Fuoco e Benzina

Ma i ragazzi sono in strada, i ragazzi stanno bene. Non ascoltano i consigli e hanno il fuoco nelle vene. Scaleranno le montagne e ammireranno la pianura. Che cos’è la libertà? Io credo: è non aver più paura (Negrita)

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Accompagno mio figlio più piccolo, ormai quasi diciassettenne, al concerto dei Dark Polo Gang. La mia missione è solo quella di portare lui e sui amici davanti al Fabrique in orario e sani e salvi, che ci penseranno loro poi a sfarsi durante la serata. Durante i quaranta minuti abbondanti di viaggio in auto regna il silenzio e l’ascolto attento di coloro che di lì a poco si esibiranno dal vivo. Ogni tanto chiedo di abbassare il volume che non sento il navigatore, anche se in realtà mi sento parecchio infastidita dai testi e dalle sonorità cupe. Finalmente li mollo e durante il viaggio di ritorno cerco la catarsi con Radio Italia anni ’60. Devo dire che non l’ho trovata, ma questa è un’altra storia.

Comunque poi ci provo. Ascolto Emis Killa, Tedua, Salmo, Achille Lauro, Dark Polo Gang and company guidata da una domanda: cosa mi dicono dei miei figli, cosa dicono di me? Se si riesce a superare la tentazione di  liquidarli come rappresentanti dell’anticristo, rovina della meglio gioventù italica, se si riesce ad andare oltre alle carenze vocali e ai difetti di dizione, se si riesce a sopportare il fastidio provocato da un linguaggio troppo spesso troppo esplicito, insomma, se si riescono a sopportare almeno cinque canzoni di fila, allora si può dire di essere sulla buona strada del perdono e dell’accettazione della realtà tutta per ciò che è.

Riconoscere ciò che è, come prima cosa.

E i miei figli sono quegli umani lì, che ascoltano tutto il giorno quelle parole lì, e quelle parole lì sono quelle in cui si riconoscono, in cui trovano un senso a ciò che senso non ha, ma ancora non lo possono sapere. Rabbia, misoginia, sessismo, cinismo, individualismo sfrenato, vuoto affettivo, povertà intellettuale, povertà materiale, sogni col fiato corto, futuro (e potere) senza immaginazione. E una lettura disincantata e didascalica del mondo.

Paura, che altro?

Quanta paura c’è dentro questi figli? Ancora lontani dall’essere uomini, una identità incerta che si fa forte con i bianchi e i neri, ancora incapace di accogliere le sfumature, ognuno alle prese con la fatica di crescere che poi sarà fatica di stare al mondo, giustamente terrorizzati solo all’idea di entrare in contatto con sé, apparentemente incapaci di apprezzare la bellezza semplice di un tramonto o di una poesia. Quel linguaggio lì è quello di questi loro tempi, è il linguaggio capace di esprimere la loro rabbia e la loro impotenza, le loro rozze domande, le loro esperienze di ragazzi, quelle che si vivono lontano dagli occhi dei grandi. Quello che sento io è quello che sento io, da fuori, loro invece sono dentro, sono i protagonisti della loro storia attuale e che posso fare io se non stare a guardare con un misto di fede, tenerezza e com-passione la loro paura, così uguale e così diversa dalla mia?

Qualche volta, lo confesso, di nascosto, ballo e canto le loro canzoni, alcune sono belle anche per me, le meno truci, e mi accorgo che anche in questo universo di vita vissuta alla periferia della Vita c’è, talvolta, spazio per la bellezza e la poesia, laddove si accende la scintilla dell’innamoramento e dell’amore. Quel fuoco e benzina che non trova dove e cosa bruciare, può ardere almeno per qualcuno e può fare uscire dalla torre e fare calare la maschera… E questo vale per loro, come per me, per tutti, universalmente… …Con tutta questa voglia di brillare su in cielo e di scordarmi chi ero senza di te….

In fondo, i ragazzi stanno bene, io non lo so.

 

 

 

 

Vitale finché c’è vita, il mio miglior augurio

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“Knowing how you want to feel is the most potent form of clarity you can have” (cit.)

La citazione è una delle tante che in questi giorni di festa mi sono capitate sotto gli occhi, saltando da un social all’altro. Mi ricordo di averla subito scritta su di un post it perché mi suonava intrigante e oggi mi è ricapitata tra le mani. Tradotta suona pressappoco così: sapere come vuoi sentirti è la più potente forma di chiarezza che puoi avere. Mi lascio interrogare volentieri: perché e che significato può avere per me? Di solito chiediamo o ci sentiamo chiedere: come ti senti? Ma “come vuoi sentirti?” è una domanda insolita, non siamo abituati né a riceverla né a chiederla.

Come vuoi sentirti oggi? Come vuoi sentirti nel nuovo anno o da qui alla fine dei tuoi giorni? Come vuoi sentirti? Come tu vuoi sentirti, come tu vuoi… Cavolo, quanta responsabilità personale, quanta intenzione… Per rispondere a questa domanda devi necessariamente capire quello che vuoi veramente per te e fare piazza pulita del resto. Forse è per questo che sapere come vuoi sentirti è la più potente forma di chiarezza che puoi avere. E se sei chiaro in quello che vuoi sei già a metà dell’opera, almeno così dicono i saggi!

In effetti, finché rimani al come ti senti puoi essere anche in balia del caso, degli eventi della giornata, delle simpatie e delle antipatie, dei mal di testa, di come ti suona ciò che ti dicono, di come si è svegliato il tuo gatto, di quello che ti frega il parcheggio e delle cavallette. Ma se passi al come vuoi sentirti, beh, allora è tutta un’altra storia. Io ci ho provato a rispondere a questa domanda. Non facile. Ho dovuto cercare nell’esperienza perché non saprei immaginare qualcosa che non ho ancora provato. Potrei dire così che voglio sentirmi sempre felice, ma un po’ di tristezza e di malinconia a volte non guastano, fosse anche solo per farmi venire la voglia di rallentare e starmene a riposare davanti a un film con la copertina di Linus.

Comunque, per rispondere meno impulsivamente, ho cercato tra il meglio dei miei stati d’animo, ho cercato tra le situazioni più cool che ho vissuto ultimamente, ho cercato tra i miei momenti di gloria, ho cercato tra i miei momenti più umoristici. Ho cercato lì per trovare quella sensazione che voglio mi accompagni ogni giorno da qui in poi e che sia il mio best wish per il futuro. In queste situazioni ho scoperto di avere provato momenti di gioia pura, di appagamento, di pace, di serenità, di fiducia, di commozione, di gratitudine, di auto gratificazione, di grandezza, di potenza, di leggerezza, di compassione, di benevolenza, di amore. Tutte cose meravigliose, da augurarsi tutti i giorni in effetti. E in effetti me le auguro.

Ma la scoperta più importante e che sta a fondamento di tutti quei momenti ho capito essere la vitalità.

E così voglio sentirmi vitale ogni giorno. Ogni giorno entusiasta, dinamica, curiosa, inquieta. Voglio sentire l’energia che mi scorre nelle vene e con questa accogliere il bello e il brutto della vita, e con questa dirigere la mia esistenza. E’ permettere che la bimbetta che abita in me mi faccia la linguaccia per poi riderne e giocare a rincorrerla. Ecco come voglio sentirmi, ecco cosa mi auguro per il nuovo anno: sentirmi vitale finché c’è vita, vitale come una bimba che gioca, vitale e anche ardente ed ebbra! E per sentirmi così voglio tenere  vivo il fuoco che divampa dentro di me, nutrendo il mio spirito di bellezza e di poesia. La bellezza e la poesia di un fiore, di un verso, di un volto, di un sogno, di un canto, di un colore, di un cane, di una risata, di una lacrima, di un tramonto, di una foglia, di un ricordo, di un desiderio, del mare e di tutto ciò che mi commuove. E che mi muove così, senza sforzo, a volte senza neanche un motivo.

Quasi Natale

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Il freddo attanaglia. Momenti di tristezza da non lasciarsi scappare. Momenti di solitudine. E’ quasi Natale. Voglia di cucinare. Voglia di brindare. Alle nascite. All’amicizia. Ai passati. Ai presenti. Ai futuri. A tutte le possibilità da rendere possibili. Ai misteri. A tutti i no che mi sono detta, mannaggia. A tutti i sì che dico e che posso dirmi. A tutti i sì che possono dirmi. A tutto ciò che non ho ancora trovato. Voglia di caldo di cane che mi scalda i piedi. Voglia di caldo di uomo che mi scalda il cuore. Voglia di avere coraggio. Voglia di una idea da seguire. Voglia di un padre che mi dica cosa fare. Voglia di rinascere a quando avevo sei anni e la felicità era una coscia di pollo rubata a un cugino. Il politicamente corretto attanaglia. A Natale rinasco e ricomincio a rubare.

LOL (Laughing Out Loud)

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Il futuro è il campo delle possibilità infinite.

Immagina ciò che vuoi veramente.

Il passato è il campo delle bellezze perdute.

Torna indietro a riprendertele.

Il presente è il campo di come te la stai cavando.

Osservati nel tuo essere diventante.

Gioca col tempo, gioca a far finta di, a c’era una volta.

Decidi ogni mattina il personaggio che vuoi recitare e gioca, esplora, divertiti, guarda che succede.

Esci dal sono sempre stato così, dal sono fatto così, dall’è più forte di me e dal non ci posso fare niente.

Non ti conosci così tanto, vai verso qualcosa di ignoto come un ricercatore curioso di sé.

Sperimenta, prova a contraddirti, ad essere incoerente, stona finché non ti aggiusti, finché non trovi la tua nota, quella che risuona col cuore.

… cos’è che ti piace? Lo sai? Trovalo e desideralo, gustalo, vivilo, datti il permesso.

Si lo so, come si fa? Ti senti un po’ giù, sempre un po’ stanco, nervoso, ansioso, depresso, malato. Ma è la parte sana di te che vede tutto ciò, perché non provi a considerarla?

Comincia con l’indossare quel sorriso da ebete e quello sguardo colmo di meraviglia di chi ha scoperto il segreto della gioia e se ti viene da ridere più forte fallo.

E poi ricorda che in quel sorriso del cuore sta il fuoco della tua vitalità e che puoi accenderlo tutte le volte che vuoi…

…Ma che vita meravigliosa ti aspetta?

 

 

 

 

A STAR IS BORN… e potrebbe essere la tua!

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Ho recentemente visto il film con Bradley Cooper e Lady Gaga. A volte i film, come i libri, hanno il pregio di portare un messaggio, una riflessione, un insight. Questo mi ha fatto riflettere sul talento, sulla necessità di esprimersi ed esprimere la propria unicità, il proprio estro. Mi ha fatto riflettere anche sull’incontro con l’altro come possibilità evolutiva: l’innamoramento ne è spesso la strada più veloce perché nell’attribuire all’altro cose meravigliose stai in realtà guardando il meglio di te, come se grazie a questo incontro magico potessi accorgerti della tua stessa bellezza e della tua stessa capacità d’amare, che  l’altro   ti restituisce.

Quella cosa meravigliosa che sei però non  è mica tanto facile farla uscire e mica sempre ti senti innamorato di qualcuno. Ma c’è, è sempre lì, magari dimenticata, impolverata, arrugginita, volutamente nascosta oppure troppo ingombrante per gli angusti spazi in cui ti muovi normalmente.

E così capita di sentirti stanco di stare solo benino, ti senti limitato e  compresso dentro schemi ripetitivi e ruoli troppo stretti, dentro robe non tue, aspettative di altri, dentro abitudini senza più senso. Capita di sentire che hai molto più da dire e da dare al mondo, che ci sono cose che ti parlano in profondità e che sono in sintonia piena con la tua anima. Capita di avvertire insomma l’eco di un’esplosione che implode, questa stella dentro, in potenza, che ancora non ha il coraggio di nascere!

Meno male che ci pensa la vita a darti le occasioni per trovare il coraggio di diventare quello che sei, per partoriti di nuovo e come vuoi tu. Sono quei momenti in cui ti senti di essere arrivato come ad un crocevia e spesso ti si senti smarrito, confuso, insufficiente, indeciso. Può essere una scelta o un cambiamento professionale, o l’età che avanza, o un rapporto importante che si chiude, o un nuovo inizio pieno di incognite, o l’arrivo di un figlio, o la sua fuori uscita dal nido, o qualsivoglia cambiamento scelto o subito, o più semplicemente un momento di messa in discussione di te perché vuoi qualcosa di meglio dalla vita. Può essere l’incontro con l’altro che ti guarda con occhi diversi dai soliti, può essere che ti innamori…

E in questi momenti ti viene data una grande occasione per trasformare l’inquietudine interiore in parola, progetto, azione, qualunque cosa ciò significhi per te. Viceversa, beh… lo sai… rimani spettatore delle star da copertina, rimani follower, rimani sognatore senza piedi piantati in terra, rimani lamentoso, rancoroso, vittima, rimani lì a calunniarti e a sminuirti.

Quando lavoro con giovani o con adulti che si pongono il problema del talento e della vocazione dico sempre che può essere utile affiancare all’inquietudine, che spesso è angoscia,  la curiosità di scoprirsi, di conoscersi a mano a mano che si sperimenta la vita, con tutti i suoi rischi anche, facendosi guidare dal piacere.

Quello che ti piace è quasi sempre un segnale utile da seguire per portare alla luce i tuoi tesori nascosti. Poi esistono infinite possibilità di realizzazione e di espressione, l’importante è  trovare le cose che danno gioia a te e che fanno sentire vivo te al punto da percepire il sangue che scorre nelle vene, le cellule che si danno il buongiorno al mattino e il cuore che sorride. Non è una prospettiva entusiasmante?

Become who you are….

 

 

 

 

Amore in…condizionale.

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Se è il mio amore posso farne ciò che voglio.

Se è il mio amore posso amarti anche se tu non  mi ami.

Se è il mio amore non dipendo.

Se è il mio amore posso amare in cambio di niente, è questa la sua forza e il suo scandalo.

Se è il mio amore non finisce.

Se è il mio amore può nascondersi, ma non perdersi.

Se è il mio amore non ho bisogno di permessi speciali.

Se è il mio amore se ne frega della ragionevolezza.

Se è il mio amore posso trovarlo in ognuna delle mie notti.

Perché se è  il mio amore, allora non sarò mai senza amore.

Grazie, mio amore.

Ho ascoltato la Teresina

“Ogni essere umano è una meraviglia ontologica” (Luigi Lombardi Vallauri)

La Teresina è l’anziana signora del terzo piano che se la incontro sulle scale o nell’androne non le basta di salutarmi, lei mi ferma per parlare. Di solito inizia col ricordarmi quanto io sia brava e quanto i miei figli siano fantastici, tanto che a sentir lei sembrano usciti da un collegio svizzero, il che mi consola, ma nello stesso tempo mi conferma nell’ idea di avere in casa due estranei. Io la ringrazio e muovo un passo, ma lei generalmente continua raccontandomi in modo assai particolareggiato episodi della sua vita a me estranei, compresi i dolori e le gioie della sua solitudine con gatta, al che io faccio cenni di comprensione e muovo il secondo passo, ma non posso andarmene finché lei non conclude con molti altri apprezzamenti e infine mi incorona come miglior vicina di sempre. Io, a questo punto del teatrino, accetto il premio con imbarazzo e torno di corsa ai miei affari.

Durante questi incontri di solito ascolto educatamente, cercando di non fare troppe domande, mentre penso al cane che tira reclamando la sua passeggiata, ai figli da sfamare e in generale al mio tempo che passa in fretta e si perde nella moltitudine di dettagli vitali per lei, ma  superflui per noi che andiam di WhatsApp.

L’altro giorno però è successo qualcosa di inedito e per la prima volta mi sono scoperta ad ascoltarla, arrendendomi a quella situazione per cui di solito provo solo irritazione. E’ stato come vederla per la prima volta: la sua generosità nell’esprimere i complimenti mi ha dato la misura del suo cuore, la sua resistenza fisica tra mille acciacchi e intereventi mi ha dato l’idea della sua forza e della sua volontà, il suo saper tenere a bada chi non le piace mi ha dato l’immagine del suo pensiero lucido e dell’alta opinione che ha di sé.

Non me ne sono resa conto subito: questo ribaltamento di prospettiva è avvenuto dopo averla salutata ed essere rientrata nel mio appartamento. Ed è potuto succedere credo grazie al fatto che mentre parlava io ero lì, presente, in ascolto. Mi sono accorta anche che, per la prima volta, mi ha fatto sinceramente piacere ricevere le sue lodi e offrire il mio aiuto in caso di bisogno.

E ho pensato a quanta fatica si faccia di solito a stare inaspettatamente davanti all’altro che piange o che ride la sua verità. E’ più facile irritarsi perché è  quasi ora di preparare il pranzo e perché si arriva tardi al lavoro, o defilarsi in fretta con consigli spicci il più delle volte non richiesti, invece di fermarsi e commuoversi davanti alla meraviglia e alla vastità di un sogno, di un desiderio, di una vocazione che incarnata ti parla guardandoti negli occhi.

A pensarci bene, quante occasioni avrò ancora di incontrare la Teresina sulle scale e di venire avvolta da un suo tenero sorriso e da una sua buona parola? Posso solo ringraziarla e specchiarmi in lei per trovare qualcosa che anche io posso esprimere: andare incontro all’altro così, con un abbraccio, anche solo pensato. Per accoglierlo e per benedirlo perché ognuno di noi è una meraviglia ontologica, stupenda definizione. E se ce lo ricordassimo, ci chiederemmo a vicenda qualche minuto di contemplazione giornaliera, per perderci nel mistero dell’altro  con uno sguardo, un sorriso, una  lacrima.

Sarebbe bello sostituire i giudizi con la semplice curiosità di vedere come un altro umano se la sta cavando… a volte può persino tornare utile come stimolo alla creatività o al cambiamento!

Intanto provo a esercitare questo sguardo meravigliato negli incontri quotidiani, per vedere che succede.