02 02 2020: cose importanti che semino

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Il realismo magico

Permettermi di ricevere senza sentirmi in debito

L’amore come essenziale

Dare perché posso

Volere quello che non è già sugli scaffali del supermercato

Nuove forme abitative future possibili desiderabili

Colmare tutti i serbatoi dell’amore

Dio è una linea che si apre (Cit.)

L’essere basta quasi sempre se c’è presenza

La relazione cura

Cercare la propria verità

Manifestare la propria verità rende incisivi

Disadattarsi

Dove c’è l’io autentico c’è la fonte del proprio potere

La vita è creare se stessi (cit)

Fare il coming out della propria unicità

Aprirsi ad infinte possibilità

Contemplare la bellezza

Ammirare il successo degli altri

Sentire profonda gratitudine per tutti i geni del passato

Sentire la missione di dare il mio contributo

Teyllard de Chardin, riletto ora

Primo e secondo chakra

Muévelo

Tenere alto il flow

Seduzione

Pazienza

La meditazione

Trovare le proprie guide

Perdonare settanta volte sette

Riconoscere il talento

Fare complimenti e benedire

Trattare gli altri meglio di come li stia trattando la vita, sempre

Desiderio di intimità

La  benevolenza

Dire sì quando è sì, dire no quando è no

Dare forma alle intuizioni, comunque

Saltare qualche cena

Fare ciò che fa paura

Creare collegamenti

Cercare un abbraccio salvamondo (cit)

Trovare quello che mi piace

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

#24…Black Mamba

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Caro Kobe,

nell’armadio di mio figlio ci sono ancora tante canotte giallo-viola con il tuo numero sulla schiena. Hanno taglie diverse, perché seguivano la sua crescita: arrivavano puntualmente per Natale o per un compleanno, pronte per essere indossate durante gli allenamenti e per assorbire, più che il sudore, i sogni di un ragazzino che dava l’anima sugli sgangherati  parquet di provincia.

Ho amato il basket grazie a quel ragazzino che ora si appresta a diventare uomo e ti ho conosciuto di riflesso, grazie al suo amore e alla sua ammirazione per te. E quando ho saputo quel che ti era successo, il mio pensiero è andato subito a lui, che da piccolo voleva essere come te e che poi, con te, è cresciuto.

Seguivo volentieri la squadra di mio figlio, tifando, arrabbiandomi, gioendo, commuovendomi, soffrendo spesso proprio fino a quell’ultimo secondo prima di un tiro salvifico. Non passavo però come lui le notti in bianco per vedere le tue partite tv e perciò non so citare a memoria le tue indimenticabili gesta sportive e atletiche. Non sono stata una giocatrice di basket e non ho particolarmente seguito la tua carriera. Eppure oggi sono scossa: Perché? Cosa mi commuove? Che c’entri tu con me? Cos’è che di te mi sento addosso, che non ho mai neanche indossato la tua canotta?

Io ci ho pensato sai Kobe, e ho pensato che quando se ne va un uomo, o una donna, che ha saputo esprimere in maniera così piena il suo talento, il suo daimon, la sua vocazione, quando se va un uomo, o una donna, che ha saputo  esprimere le qualità del campione, dell’eroe, dell’essere umano perfettamente realizzato, ogni volta che se va un uomo così, o una donna così, ecco che si sente che dentro di noi qualcosa si accende e prende vita. E’ la parte di noi che aspira all’eccellenza, la parte migliore di noi che si risveglia e rivendica un posto al sole. La parte di noi che ci dice che possiamo osare di più, che possiamo smetterla di accontentarci, che possiamo espanderci, che il nostro potenziale è enorme e non lo stiamo sfruttando che in piccola parte, anzi forse per niente.

Perciò la tristezza di oggi è tutta mia per tutto ciò che ancora non ho potuto realizzare, per tutti i desideri che aspettano di essere desiderati e incarnati, per il mio poco coraggio. Anche la commozione di oggi è tutta mia, per le altezze alle quali sono chiamata di vivere e per tutta la bellezza e il talento che c’è in giro e che mi ispira e che voglio ispiri i miei figli e gli uomini e le donne di ogni età e di ogni dove, affinché trovino e seguano quello che amano fare e lo facciano al meglio.

In  questi nostri tempi tu Kobe sei stato un testimone per tutti noi: ci hai mostrato che ognuno può superare i suoi limiti, che ci vuole fede e che ci vogliono le opere a sostenerla, che siamo chiamati al successo, alla gioia, alla ricchezza e alla condivisione, all’atto creativo e generativo di vita più. A qualsiasi livello, perché il successo è il potere di fare accadere le cose.

Mandela diceva che è la nostra luce, non la nostra ombra, quella che ci spaventa di più. Io penso che avesse ragione, ma questo è sembrato non valere per te.

Grazie, Kobe. I’ll never forget you…

Sintesi di bilanci di fine anno, qualche desiderata per il nuovo e una poesia scoperta per “caso”

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Scrivere o non scrivere questo è il dilemma. Scrivere o non scrivere quando si è scarichi? Scrivere o non scrivere sapendo che nessuna risposta aiuterà? Scrivere come se questo possa cambiarmi l’umore o surrogare un abbraccio. Non scrivere per non darsi neanche questa possibilità. Lancio la monetina e faccio decidere al caso. Testa o cuore. Cuore. Che non sa cosa vuole. Fosse uscito testa avrei smesso subito di scrivere. La testa è più selettiva. Il cuore è più comprensivo.

C’è una strisciante insofferenza che ha a che vedere con il mio essere madre disillusa, moglie mancata, donna lavoratrice in ritardo di venti anni. Anche se quest’ultimo è l’unico aspetto attuale della mia vita di cui sono vagamente entusiasta. Il problema è il ritardo. Il problema più grosso è il buco nero in cui mi sento spesso quando sono a casa. E’ dove il mio attrattore si fa sentire con più forza, è dove io mi sento meno io, è dove io mi sento più debole e stanca. Non c’è un fronte della mia vita in questo momento che non sia scoperto. E non ho alleati. Tutto quello che voglio ora è un padre che mi dica cosa fare.  Ammetterlo è difficile per me, per questo credo che sia un progresso. Come potrebbe esserlo fare quello che sento: vendere casa, trasferirmi in un’altra città, fare succedere qualcosa che porti a qualcos’altro e poi a qualcos’altro ancora. Per la prima volta in questa età adulta mi sento sola e fragile e ho paura a prendere decisioni importanti. E resto in questa posizione senza usare facili scappatoie new age.

Il momento della mia vita in cui più riconosco il mio valore e i miei meriti, in cui più sono sicura dei miei talenti, in cui più posso affermarmi e posso fare ciò che mi piace, è anche il momento in  cui vedo maggiormente i miei fallimenti. Direi che sono in una situazione molto favorevole per la depressione o per una profonda trasformazione. Deprimersi è la scelta più banale oltre che decisamente poco estetica.

Propendo per la seconda possibilità. In fondo è bello avere tante case da abitare ancora. E’ bello avere ancora tante vite da vivere. Allora che cambiare casa sia il giro di manovella del nuovo anno. Che il lavoro sia la conferma che posso contare sull’energia paterna. Che innamorarmi sia la fonte di tutte le creazioni future. E che io possa lasciare andare tutto ciò che mi dissangua. Grazie e amen.

Desiderata

Va’ serenamente in mezzo al rumore e alla fretta
e ricorda quanta pace ci può essere nel silenzio.

Finché è possibile senza doverti arrendere conserva
i buoni rapporti con tutti.

Di’ la tua verità con calma e chiarezza, e ascolta gli altri,
anche il noioso e l’ignorante, anch’essi hanno una loro storia da raccontare.
Evita le persone prepotenti e aggressive, esse sono un tormento per lo spirito.

Se ti paragoni agli altri, puoi diventare vanitoso e aspro,
perché sempre ci saranno persone superiori ed inferiori a te.

Rallegrati dei tuoi risultati come dei tuoi progetti.
Mantieniti interessato alla tua professione, benché umile;
è un vero tesoro rispetto alle vicende mutevoli del tempo.

Sii prudente nei tuoi affari, poiché il mondo è pieno di inganno.
Ma questo non ti impedisca di vedere quanto c’è di buono;
molte persone lottano per alti ideali, e dappertutto la vita è piena di eroismo.

Sii te stesso. Specialmente non fingere di amare.
E non essere cinico riguardo all’amore,
perché a dispetto di ogni aridità e disillusione esso è perenne come l’erba.

Accetta di buon grado l’insegnamento degli anni,
abbandonando riconoscente le cose della giovinezza.

Coltiva la forza d’animo per difenderti dall’improvvisa sfortuna.
Ma non angosciarti con fantasie.

Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.
Al di là di ogni salutare disciplina, sii delicato con te stesso.

Tu sei un figlio dell’universo, non meno degli alberi e delle stelle;
tu hai un preciso diritto ad essere qui.
E che ti sia chiaro o no, senza dubbio l’universo va svelandosi come dovrebbe.

Perciò sta in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca,
e qualunque siano i tuoi travagli e le tue aspirazioni,
nella rumorosa confusione della vita conserva la tua pace con la tua anima.

Nonostante tutta la sua falsità, il duro lavoro e i sogni infranti,
questo è ancora un mondo meraviglioso. Sii prudente.

Fa di tutto per essere felice.

(Max Ehrmann)

 

Non Mi Basta Rap

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Dicono di non desiderare

Ehi fra’ non ascoltare

Tu vuoi metter qualcosa di più sotto ai tuoi denti

Godere è più di esser contenti

Non ho cash flow-o

E la cosa non mi garba no

Non mi basta il pareggio no

Voglio lasciare indietro il peggio-o

Non mi basta più stare in provincia

Fra’, dai passa il gratta e vinci – ah

Quante certezze inutili

Solo per giustificare le tue abitudini

Trova il confine della tua scena-ya

E’ la paura che ti frena?

Fra’, dai spezza la catena

I sogni son materia, da qualche parte

Fra’: dai gas alla Ferrari che si parte

Lo so c’è del filo spinato-o

Puoi morire ammazzato

Tanto puoi muori lo stesso-o

Allora dai, il momento è adesso

Ehi, dicono di non desiderare

Fra’ ti ho già detto di non ascoltare

Ehi, tu vuoi metter qualcosa di più sotto ai tuoi denti

Godere è più di esser contenti-ya.

Hei, pensati più in grande sì

Hei, puoi pensarlo più in grande-ya.

Godere è più di esser contenti sì!

Allora pensati più in grande-ye.

                                               (We are such stuff as dreams are made on – W. Shakespeare)

 

Quando si dice grazie

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Non trovo al momento una parola più bella di grazie. Anzi, più magica.

E’ una parola che sistema le cose, che le appacifica, che dà loro respiro.

E’ in grado di trasformare il passato, illuminando i fatti che possono sembrare solo tristi, tremendi o traumatici.

E’ in grado di creare il futuro, anticipando e attualizzando la gioia per ciò che chiediamo con fiducia alla vita.

E’ una parola veramente powerful. Confonde e sbaraglia gli avversari, spariglia le carte delle avversità, rinforza i legami più autentici o anche solo più utili, conduce con agilità verso ciò che desideriamo ardentemente.

Pronunciare questa parola è fonte di piacere istantaneo, se poi se ne fa un mantra è un’iniezione di buon umore duraturo, agisce da ansiolitico e da rilassante.

Sarà un placebo, ma funziona. Non so se rimedio universale, ma si avvicina molto, e poi è a buon mercato e sempre a disposizione.

Davvero, non mi viene in mente nessun’altra parola così pregna di valore e allo tempo così leggera, come il sorriso che arreca.

Quando dico grazie mi sento veramente connessa con tutto ciò che mi circonda e mi sento più ricca. Quando dico grazie sento che sto invitando il mondo a trattarmi con gentilezza, quando dico grazie sento di esprimere al meglio la mia umanità. 

Per meravigliarsi della vita e sorridere delle lamentele quotidiane, dei rancori, del solito vittimismo, può essere utile trovare a fine giornata almeno dieci cose per cui essere grati e scriverle. E’ un esercizio che ripeto spesso per periodi più o meno lunghi e grazie è la parola-mantra della mia meditazione giornaliera. Lo consiglio a tutti: è senza spiacevoli effetti collaterali e se ne può abusare.  Chi ci prova mi faccia sapere come va. Grazie!

 

The Big Yes

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avvertenza per i lettori: questo blog contiene messaggi promozionali…
Dire sì alla vita e permetterci di fluire con essa. Dire sì a noi stessi per permetterci di esprimerci con libertà e verità, andando a riconoscere e ad affermare il nostro valore.
E’ il grande Sì che favorisce tutte le trasformazioni che desideriamo per noi e per la nostra esistenza. Quando affrontiamo tutti gli ostacoli interni, quando affrontiamo tutti i no che ci diciamo, siano essi consapevoli o meno, quando ci diamo la possibilità di essere più grandi di quello che siamo, allora tutto dentro e fuori di noi comincia a cambiare.
Come si può sperimentare nel TangoOlistico®, tanto più chi viene guidato si lascia andare al piacere e alla morbidezza dell’abbraccio sicuro e contenitivo dell’altro, quanto più sarà in grado di guidare a sua volta con decisione e fermezza nel ballo successivo.
Così, dire di Sì ci permette una vita più ricca di possibilità e gioia e ci permette di andare incontro al futuro con fiducia, presenza e padronanza di sé.
Quello che mi piace è l’idea di poter offrire uno spazio di ricerca di questo Sì, uno spazio dalle dimensioni profonde e dal peso leggero, in cui raccontarci a voce e/o con il corpo in vista di quell’attimo emozionante in cui finalmente gli occhi si illuminano attraversati da una scoperta nuova su di sé. Anche quando dura poco, ne vale la pena, perché poi tutto cambia e non si può fare finta che non sia successo.
Come fare questa ricerca? Mettendoci in gioco o, meglio, cominciando a giocare con tutte le parti di noi, amiche o nemiche che siano, facendole dialogare, prendendole un po’ in giro, facendo il verso alle nostre paure, comiciando ad apprezzare i nostri talenti, ritrovando i desideri autentici che alimentano il nostro procedere nel cammino della vita. Per dire Sì a tutto di noi e in particolare al potere che abbiamo di costruire la nostra realtà e di cambiare il passato e creare il  futuro a nostro piacimento.
Provare per credere…. Just say Yes!

Volesse il Cielo

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E’  già settembre, un tempo avrei fatto bilanci, ora sento che la contabilità non può aiutarmi a definire i più e i meno del mio cammino. Forse sono in un punto di pareggio, mentre attendo  che le cose prendano forma senza un mio intervento, così da indicarmi una direzione che non so pensare. E’ come trovarsi sulla linea di partenza senza sapere quando scatterà il via e senza sapere ancora verso dove correre e perché.

E comunque in questo momento tutto sembra più grande di me. Guadagnare più soldi, cambiare casa, seguire i figli, riordinare gli armadi, perdere 4 kg, smettere di fumare, trovare un fidanzato…

Sto pensando allora di prendere tutte le mie  domande e le mie preoccupazioni e di spostarle in Cielo. Così, giusto per alleggerirmi un po’. Mi hanno detto che gli antichi lo facevano, è così che sono nati gli dei. Una pena d’amore? Ci pensa Venere! Una battaglia impegnativa? Si chiede aiuto a Marte! Semplice no? Perché, mi hanno detto, il cielo sa sempre come risolvere i problemi.

Poi mi hanno detto di aprire bene gli occhi. Perché il Cielo trova sempre un modo per comunicare le sue risposte. Solo che i segnali che manda sono spesso insoliti, velati se non addirittura mascherati, e anche ora con il 5G non è detto che sia più  facile riconoscerli. E poi arrivano quando vuole lui. Così sembra che sia meglio stare con i sensi all’erta, senza distrarsi troppo con altre faccende o pensieri oltre lo stretto necessario.

Mi hanno detto allora di cominciare a collaborare. Per esempio, quell’orrendo puzzle gigante della nonna che sentimentalmente non riesco a togliere dalla parete del soggiorno, potrebbe tenere lontano qualcuno che vuole regalarmi un Picasso. Anche pensare al vecchio amore scappato con la ventenne ucraina potrebbe ostacolare. Per esempio perché potrei non accorgermi del bel signore che mi ammicca già dal reparto salumeria e che ora alla cassa mi fa passare avanti col mio carrello carico di provviste che neanche dopo Cernobyl, lui che ha solo due birre.

Perché è cosi che fa il Cielo, mi hanno detto: offre possibilità. Se poi la  mente è intasata più della pancia di Salvini dopo la merenda? Beh… allora sono cavoli. I rimedi? Mi hanno detto che basta buttare i puzzle e gli ex, evitare la nutella, ricominciare a mangiare salame anche solo saltuariamente, ma soprattutto, come più o meno dicevano gli antichi, meditare gente, meditare…

Così, va da sé che per vederci bene due occhi non bastano più, ce ne vuole un terzo in mezzo alla fronte, più adatto allo scopo. Mi hanno detto che poi comunque il cielo aiuta sempre gli audaci, anche se i più dicono sia la fortuna.

Meditare e osare, insomma. E’ già settembre,  volesse il Cielo che fosse il mese giusto per cominciare!