ti osservo nel tuo divenire con tenero distacco e compassionevole risata.

Questo è come lo vedo io, il consiglio astrologico. Un bel programma, ma mica facile, da far rimpiangere gli oroscopi salute soldi amore di una volta.

La cosa più difficile è prendersi il rischio di questo fare sì, ma con passo leggero, come se non ci fosse nulla da difendere, neanche una reputazione o, se non proprio una reputazione, un qualche avatar con cui ci mostriamo al mondo.

Ma tant’è, i nostri piccoli io hanno sempre qualcosa da recriminare, qualche lamentela da inoltrare, qualche fastidioso capriccio disturbante. Basta sapere come trattarli e rimetterli al loro posto. Fare come coi bambini: lasciarli sfogare senza perdere le staffe.

Buon divertimento.