Tra il mio cane e i Ponti di Madison County… mordere la vita!

2016-05-06 16.55.23

A qualunque ora mi alzi al mattino, qualunque sia il mio umore, indipendentemente dal fatto che fuori faccia freddo o caldo o piova o nevichi, qualunque siano i miei impegni successivi e non importa se ne ho voglia o no, se sono andata di corpo o meno, una cosa è certa: devo portare fuori il cane.

Vi assicuro che ci sono giorni in cui lo eliminerei, giorni in cui desidero finisca travolto da un insolito destino appena usciti di casa, ma per lo più lo sopporto e alla fine lo amo proprio.

Il rapporto che ho con il mio cane è esattamente quello che ho con me stessa, a pensarci bene. Inoltre abbiamo molti tratti caratteriali in comune e non a caso.

Il tipetto è arrabbiato, nervoso, diffidente e poco docile. In più ama mordere e non ha risparmiato nessuno della famiglia con i suoi dentini aguzzi, ma nasconde sotto la dura scorza un cuore bisognoso d’amore.  E’ un bastardino, anche se adesso si usa dire meticcio, che nei primi cinque mesi della sua vita aveva già provato di tutto: l’abbandono, l’essere investito da un’auto, l’essere azzannato quasi a morte da cani adulti. Poi siamo arrivati noi, io e i miei figli, inesperti e inconsapevoli esseri di presunta razza superiore che pensavamo di portarci a casa un tenero cucciolo da compagnia. Con quel background da psicoanalisi pesante è già tanto se in questi otto anni non ci abbia ancora fatto fuori tutti.

Si chiama Leone e del nobile felino possiede i colori e il pelo folto, lungo e mosso come quello di una criniera. Nonostante la taglia corre come un fulmine e tiene testa a cani molto più slanciati ed eleganti di lui. Quando lo vedo scorrazzare libero dal guinzaglio e in mezzo alla natura mi commuove e in queste rare occasioni provo un raro piacere ad essere la sua umana di compagnia. E anche io sto bene, in mezzo alla natura e libera di ballare e cantare, correre e saltare, stare ferma, abbracciare gli alberi, ringraziare il sole, infangarmi, dire buongiorno agli sconosciuti e sorridere senza motivo.

Ecco, io sono senz’altro meno sociopatica di lui, questo sì. Non ringhio ai passanti, non attacco mai nessuno, faccio fatica persino a litigare per una giusta causa. Eppure ho tanto di quel mordere represso nelle mie mandibole che non mi basta il byte, per non parlare delle lacrime chiuse dentro ai miei occhi  che mi ci vuole l’ennesima visione di I Ponti di Madison County per sfogarne solo un po’!

Avete presente la scena di lei in auto con il marito che vede l’altro e ha la mano sulla maniglia? E io a dire dai, apri quella portiera cazzo, vai, molla tutto, è la tua occasione, segui la passione, vivi….E poi lei non lo fa, piange e non apre quella stupida portiera. Un piccolo semplice gesto la separa dalla Vita e lei rimane lì e rinuncia a se stessa. Odio quella scena. Chissà perché…

Mordere la vita, anziché sacrificare la passione sull’altare dell’appropriato, ma soprattutto anziché rimpinzarsi di prodotti da forno. E’ la mia storia, è la mia sfida. Fermare l’ago della bilancia, Leone che smette di mostrare i denti, lei che apre la portiera e scende dall’auto senza guardarsi indietro, io che mi lascio andare e scrivo un’altra storia, una storia sporca e umida, odorosa di terra, infuocata di desiderio.

Stay tuned….

Startup

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Il futuro è il campo delle possibilità infinite.

Immagina ciò che vuoi veramente.

Il passato è il campo delle bellezze perdute.

Torna indietro a riprendertele.

Il presente è il campo di come te la stai cavando.

Osservati nel tuo essere diventante.

Gioca col tempo, gioca a far finta di, a c’era una volta.

Decidi ogni mattina il personaggio che vuoi recitare e gioca, esplora, divertiti, guarda che succede.

Esci dal sono sempre stato così, dal sono fatto così, dall’è più forte di me e dal non ci posso fare niente.

Non ti conosci così tanto, vai verso qualcosa di ignoto come un ricercatore curioso di sé.

Sperimenta, prova a contraddirti, ad essere incoerente, stona finché non ti aggiusti, finché non trovi la tua nota, quella che risuona col cuore.

… cos’è che ti piace? Lo sai? Trovalo e desideralo, gustalo, vivilo, datti il permesso.

Si lo so, come si fa? Ti senti un po’ giù, sempre un po’ stanco, nervoso, ansioso, depresso, malato. Ma è la parte sana di te che vede tutto ciò, perché non provi a considerarla?

Comincia con l’indossare quel sorriso da ebete e quello sguardo colmo di meraviglia di chi ha scoperto il segreto della gioia e se ti viene da ridere più forte fallo.

E poi ricorda che in quel sorriso del cuore sta il fuoco della tua vitalità e che puoi accenderlo tutte le volte che vuoi…

…Ma che vita meravigliosa ti aspetta?

 

 

 

 

Non camminare mai se puoi danzare

 

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Questo titolo è una citazione:  M.B. Rosenberg, nel libro Le parole sono finestre oppure muri, ricorda con questa frase sua nonna, amante della danza e donna molto saggia e generosa, nella sua semplicità e povertà.

Ho sottolineato queste parole perché riconosco in me questo anelito del cuore che si trasforma talvolta  in una qualche modalità di azione, facendosi gesto, parola, sguardo, progetto…

Insomma, io a danzare ci provo tutte le volte che posso e che me ne ricordo. Per esempio quando esco con Leone, il mio cane sociopatico, cuffiette e spotify, alterno camminata veloce a passi di danza, e comunque adeguo il ritmo dei miei passi a quello della musica che ascolto in quel momento, restituendo il mio modo originale di procedere nel mondo. Mi piace farmi contagiare da musiche molto diverse tra loro, come diverse sono le situazioni della vita che affronto ogni giorno e come sono diversi i miei stati d’animo e non necessariamente la musica mi deve tirare su il morale se ce l’ho a terra, anzi il più delle volte le chiedo di accordarsi con la mia tristezza o la mia sofferenza. E posso ascoltare un giorno Cohen e un altro Post Malone, passando per tante sfumature e colori cercando di accordarmi sempre con me stessa e il mio piacere.

Chi mi ha visto in giro di buon’ora per strade paesane e lungo canali sa quello di cui sto parlando. E non è sempre facile mantenere movenze da serata in disco, con il cane al guinzaglio che ogni due per tre si ferma ad annusare il profumo di qualche lady pelosa, se non di qualcosa di meglio per lui, e non è sempre uno sguardo divertito e solidale quello che incrocio nei passanti, anche se qualcuno pensa che mi sia fumata l’impossibile e lo desidererebbe tanto pure lui, glielo leggo negli occhi!

Meno letteralmente, provo anche a portare questa esperienza del corpo danzante nelle situazioni e negli incontri della mia quotidianità. E’ l’esperienza del Tango Argentino, del Tango Olistico e  della per me new entry Contact Dance che si fa azione e modo di relazione con il mondo. Guidare la vita, esserne guidata, entrare in empatia con le diverse energie che in quel momento prevalgono in me o fuori di me , trovare uno spazio libero e occuparlo, lasciare spazio all’altro, offrire il mio peso e il mio sostegno, affidarmi e dare fiducia…

E’ la ricerca di un equilibrio fra tutti questi opposti che sviluppa una danza armoniosa, fluida, libera e rispettosa. E’ la ricerca di un equilibrio tra attività, dinamismo, progettualità e riposo, abbandono, ricettività totale. E’ il ballo della vita, e ora anche i Maneskin se ne escono con quest’idea e mi fa gioire, perché sono giovani e pieni di talento ed energia e sembrano già avere capito cose che io alla loro età…beh, lasciamo perdere…

Concludo con altre citazioni del maestro Massimo Habib, dal suo nuovo libro Tangoterapia, oltre il Tango alla scoperta di sé:

“Una persona veramente in equilibrio, soddisfatto della sua vita, difficilmente si rifiuterà di ballare un brano quale che sia.(…) Interpretare la musica non significa aderire ad una data situazione bensì pensare a creare il miglior modo per vivere quella situazione. E questo modo è individuale, personale, soggettivo e unico.”

Il ballo, e il bello, della vita!

Essere o diventare

essere o diventare

Penso che in genere si abbia paura di essere alla propria altezza più di quanto si abbia paura di  non essere all’altezza. O meglio, la paura di non essere all’altezza è in realtà spesso la paura di farcela! E’ la paura del proprio potenziale, del proprio potere vitale e del sostenere a lungo più alte vette di gioia e di piacere.

Sulla base di antichi patti con se stessi o con gli altri si rimane così fedeli a quella personalità che più si è abituati a mostrare e che gli altri sono più abituati a vedere e a considerare. Non riuscendo a tradire questi patti per non deludere, disorientare, ferire o rischiare di perdere amore e considerazione, si tradisce perciò il proprio nucleo più autentico.

Uscire dalla propria zona di sicurezza, spesso stretta, scomoda e soffocante, richiede un’intenzione che da sola non basta. Occorre fare azioni concrete e sperimentare se stessi e la vita in modi inediti, fantasiosi e sorprendenti. Partendo anche da piccole cose. Cambiare qualche abitudine, rompere schemi, provare ad arrivare in ritardo se si è maniaci della puntualità, provare a lasciare i piatti nel lavandino tutta la notte se si è maniaci dell’ordine, provare ad aprire le porte con la mano sinistra, iscriversi a quel corso di astrologia per nutrire una passione segreta, imparare a ballare il valzer perché si vuole andare nel mondo con un’altra postura, buttare via quei vestiti che non ci corrispondono più e trovare abiti che più ci rispecchino, osare nuovi colori, nuove parole per vedere l’effetto che producono, osare nuovi pensieri…

Ad uno dei suoi più recenti seminari Igor Sibaldi ha fatto questa interessante considerazione: l’essere e il diventare sono nemici perché più sei qualcosa e meno diventi tu. Quello che sei è il tuo passato, se ti metti in moto cominci a diventare. Se diventi sei incerto, nessuno può più fidarsi di te e per questo si ha così paura di cambiare. Ma questa paura può non essere un freno se prevale la curiosità di vedere ciò si diventerà, ciò che ancora non si sa di avere e di potere esprimere… In quest’ottica, conoscere se stessi diventa un’avventura straordinaria e inesauribile!

E poi chissà, cambiando anche solo il bar dove facciamo colazione da vent’anni ogni mattina magari scopriamo un cappuccino più buono, un barista più simpatico e capita pure che incontriamo l’amore della vita!

…Allora, tu vuoi essere o diventare?

La Polizza Contro I Danni Della Vita

 

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Chiedo i danni alla vita,

una sorta di risarcimento

per tutto ciò che mi procura risentimento.

Per i genitori poco modello,

una sempre un po’ bambina,

l’altro scomparso sul più bello.

Per gli uomini di poco impegno,

che mi han tradita

dopo aver preso il mio sostegno.

Per i figli che non mi sanno ascoltare,

non fanno i bravi soldatini,

e mi lasciano sempre i letti da rifare.

Per i miei avi andati in fallimento,

che per inseguire i loro capricci

non hanno lasciato neanche un appartamento.

Per il mondo là fuori,

che per come è disattento,

non vede neanche il mio talento.

Per tutti quelli che hanno bisogno dei miei consulti,

e invece continuano a girare in tondo

senza sapere  di essere poco evoluti.

Chiedo infine di essere risarcita perché,

nonostante tutti gli sforzi,

non mi sento abbastanza capita.

 

E così faccio la vittima sacrificale,

ma mi sta venendo a noia

tutto questo elemosinare.

Per fortuna mi si fa notare che,

stando io in questo momento anche solo respirando,

la Vita mi sta già ripagando.

E allora, quando mi capiterà di sentirmi abusata,

proverò a dire scusa, stavo scherzando

e  finirò tutto con una bella risata.

La quale è senza esitazione,

in ogni tempo, luogo e situazione,

la più utile forma di assicurazione.

 

La danza delle parti

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La Vittima danza con il Carnefice,

il Tradito danza con il  Traditore.

Tutti si ringraziano a vicenda prima di scomparire.

La Felicità danza con la Tristezza per esprimere la gioia essenziale dell’essere.

L’Ombra, danzando con la Luce, si dissolve e le cede tutto il suo potere.

La Vita danza con la Morte senza fare trapelare neanche una sillaba del loro mistero.

La Donna danza con l’Uomo:

“Proteggerai la mia sensibilità e non permetterai a nessuno di sopraffarmi”, dice lei.

“Donerai grazia ad ogni mio gesto e mi aiuterai a contemplare la meraviglia del cosmo”, dice lui.

E così, come il Mare incontra la Terra in una danza sempiterna e mai uguale,

tutto si compenetra armonicamente, anche quando non sembra!

OVER THE RAINBOW

Una domenica pomeriggio al Ticino,

camminare fino al Bosco Celtico e

ammirare l’arcobaleno.

Sole, nuvole, vento, verde d’erba e di foglie che tinge l’acqua del Naviglio.

Io, Monica e Anto, donne in cammino al grido di “piazza pulita”,

donne affamate d’amore,

donne e fantasmi come compagni di viaggio,

ognuna i suoi.

Passare dal dramma alla commedia,

dalla commedia al dramma

e finire alleggerite con una risata.

Parole e silenzi al tramonto di Tornavento,

in alto i calici, che poi da domani la dieta ricomincia,

che il mare ci attende,

e un’altra estate di belle speranze!

cof