Un altro pass

Esiste un pass semplice e poco costoso pur essendo, per la sua rarità attuale, un bene di lusso.

Con quello che oggi fa più tendenza ha in comune qualcosa, ahimè. Fortunatamente sono solo due lettere, una piccola minoranza che poco conta, si sa.

Ma a parte questa iniziale assonanza è molto più cool e smart e rilascia all’istante uno stato di benessere che neanche tutta big pharma e gli occhi di Speranza.

È molto versatile, lo si può usare al passato, al presente e al futuro e si intona con tutto, mentre il verde, ad esempio, col rosso è un po’ un pugno negli occhi anche per i meno delicati.

Un altro vantaggio è che non c’è bisogno di una app su cell o di un pezz di cart che magar ti scord a cas.

A differenza del più noto però, che si sa non fa danni, può avere importanti effetti collaterali sull’ambiente circostante, qualcuno sostiene abbia effetti addirittura sul proprio sistema psicofisico e su tutta la struttura dell’universo. In effetti, i più audaci lo assimilano ad una delle più alte forme di preghiera.

Può provocare catastrofi come grandi aperture di cuore, sorrisi dentro e fuori, commozione, gioia, benevolenza, benedicenza, collaborazione, forse anche solidarietà. Può portare ad un abbraccio spontaneo o ad una stretta di mano, pratiche vetuste e aborrite da tempo, ora appannaggio solo di una ristretta cerchia di eretici.

Nonostante ciò, o forse a maggior ragione, il consiglio è di usarlo a più non posso. Infatti, esso apre tutte le porte, in particolare quelle del cuore, e permette ad esempio:

  • di iniziare un nuovo giorno con fiducia verso l’ignoto
  • di favorire il verificarsi di situazioni in cui debba necessariamente essere utilizzato ancora, e questo è un bene di per sé, una contagiosità buona, in fondo
  • di esercitare uno sguardo di meraviglia sul mondo
  • di sentire che non sei solo, spiriti, umani, animali, vegetali, minerali, tutto collabora con te quando lo usi
  • di spiazzare i nemici, gli antipatici, gli stizzosi, gli scontrosi, i rigidi, aprendo piccole brecce nei loro animi rattrappiti.

I benefici non si possono certo riassumere in poche righe, ognuno aggiunga in base all’esperienza che ne fa e ne farà.

Come ultima cosa mi preme dire il suo nome, cosicché il mistero sia svelato anche ai meno esoterici e il suo utilizzo diventi più virale dello smalto per unghie da uomo di Fedez (anche se a ben vedere ci vuole poco).

Solo una parola, vero lasciapassare dell’abbondanza, e questa parola è: GRAZIE.

Creare istanti di silenzio

Fare caso ai pensieri improduttivi e premere il tasto stop.

Resistere alla tentazione dell’ennesimo scorrimento dei post sul cell

Mettersi in pausa ogni tanto durante una conversazione e stare ad osservare fluttuanti

Usare i tempi di attesa per attendere inoperosi

Fermarsi ad ammirare qualcosa di bello finché non se ne ha abbastanza

Non esprimere necessariamente un’opinione

Entrare in spazi sacri dentro e fuori di sé

Pregustare intimamente un piacere grande

Indugiare per un istante negli occhi di un passante

Sospendere giudizi, lamentele, critiche e buoni consigli, anche solo detti fra sé e sé, anche solo autoriferiti

Prendersi ogni tanto una vacanza dalle notizie dal mondo

Contattare la propria verità e vedere l’effetto che fa

Sentire i piedi che appoggiano sulla terra e il peso della gravità

Sentire la presenza dello spirito in ogni manifestazione della materia

Sentire di essere vivi, cioè non saperlo e basta, non presupporlo, ma sentirlo proprio

Accarezzare qualcuno, anche un cane, anche un gatto, senza dire nulla

Fare un respiro grande e vedere cosa cambia

Percepire tutti i propri sistemi vitali magistralmente in azione

Ascoltare il proprio unico e inconfondibile ritmo

Accorgersi.

Sensualità

Quello che mi piace lo scopro via via.

Passeggiando con lo sguardo curioso mi accorgo di ciò che è sensuale.

Il colore inaspettato sulla facciata di una casa, che bello.

Il giardino ben curato della villa anni settanta alla fine della strada.

Quella lampada di Kartell nella vetrina del mobiliere.

Il cielo invernale che fa una luce di ghiaccio.

L’Alfa Giulia rossa parcheggiata qui vicino.

Gli addobbi di Natale posati con gusto ed eleganza, ma solo su pochi terrazzi.

Gli scorci dei campi e dei campanili che riportano a come doveva essere tutto ai tempi dei bisnonni.

Il mosaico di foglie secche sul sentiero che accompagna il canale.

Il ragazzo che fa jogging con  quelle belle chiappette sode.

La coppia di anziani che si tiene per mano come gesto di tenero aiuto. Siamo qui, siamo noi, siamo vivi, mi sussurrano mentre li sorpasso.

Quello che mi piace è immaginare le storie dei volti che incrocio.

Immaginare cosa c’è oltre una finestra illuminata, chi ha lasciato il pallone dietro quella siepe, chi si siede ancora su quel dondolo arrugginito in veranda, quanta dedizione ci vuole a far crescere un orto.

La realtà, a ben vedere, è commovente.

Non è banale, né scontato, accorgersi veramente di ciò che esiste.

Anche se dura un solo istante, con quella cosa hai stabilito un contatto per sempre.

L’esistenza talvolta mette i brividi.

Ed è così sensuale lo sguardo guidato dal piacere.

O forse è la vita stessa che si rivela sensuale quando a guidarci nella sua esperienza è il principio del piacere.

Così, nel soddisfare i nostri sensi, l’anima sorride.

Quello che ci vuole

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“La nostra vita non è determinata tanto dalla nostra infanzia, quanto dal modo in cui abbiamo imparato a immaginarla.” (James Hillman)

Guardo i miei figli e mi ritrovo ad avere pensieri da signora di mezza età. Curiosa di vedere che sembianze prenderemo tutti noi nei tempi a venire, mi sento allo stesso tempo preda della nostalgia del tempo magico dell’infanzia, quando le risate erano a crepapelle, i pianti tragici e definitivi e le paure passavano con una notte nel lettone.

E il ricordo di loro bambini mi sembra tutto ciò che ho di loro, tutto ciò che ha valore e spessore, adesso che sono così sfuggenti, prepotenti, altezzosi, maschi ventenni. E il ricordo di me bambina e di tutte le me passate mi fa vivere stati d’animo diversi: meraviglia, incredulità, indulgenza, distacco, compassione, ammirazione. Dovrebbero condannare la funzionalità “riscopri questo giorno” di Google Foto per procurata malinconia colposa. Ma in fondo, che male c’è ogni tanto a crogiolarsi nello story telling del tempo beato che fu?

Resteranno allora le immagini fantasmatiche dei Natali passati a ricordarci chi eravamo e quanto amore c’era, a mostrarci quanto siamo cresciuti e quanto siamo invecchiati. E con loro emergeranno i rimpianti per cui ci perdoneremo, perché è l’unica cosa che possiamo fare. Le frasi non dette, i baci schivati, gli abbracci mendicati saranno il nostro tesoro perduto, gesti incompiuti in attesa di una resa.

Eccomi qui con il bicchiere di vino in mano a contemplare l’enormità di questa nostra avventura, di questo legame per la vita, a brindare per il coraggio che ci vuole per uscire dal porto, ma anche per restare a guardare e a salutare senza fare drammi. Forse però non sono così pronta a disfare il nido ed è tempo che io lo diventi, è tempo che io prepari il sentiero interiore per questo passaggio. Ora ci sono quasi solo io e la più bella versione di me ancora da scrivere. Ma tutti abbiamo il nostro gran bel da fare, mes amis, finché ci incontreremo di nuovo e nuovi sull’altra riva. E una dose extra di fiducia è quello che ci vuole, se proprio devo chiedere qualcosa. E che lo sguardo sia indulgente e che l’infanzia sia con noi, sempre.

Inequivocabilmente Natale

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Natale è vicino. Un Natale che annunciano intimo, sobrio. Il mese delle feste, della socialità, degli scambi di affetto, si prefigura dimesso e sottotono.

La mancanza di fisicità e di libertà di spostamento e di incontro porterà, forse, il dono di una maggior presenza a noi stessi e al nostro piccolo mondo. Forse, col volume abbassato, si farà strada la domanda sul senso di questa festa, quello che può avere oggi per noi e ci daremo delle risposte. O forse saremo solo più inclini alla depressione che ci corteggia da mesi. Il rischio c’è, l’esito è incerto.

Stamattina, nel giorno deciso per il rito degli addobbi natalizi, ancora sotto le coperte, io me lo sono chiesta che senso ha ancora il Natale per me,  che senso ha senza l’adrenalina dello shopping e le occasioni di convivialità desiderate o meno. Perché senza una pratica religiosa il Natale rischia di ridursi a quello, che non è neanche del tutto vero perché poi è anche l’occasione per stringersi intorno agli affetti più veri e significativi della propria vita, per ricordarsi da dove si viene e per mostrare ai più giovani che avranno sempre un luogo a cui tornare. E non è poco. E non è abbastanza.

Forse anche per la pioggia fuori e il freddo di una casa con problemi di caldaia ho risposto che per me Natale è la luce ed il calore che irrompono nel buio e freddo inverno, l’immissione di qualcosa di salvifico nel mondo. E’ il ricordo della nostra umanità che si risveglia nel nostro cuore, un’umanità che porta con sé compassione, empatia, gentilezza, amore. Un’umanità che è tale solo se scaldata da un fuoco spirituale che la eleva al di sopra del branco famelico che lotta per la sopravvivenza.

Natale per me è la rinascita ciclica di un bambino, del mio bambino, che guarda incantato il gioco di luci dell’albero nel soggiorno buio e aspetta con trepidazione di scoprire un mattino che i suoi desideri sono stati realizzati e che c’è qualcuno che lo ama nonostante.

Natale per me è l’infanzia, è tutto ciò che di buono dell’infanzia ci portiamo dentro e che è il nostro grande tesoro. E’ il luogo incantato di cui tutti abbiamo almeno una vaga immagine, anche solo come mancanza, anche solo come archetipo, qualunque sia stata l’infanzia che abbiamo vissuto davvero.

Il fare festa è per questo bambino, ma la festa vuole l’abbondanza, lo spreco: non ci sono feste di magro. Il bambino non mette limiti al piacere e chiede ancora, ancora e ancora.

Allora largo al silenzio e all’introspezione per ascoltarlo, ma largo anche alla festa grassa, all’ebbrezza, alla gioia dilagante senza motivo, alla vitalità che possiamo ancora e sempre esprimere.

Anche in questo strano Natale di assenze e lontananze ci sarà il modo per sentirci inequivocabilmente e meravigliosamente vivi, vivi con i vivi e vivi con i morti.

 “Non c’è niente di più triste in questo mondo che svegliarsi la mattina di Natale e non essere un bambino” (Erma Bombeck)

Motivi di leggerezza in tempi di pesantezza

 

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In questo moltiplicarsi di liste di ogni tipo,  per fronteggiare l’emergenza, per rispettare i decreti, per meditare, per tenere alto il morale, per coltivare il pensiero positivo, per ridere di noi, eccetera, anche io mi sono decisa a scriverne una.

Non so voi, ma io percepisco un’aria pesante e ad ogni ora del giorno fronteggio dentro di me emozioni contrastanti, accorgendomi che tutto ciò che mi arriva dall’esterno ha il potere di far affiorare paure ataviche e di attivare forme pensiero sopite, come se per la prima volta nella mia vita venissi chiamata a fare i conti con l’incertezza del futuro e con la sopravvivenza. Naturalmente non è così, è nella nostra natura di umani mortali fare i conti con il pensiero del domani e della fine, da sempre, ma il fatto che tutto ciò si esprima a livello collettivo e mondiale, amplifica ogni sensazione e la pre-occupazione sembra un imperativo sociale a cui conformarsi.

Così, per non nutrire solo la mia ombra che è sinistramente attratta dai bollettini dei tg e dall’ascolto di storie terribili e temibili, faccio ogni giorno qualcosa per ritrovare la leggerezza e il sorriso dell’anima, per nutrire anche e soprattutto la mia luce. Senza negare l’ansia, quando la sento arrivare, ma senza darle l’ultima parola.

Ecco allora alcune immagini, alcune sensazioni, alcuni pensieri che condivido senza pretese, only suggestions

Ognuno si inventi i suoi stratagemmi, aggiunga punti, e viva questo tempo più intensamente che può, che non è tempo sospeso, è tempo pulsante di vita anch’esso.

Allora, vado di lista….:))

  1. Senza il rumore del mondo risalta il cielo, l’albero fiorito del giardino di casa, il canto degli uccelli, la riga bianca del parcheggio vuoto.
  2. Senza il rumore del mondo le sensazioni interiori vengono percepite con più intensità, distinguo ciò che è mio da ciò che non lo è.
  3. La creatività delle persone si accende e produce tanta bellezza: umorismo, poesia e arte sono messi a disposizione di tutti in tempo reale e grazie ai social.
  4. Diminuiscono i fatti di cronaca, gli incidenti e tutti gli altri validi motivi per finire dai carabinieri e/o in ospedale.
  5. La Terra respira aria più pulita.
  6. Si moltiplicano flash mob virtuali, iniziative solidali, benefiche, gratuite, divertenti, coraggiose…in una parola:umane.
  7. Sperimento la nostra interconnessione su vari livelli: fisico, emotivo, spirituale, sociale, economico…in tre parole: siamo tutti umani.
  8. Ci si prodiga ad aiutare e a tenere alto lo spirito anche senza contatto fisico, a volte basta uno sguardo  a distaza di un metro.
  9. Le città, le strade, le piazze, non contenendo più i flussi dei corpi in movimento, ci restituiscono la loro geometria essenziale, i contenitori divengono contenuti di per sé essenti.
  10. I cani forse sono felici di passare così tanto tempo con i loro padroni, il mio lo è di sicuro.
  11. Genitori e figli piccoli si inventano cose belle e piacevoli da fare assieme, adesso c’è la quantità oltre che la qualità e se aumenta la quantità aumenta anche la qualità.
  12. Adesso conosco di nuovo la differenza tra un virus e un batterio e tra una sanzione e un’ammenda.
  13. Ho il tempo di far passare ogni stanza della mia casa per discernere fra ciò che mi piace e ciò che non mi piace e che proprio ora ho l’occasione di buttare.
  14. Ho il tempo per domandarmi cosa mi piace in generale, non dico cosa mi deve piacere, ma cosa mi piace veramente.
  15. Leggere poesie, ridere, cantare, ballare, camminare, respirare stare al sole, prendere vitamine, mangiare bene, essere gentili e grati, benedire, accogliere…insomma, il mio sistema corpo-mente-emozioni-spirito mi aiuta se io lo aiuto (e a volte anche se non lo aiuto).
  16. Posso donare al mondo il meglio dei miei pensieri e dei miei desideri per il futuro, con le migliori intenzioni e le migliori emozioni… mascherina sì, ma non sul cuore.
  17. Trovo occasioni per ridere, un film, una battuta…e ci sono anche i risvolti ridicoli di questa situazione, viva chi sa mostrarli in modo spontaneo ed efficace.
  18. Sono un balsamo le voci delle bimbe che giocano a nascondino nel giardino condominiale anziché al parco.
  19. Mi concentro sul meglio che l’umanità esprime: chi lavora senza sosta negli ospedali, chi dona denaro o altri strumenti alla collettività, chi mette a disposizione talenti e servizi gratuitamente, chi trova parole di benedizione sempre, chi inventa cose nuove e utili per momenti di crisi, chi fa favori a sconosciuti, chi scrive canzoni e poesie, fotografa o dipinge per farci ancora meravigliare di fronte alla bellezza di esistere in questo mondo unico e speciale, dove ad ogni levar del sole si ripete il miracolo della Vita… indipendentemente da noi.
  20. L’aria è tiepida, tutto sta fiorendo, la primavera se ne sbatte e va avanti per la sua strada. Tutto scorre… come sempre.
  21. Non mi accontento di venti punti, perché c’è sempre qualcosa da aggiungere ad una lista, un motivo, un sogno, un desiderio, un auspicio, un sorriso, un passo di danza, un grazie.

Ecco appunto, grazie!

02 02 2020: cose importanti che semino

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Il realismo magico

Permettermi di ricevere senza sentirmi in debito

L’amore come essenziale

Dare perché posso

Volere quello che non è già sugli scaffali del supermercato

Nuove forme abitative future possibili desiderabili

Colmare tutti i serbatoi dell’amore

Dio è una linea che si apre (Cit.)

L’essere basta quasi sempre se c’è presenza

La relazione cura

Cercare la propria verità

Manifestare la propria verità rende incisivi

Disadattarsi

Dove c’è l’io autentico c’è la fonte del proprio potere

La vita è creare se stessi (cit)

Fare il coming out della propria unicità

Aprirsi ad infinte possibilità

Contemplare la bellezza

Ammirare il successo degli altri

Sentire profonda gratitudine per tutti i geni del passato

Sentire la missione di dare il mio contributo

Teyllard de Chardin, riletto ora

Primo e secondo chakra

Muévelo

Tenere alto il flow

Seduzione

Pazienza

La meditazione

Trovare le proprie guide

Perdonare settanta volte sette

Riconoscere il talento

Fare complimenti e benedire

Trattare gli altri meglio di come li stia trattando la vita, sempre

Desiderio di intimità

La  benevolenza

Dire sì quando è sì, dire no quando è no

Dare forma alle intuizioni, comunque

Saltare qualche cena

Fare ciò che fa paura

Creare collegamenti

Cercare un abbraccio salvamondo (cit)

Trovare quello che mi piace

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

#24…Black Mamba

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Caro Kobe,

nell’armadio di mio figlio ci sono ancora tante canotte giallo-viola con il tuo numero sulla schiena. Hanno taglie diverse, perché seguivano la sua crescita: arrivavano puntualmente per Natale o per un compleanno, pronte per essere indossate durante gli allenamenti e per assorbire, più che il sudore, i sogni di un ragazzino che dava l’anima sugli sgangherati  parquet di provincia.

Ho amato il basket grazie a quel ragazzino che ora si appresta a diventare uomo e ti ho conosciuto di riflesso, grazie al suo amore e alla sua ammirazione per te. E quando ho saputo quel che ti era successo, il mio pensiero è andato subito a lui, che da piccolo voleva essere come te e che poi, con te, è cresciuto.

Seguivo volentieri la squadra di mio figlio, tifando, arrabbiandomi, gioendo, commuovendomi, soffrendo spesso proprio fino a quell’ultimo secondo prima di un tiro salvifico. Non passavo però come lui le notti in bianco per vedere le tue partite tv e perciò non so citare a memoria le tue indimenticabili gesta sportive e atletiche. Non sono stata una giocatrice di basket e non ho particolarmente seguito la tua carriera. Eppure oggi sono scossa: Perché? Cosa mi commuove? Che c’entri tu con me? Cos’è che di te mi sento addosso, che non ho mai neanche indossato la tua canotta?

Io ci ho pensato sai Kobe, e ho pensato che quando se ne va un uomo, o una donna, che ha saputo esprimere in maniera così piena il suo talento, il suo daimon, la sua vocazione, quando se va un uomo, o una donna, che ha saputo  esprimere le qualità del campione, dell’eroe, dell’essere umano perfettamente realizzato, ogni volta che se va un uomo così, o una donna così, ecco che si sente che dentro di noi qualcosa si accende e prende vita. E’ la parte di noi che aspira all’eccellenza, la parte migliore di noi che si risveglia e rivendica un posto al sole. La parte di noi che ci dice che possiamo osare di più, che possiamo smetterla di accontentarci, che possiamo espanderci, che il nostro potenziale è enorme e non lo stiamo sfruttando che in piccola parte, anzi forse per niente.

Perciò la tristezza di oggi è tutta mia per tutto ciò che ancora non ho potuto realizzare, per tutti i desideri che aspettano di essere desiderati e incarnati, per il mio poco coraggio. Anche la commozione di oggi è tutta mia, per le altezze alle quali sono chiamata di vivere e per tutta la bellezza e il talento che c’è in giro e che mi ispira e che voglio ispiri i miei figli e gli uomini e le donne di ogni età e di ogni dove, affinché trovino e seguano quello che amano fare e lo facciano al meglio.

In  questi nostri tempi tu Kobe sei stato un testimone per tutti noi: ci hai mostrato che ognuno può superare i suoi limiti, che ci vuole fede e che ci vogliono le opere a sostenerla, che siamo chiamati al successo, alla gioia, alla ricchezza e alla condivisione, all’atto creativo e generativo di vita più. A qualsiasi livello, perché il successo è il potere di fare accadere le cose.

Mandela diceva che è la nostra luce, non la nostra ombra, quella che ci spaventa di più. Io penso che avesse ragione, ma questo è sembrato non valere per te.

Grazie, Kobe. I’ll never forget you…

The Big Yes

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avvertenza per i lettori: questo blog contiene messaggi promozionali…
Dire sì alla vita e permetterci di fluire con essa. Dire sì a noi stessi per permetterci di esprimerci con libertà e verità, andando a riconoscere e ad affermare il nostro valore.
E’ il grande Sì che favorisce tutte le trasformazioni che desideriamo per noi e per la nostra esistenza. Quando affrontiamo tutti gli ostacoli interni, quando affrontiamo tutti i no che ci diciamo, siano essi consapevoli o meno, quando ci diamo la possibilità di essere più grandi di quello che siamo, allora tutto dentro e fuori di noi comincia a cambiare.
Come si può sperimentare nel TangoOlistico®, tanto più chi viene guidato si lascia andare al piacere e alla morbidezza dell’abbraccio sicuro e contenitivo dell’altro, quanto più sarà in grado di guidare a sua volta con decisione e fermezza nel ballo successivo.
Così, dire di Sì ci permette una vita più ricca di possibilità e gioia e ci permette di andare incontro al futuro con fiducia, presenza e padronanza di sé.
Quello che mi piace è l’idea di poter offrire uno spazio di ricerca di questo Sì, uno spazio dalle dimensioni profonde e dal peso leggero, in cui raccontarci a voce e/o con il corpo in vista di quell’attimo emozionante in cui finalmente gli occhi si illuminano attraversati da una scoperta nuova su di sé. Anche quando dura poco, ne vale la pena, perché poi tutto cambia e non si può fare finta che non sia successo.
Come fare questa ricerca? Mettendoci in gioco o, meglio, cominciando a giocare con tutte le parti di noi, amiche o nemiche che siano, facendole dialogare, prendendole un po’ in giro, facendo il verso alle nostre paure, comiciando ad apprezzare i nostri talenti, ritrovando i desideri autentici che alimentano il nostro procedere nel cammino della vita. Per dire Sì a tutto di noi e in particolare al potere che abbiamo di costruire la nostra realtà e di cambiare il passato e creare il  futuro a nostro piacimento.
Provare per credere…. Just say Yes!

Trentatré shottini e un long drink

 

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Pensieri che transitano.

Scrivere con la matita.

Dire grazie ad una anziana.

Ringraziare il cibo.

Scrivere i sogni al mattino.

Essere gentili.

Guardare il mio cane che dorme.

Non vedere l’ora di mettere il vestito a righe.

Aspettare il colloquio di lavoro.

Fare il tifo per i figli anche se loro non lo sanno.

Fare il tifo per le Azzurre.

Innamorarsi (che bello sarebbe).

Lavoro è tempo libero.

Sentire fame.

Sentirsi vivi respirando.

Invidiare chi crea con le mani.

Dare il meglio di sé.

Ricordarsi di rispettare la storia degli altri.

La bellezza del Cristo Velato e di chi me l’ha ricordata.

Creare lo spazio terapeutico.

La Legge dello Specchio.

Ascoltare con il cuore.

Elargire sorrisi.

Regalare complimenti.

Guardare negli occhi con pudore.

Vedere film di poco spessore.

Canticchiare canzonette.

Camminare lungo il canale.

Aspettare il temporale.

Il tempo prima del sonno.

Ricordare.

Immaginare.

E il meraviglioso adesso.

Di tutti i passaggi di tempo, di tutti i passaggi di testimone da bambina a ragazza e da ragazza a donna, mi porto il momento in cui ho pronunciato su uno scoglio poche parole che neanche ricordo, la prima espressione poetica del mio mondo interiore. Scambi fra dentro e fuori favoriti dalla contemplazione della bellezza, cominciando ad intuire la deità in ogni cosa.