Dopo

Dopo tutti gli anni, le stagioni, i primi capelli bianchi

Dopo i traumi, le ferite, i passaggi, le trasformazioni

Dopo i tentativi, le crisi, i dubbi, i pantani, le difficoltà

Dopo la precarietà, la rabbia, le risate, le cose belle e le cose brutte

Dopo molte persone, i maestri, gli incontri, gli addii,

Dopo situazioni scomode, qualche entusiasmo, molte illusioni e molte disillusioni

Dopo aspettative, successi, insuccessi, conflitti

Dopo tutto

Si comincia a vivere

Nell’amore

Nella fiducia

Nel potere

Nella bellezza

Nella completezza

Nella gratitudine

Dando ordini agli dèi.

Come dentro così fuori

Ultima domenica di agosto. È cambiata già la luce e anche l’aria è diversa.

I vestitini leggeri e sfrontati hanno i giorni contati.

Nell’armadio fanno a gara a chi si fa più notare per essere sfoggiato una volta di più.

Là dentro oramai è tutto un mormorio, un vociare sommesso prima della protesta. Che fine farò se mi mette nel sacco?

C’è il tipo fuori moda che svolazzava con me in quel bel giorno di festa, lo terrò per ricordo?

E i due o tre capi un po’ stretti? Se questo no, il prossimo anno ci entrerò di sicuro.

Oh, senti questo, ancora aspetta di ballare, di ridere e di baciare, non lo posso buttare!

E questo qui un po’ consunto? Potesse parlare chiederebbe il pensionamento e io non so perché, ma non c’è proprio verso di lasciarlo andare.

Toh, e qui c’è quello appena arrivato, un saldo, acquistato con poco e poco desiderio: farà una fine prematura o mi farà infine pietà?

E voi ereditati, con un buon profumo che ancora non è il mio, non so, ma non sembrati tutti allineati. C’è chi scalpita per vivere ancora nuove emozioni, c’è chi sembra proprio non volere una nuova padrona.

E fra risatine e sbadigli, dall’altra parte, ai piani più alti, si prepara il risveglio e c’è chi tifa impaziente per un repentino cambio di clima. Certi di essere stati risparmiati dalla falce di maggio, non sanno che forse, per alcuni di loro, ci sarà un ripescaggio.

Per farmi dormire sonni tranquilli, il mio armadio contiene tutto questo subbuglio e fermento, contiene il volume di lamenti e speranze. Lui che segna il confine tra il dentro e il fuori, custode di mille rappresentazioni, di scelte felici e infelici, lui non si muove.

E mi rassicura che può avere un rimedio per ogni sventura o quanto meno l’esatta forma esteriore del mio sentimento. E mi suggerisce che adesso ha bisogno di spazio per nuovi costumi di scene a venire.

Se ascoltarlo ancora non so, tergiverso, prendo tempo…sia mai che la protesta monti in anticipo e la resistenza abbia il tempo di organizzarsi e quindi questa volta ci provo: al gioco del dentro e fuori, questa volta, coglierò di sorpresa sia il vecchio che il nuovo!

Senza nostalgia

Imperatrice
Lo sguardo del tipo che mi squadra
Tubino nero
Tacco
Tavolo che guarda al tramonto
Tagliolini alle vongole
Contatto il mio piacere
Voglia di dolce
La crème brûlée
E la mezza bottiglia di vino provenzale
Costata troppo cara
Ma madame, non ha visto la lista?
Sorrido
La coppia di anziani col cane alla mia sinistra sodalizza.
Metto in conto la luna rossa e il mare, che posso quasi toccare
Ultima sera 
Senza nostalgia
Mordo la vita

Corpi Animati

Metti una musica che ti piace e balli con un altro e con un’altra e accadono cose inaspettate. E’ l’esperienza corporea del Tangoolistico. L’importanza del primo avvicinamento, del primo tocco, del primo abbraccio. Avvicinarti con rispetto e dolcezza all’altro. sentire fin dove può aprire e accogliere. Donare attenzione, trattare l’altro come nessuno lo tratta mai o lo tratta più. Evocare la nostalgia del primo accudimento e suscitare il desiderio di abbandono. Rivitalizzare il corpo prima di tutto attraverso i sensi, pelle a pelle, cuore a cuore, respiro a respiro. Scoprire il corpo che resiste al vibrare, al fremere, al bramare. Quante poche possibilità dai al piacere. Poi emozionarti, commuoverti, magari piangere perché scopri quanto ne hai bisogno, di sostare, quanto ti sforzi invece di tenere duro, di trattenere, di controllare, temendo forse di perderti e di non sopravvivere all’esperienza.

Metti una sera in compagnia di qualcuno che ti piace davvero, che ti fa sentire a casa. Che bisogno hai di stare in guardia? Che bisogno hai di tenere un certo atteggiamento? In fondo è semplice. Scoprirsi senza fretta, concedersi dolcemente, dare con generosità e ricevere con gioia. Nutrirsi del contatto. Sentire di stare bene, dimenticare la prestazione. Entrare in un ambiente sacro dove niente viene preteso. I corpi rattrappiti e rinchiusi negli ambiti della decenza, della distanza, della buona educazione e delle convenzioni socialmente accettate si fanno involucri infuocati e così tanto vivi che è meglio che non si mostrino al mondo per non turbarne la quiete. Solo dove c’è Eros però, la pornografia è altra cosa e infatti impera. Ma tu vuoi comunicare la tua verità, o almeno provarci.

Metti un mattino appena sveglio, sul tappetino bello dello Yoga. L’esperienza della sosta, della presenza, del rispetto di sé perché tu fai sempre e solo ciò che puoi, senza procurarti fastidio. L’esperienza della ricerca dell’equilibrio nel disequilibrio, del saper restare anche in una posizione scomoda. Fare tutto il possibile per raggiungere una figura e poi mollare tutto ciò che non serve allo scopo. Scoprire quante forme può assumere il tuo corpo, sentire le aperture, le torsioni, gli slanci, gli inchini. Sentire formicolii come riattivazione e scorrimento di energia, sentire che sei vivo perché respiri e il cuore ti batte nel petto. E senti che lavori anche a livello simbolico e spirituale e che stai dando cibo anche all’anima. E ringrazi tutte le tue cellule e la perfezione del momento.

Tutto ciò che concorre a partire dal corpo a rivitalizzarti e a ricordarti di esserci e di essere vibrazione pura dovrebbe essere ricercato e benvenuto. Ma non è così scontato perché il più delle volte non sai che fartene di tanta vitalità, una volta scoperta, ed è meglio che rimani mezzo depresso, un po’ sottotono e magari anche un po’ triste, che non sbagli mai. Con tutto quello che succede nel mondo, sia mai che ti prendano per matto ad esprimere un po’ di gioia a sproposito.

E se non hai mai iniziato, stai dove sei, perché se poi dovessi scoprire di poter essere diversamente vivo difficilmente potresti tornare indietro e stati di malessere da confort zone sarebbero frequenti e terribilmente disturbanti.

Corpi inanimati avvisati, mezzi salvati…

D’un tratto, a Milano.

Dieci chilometri , quindicimila passi, oggi Milano è stata mia ed io sono stata sua. Ci siamo specchiate, annusate, corteggiate. Ognuna ha recitato la sua parte.

Il respiro dei palazzi, il dico e non dico dei portinai, la borghesa altezzosa al guinzaglio del cane. I cortili che non ti aspetti, gli angoli fioriti, i dettagli di lusso di un androne, la visione periferica delle cose che puoi permetterti mentre cammini. A volte guardi all’insù, persino.

E poi le vie del centro centro, quelle strette, eleganti, con le botteghe vere al posto delle catene e dei grandi marchi dei non luoghi tutti uguali. Persone laboriose, in movimento, in ritardo. Qualcuna visibilmente impegnata ad apparire, mentre quelle che contano davvero non appaiono mai.

Ed io mettevo un piede avanti all’altro con andatura da guerriera, a caccia di opportunità, decidendo di sorridere tra me e me. Finché, d’un tratto, sotto un sole di quasi primavera, ho sentito cos’è in pratica la resa attiva e perché lo yoga serve alla vita e perché serve l’arte e un tango e anche pregare. E mi sembrava di essere molto più ricca e di sapere solo io il segreto della vita e di trasmettere una luce, come fossi una regina.

L’eternità si vive nel presente, non è di là del tempo. La perfezione di un attimo esiste, è cosa esperienziale, è  gioia esistenziale. Ed è bello che accada così, che arrivi da altri mondi all’improvviso, a darti l’entusiasmo, magari proprio come oggi, nel cuore di Milano, in mezzo a tanti indaffarati e ombrosi sconosciuti.

E non so se qualcuno si è accorto, d’un tratto, di un’aliena per la via, in giro a lavorare, che camminava col sorriso.

Due giorni

Alla fine, sono partita, due giorni anziché tre, solo sabato e domenica. Piuttosto che niente è meglio piuttosto, dicono dalle mie parti.

Stamattina pioggia e nebbia sulla strada, anche se sono andate diminuendo dalla curva oltre la quale improvvisamente il mare.

Il maltempo non mi ha fermata, sentivo che era necessario per me farlo. Avevo bisogno che i miei occhi guardassero un paesaggio diverso, che guardassero il mare, orizzontale, verticale, mai fermo. Avevo bisogno di respiro, di tregua, di stare senza qualcuno a cui dover rispondere e corrispondere.

Ora sono nella stanza del B&B, ho trovato un posto veramente figo, nel budello di Varazze, il paesaggio fuori è desolante quanto basta, ligure quanto basta. Il mare, che sento dalla finestra, ha le sue cose da dire e lo fa vigorosamente. Sono qui a spezzare una routine e a sostare senza aspettative in me. Il mio corpo vuole distendersi, che anche solo camminare oggi è troppo, forse due passi sulla spiaggia ma più tardi, solo perché non posso non portare un saluto e un ringraziamento al mare.

Sono qui a fare i conti con una perdita e con una mancanza. Per metterci un primo sigillo.

Per ora è una mancanza che si sente nelle piccole cose: chissà se la mamma ha saputo di tizio e di caio, dopo chiamo la mamma per chiederle questo, ma i ragazzi venerdì sono a pranzo dalla nonna?

È la mancanza di consigli possibilmente da non ascoltare, delle storie che sapeva raccontare. L’ho avversata per quasi tutta la mia vita, ma era una donna divertente, con lei succedeva sempre qualcosa fuori dall’ordinario.

D’ora in avanti mancherà anche la causa di tutte o quasi le mie difficoltà. Cosa farò senza il capro espiatorio perfetto? Mi toccherà diventare adulta, suppongo. E magari trovare dentro di me cosa c’è di lei che può essermi utile, ora che c’è più spazio per l’emersione.

La Ros, il suo bello, il suo brutto, così fragile e precaria, così seduttiva e luminosa. Luci e ombre, la sua eredità da scegliere con cura.

Guardo le persone sedute ai tavoli del ristorante dove adesso sto cenando. Uomini e donne vibranti della mia stessa vibrazione, scintille di vita, esseri fugaci di cui non resterà nulla del loro passaggio sulla terra, eppure eterni. E mi verrebbe da urlare: ma la sentite la vostra pelle vibrare? Le sentite le vostre cellule respirare? Lo sentite di essere vivi? Ma ci provate almeno per un attimo a stare zitti e ad ascoltarvi, a percepire l’energia che scorre dentro e fuori di voi e che ci unisce tutti in un unico respiro?

Si Ros, in fondo rimane il mistero di essere qui e poi di non esserci più, il mistero di essere questa goccia preziosa di acqua che entra in questo mare e diventa mare in questo universo senza fine. Come si fa a non tremare pensandoci? A non esserne un po’ impauriti? A non essere colmi di gratitudine per questo privilegio di “esserci”? Come si fa a non sentire che il nostro battito è il battito della terra e tutti ci unisce? Come si fa a calpestare un fiore, a colpire un uomo? E questo mare poi, cos’è? Forse un dio al quale donare questa tristezza che sa di lacrime non piante e chiedergli di trasformarmi in una gigantesca onda che distrugge e sgombera e fa posto e segna un a capo e un dopo e un domani… O forse, più semplicemente, una forza alla quale arrendersi, almeno un po’, almeno ogni tanto, almeno per tre giorni, anzi no, due…

Surrender

Surrender

Surrender

Avvento

Presto al mattino oggi tutto riposa.

Il freddo di dicembre è arrivato, non lo sento, lo immagino al di là del vetro. Così inospitale, invita al silenzio e all’ascolto. Sotto il guscio del piumone mi attardo e tutto ciò che devo rimane sospeso, ancora per un po’. Lamentele, vittimismo, il mio ego stanco… affondo tutto il peso delle faccende sul materasso e poso ogni affanno nell’Athanor del Cuore dove nuova linfa si genera, per le pene che verranno, per le gioie che verranno, per il fare e il camminare.

E tutto sommato penso che sia meglio rimanere umani e dire grazie tante volte ed essere gentili. In tutto questo che è il mio tempo e che è vivere così, in equilibrio nel disequilibrio, tra cielo e terra.

A questo punto, dimorare in me stessa è tutto ciò a cui anelo e oggi faccio pulizie per le feste e pacchi regalo di robe vecchie, destinati a chi li può accogliere senza dispiacersene.

Perciò è a voi Dei tutti e voi tutti miei Avi che dono il mio solito e noioso gran daffare per un pomeriggio alle terme, un massaggio, un paio d’ore vista mare, per un amore anche piccolo da incontrare.

Vi dono tutte le mie residue resistenze e le tensioni della mandibola per farmi bella per la vita.

Vi dono tutte le promesse non mantenute, tutti i buoni propositi disattesi, tutti i voti pronunciati e tutti gli ordini e i consigli giusti che do a me stessa e qualche volta anche agli altri, per farne una pernacchia, una barzelletta, una sonora risata alchemica.

Vi dono tutto il mio controllo e tutto il mio autocontrollo e tutta la mia esigenza di qualcosa di certo per la gioia dell’azione in sé e per sé, per la pura gioia dell’essere, per una bussola che indichi sempre verità, bontà e bellezza.

E vi ringrazio per questo tempo buio, acqueo, uterino, pronto ad accogliere il seme nuovo del Natale che giunge, ancora e sempre, a ricordarci qualcosa di noi che abbiamo perduto.

Un altro pass

Esiste un pass semplice e poco costoso pur essendo, per la sua rarità attuale, un bene di lusso.

Con quello che oggi fa più tendenza ha in comune qualcosa, ahimè. Fortunatamente sono solo due lettere, una piccola minoranza che poco conta, si sa.

Ma a parte questa iniziale assonanza è molto più cool e smart e rilascia all’istante uno stato di benessere che neanche tutta big pharma e gli occhi di Speranza.

È molto versatile, lo si può usare al passato, al presente e al futuro e si intona con tutto, mentre il verde, ad esempio, col rosso è un po’ un pugno negli occhi anche per i meno delicati.

Un altro vantaggio è che non c’è bisogno di una app su cell o di un pezz di cart che magar ti scord a cas.

A differenza del più noto però, che si sa non fa danni, può avere importanti effetti collaterali sull’ambiente circostante, qualcuno sostiene abbia effetti addirittura sul proprio sistema psicofisico e su tutta la struttura dell’universo. In effetti, i più audaci lo assimilano ad una delle più alte forme di preghiera.

Può provocare catastrofi come grandi aperture di cuore, sorrisi dentro e fuori, commozione, gioia, benevolenza, benedicenza, collaborazione, forse anche solidarietà. Può portare ad un abbraccio spontaneo o ad una stretta di mano, pratiche vetuste e aborrite da tempo, ora appannaggio solo di una ristretta cerchia di eretici.

Nonostante ciò, o forse a maggior ragione, il consiglio è di usarlo a più non posso. Infatti, esso apre tutte le porte, in particolare quelle del cuore, e permette ad esempio:

  • di iniziare un nuovo giorno con fiducia verso l’ignoto
  • di favorire il verificarsi di situazioni in cui debba necessariamente essere utilizzato ancora, e questo è un bene di per sé, una contagiosità buona, in fondo
  • di esercitare uno sguardo di meraviglia sul mondo
  • di sentire che non sei solo, spiriti, umani, animali, vegetali, minerali, tutto collabora con te quando lo usi
  • di spiazzare i nemici, gli antipatici, gli stizzosi, gli scontrosi, i rigidi, aprendo piccole brecce nei loro animi rattrappiti.

I benefici non si possono certo riassumere in poche righe, ognuno aggiunga in base all’esperienza che ne fa e ne farà.

Come ultima cosa mi preme dire il suo nome, cosicché il mistero sia svelato anche ai meno esoterici e il suo utilizzo diventi più virale dello smalto per unghie da uomo di Fedez (anche se a ben vedere ci vuole poco).

Solo una parola, vero lasciapassare dell’abbondanza, e questa parola è: GRAZIE.

Cronoprogramma

Ecco qui, un altro week end di luglio.

Incerto il tempo e lento.

Dilato gli spazi per segnare una differenza con il resto dei giorni.

Farò due passi in più con Leone e in un certo punto gli toglierò il guinzaglio, così sarà bello vederlo apparire e scomparire tra l’erba alta.

Farò le pulizie di casa senza guardare l’orologio, prendendomi tutte le pause necessarie. Forse non avrò bisogno di fare la spesa.

Starò un po’ ritirata dal vivere sociale, dalle suggestioni del mondo festaiolo: sul divano ci sono i libri nuovi, e questo già mi eccita… da dove cominciare?

Con molta calma, verso sera preparerò una cena senza complicazioni, che già lavare l’insalata mi sembra un obiettivo alto.

Mi potrò permettere la sveglia alle quattro del mattino per salutare un figlio che parte con gli amici, senza più riuscire poi veramente a riaddormentarmi.

Camminerò nei boschi un po’ assonnata, tanto poi ci sarà modo di schiacciare un pisolino più il là, nel pomeriggio, invece il mattino ha sempre l’oro in bocca.

Pranzerò da sola con gli avanzi di ieri, senza pretendere nulla dalla domenica, neanche un dolcetto o un calice di vino.

Avrò voglia di continuare a leggere per fare finta resistere sveglia, finché arresa mi trascinerò nel letto dove avrò sapientemente creato la giusta corrente d’aria per sognare senza sudare.

Mi sveglierò con la bocca impastata e avrò la scusa per bere un altro caffè per poi essere in pace col mondo.

Mi ritaglierò fino a sera un angolo di autunno in cui fare compagnia alla mia anima.

Forse avrò bisogno di scrivere.

E sticazzi se da qualche parte c’è il mare.

I 50 sono i nuovi 30

Sarà che il pandemico trascorso da lì pareva assai irreale

Sarà che siamo tornati tutti indietro di vent’anni, leggeri e senza affanni

Sarà che gli Spritz pomeridiani a bordo piscina ci han fatto un po’ smollare

Sarà che non poteva che seguire con la cena, dei Lugana, una chitarra e bella ciao a voce piena

Sarà che lo stadio era pieno e non mancava proprio nessuno di quelli che dovevano

Sarà che siamo invecchiati bene, come dice un testimone

Sarà che siamo un po’ gli stessi di sempre e questa volta è per vantarsi

Sarà che è vero che il tempo è nella mente, ma che il cuore non ne sa niente

Sarà l’effetto di euforia, ma stavo bene

Sarò che ci vedevo belli e goffi in questo amarcord di giovinezza, tentativo riuscito, siamo bravi a barare

Sarà che ci vedevo anche piuttosto esperti nel dissimulare l’inquietudine che talvolta ci assale

Sarà che così è, e tanto vale.

E poi… Woman no cry….

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