The Big Yes

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avvertenza per i lettori: questo blog contiene messaggi promozionali…
Dire sì alla vita e permetterci di fluire con essa. Dire sì a noi stessi per permetterci di esprimerci con libertà e verità, andando a riconoscere e ad affermare il nostro valore.
E’ il grande Sì che favorisce tutte le trasformazioni che desideriamo per noi e per la nostra esistenza. Quando affrontiamo tutti gli ostacoli interni, quando affrontiamo tutti i no che ci diciamo, siano essi consapevoli o meno, quando ci diamo la possibilità di essere più grandi di quello che siamo, allora tutto dentro e fuori di noi comincia a cambiare.
Come si può sperimentare nel TangoOlistico®, tanto più chi viene guidato si lascia andare al piacere e alla morbidezza dell’abbraccio sicuro e contenitivo dell’altro, quanto più sarà in grado di guidare a sua volta con decisione e fermezza nel ballo successivo.
Così, dire di Sì ci permette una vita più ricca di possibilità e gioia e ci permette di andare incontro al futuro con fiducia, presenza e padronanza di sé.
Quello che mi piace è l’idea di poter offrire uno spazio di ricerca di questo Sì, uno spazio dalle dimensioni profonde e dal peso leggero, in cui raccontarci a voce e/o con il corpo in vista di quell’attimo emozionante in cui finalmente gli occhi si illuminano attraversati da una scoperta nuova su di sé. Anche quando dura poco, ne vale la pena, perché poi tutto cambia e non si può fare finta che non sia successo.
Come fare questa ricerca? Mettendoci in gioco o, meglio, cominciando a giocare con tutte le parti di noi, amiche o nemiche che siano, facendole dialogare, prendendole un po’ in giro, facendo il verso alle nostre paure, comiciando ad apprezzare i nostri talenti, ritrovando i desideri autentici che alimentano il nostro procedere nel cammino della vita. Per dire Sì a tutto di noi e in particolare al potere che abbiamo di costruire la nostra realtà e di cambiare il passato e creare il  futuro a nostro piacimento.
Provare per credere…. Just say Yes!

Di cerette e di altre cose da donna

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“Om. Io canto le lodi di Lakshmi Devi,
la cui essenza è la suprema prosperità,
e il cui corpo è formato di luce dorata.
Il suo intero Essere brilla come lo splendore di oro puro.
Ella porta il loto dorato
E il vaso d’oro ricolmo di semi.
Seduta sul lato sinistro di Vishnu,
Lei è Shakti, la Madre di tutta la creazione.” 
(Inno dedicato alla Divinità Lakshmi)

Ho sognato che mi trovato stesa su di un lettino d’ospedale mentre stavo per partorire otto figli ed ero in panico solo perché non avevo fatto la ceretta! E guardavo i miei polpacci pelosi mentre venivo dilaniata da doglie canine pensando: potrò chiedere almeno un rasoio? Ecco, stavo compiendo un’impresa impossibile e non mi sono neanche fatta trovare pronta, neanche ho avuto l’accortezza di impaginarmi per bene come la copertina non dico di Vogue, ma almeno di Confidenze. Tipico di noi donne che fin dalla tenera età veniamo educate a lottare contro peli superflui, rughe, macchie sulla pelle e cellulite, che il maniaco che ti aspetta di sera sottocasa per farti vedere le sue gioie sotto l’impermeabile è veramente un nemico di poco valore. Siamo capaci di sopportare di più un maschio stronzo, a volte brutale, piuttosto che la smagliatura o la palpebra cadente. Vai a sapere come siamo fatte…

Comunque, a parte la mancata ceretta, otto figli sono tanta roba. Mi ha molto impressionata questo numero perché è simbolo dell’infinito, è simbolo dell’abbondanza senza fine, della ricchezza materiale, intellettiva e spirituale. E pensando all’abbondanza mi sono ricordata di Lakshmi, la dea induista che sceglie come sposo Visnu perché è indipendente, forte e centrato…come lei: il principio femminile come aspetto complementare del principio maschile. E Lakshmi prende otto forme che sono otto aspetti della prosperità che possiamo raggiungere pienamente. Riporto parzialmente un articolo dello Yoga Journal che potete trovare integralmente qui: http://www.yogajournal.it/lakshmi-la-dea-dellabbondanza/

Si può non amare una dea il cui nome deriva da “buon segno”, significa “fortuna” e i cui appellativi sono “bella” e “benevolente”? Lakshmi è la dea ideale. È la dea della ricchezza, abbondanza, fortuna, fertilità, generosità, bellezza e coraggio. In più è madre di Kamadeva, il dio dell’amore e del piacere sessuale.Sposa di Vishnu e for­za creatrice dell’UniversoLakshmi viene rappresentata simbolicamente da una stella ottagonale, formata da due quadrati incrociati a 45 gradi. I vertici indicano le otto manifestazioni della dea, ognuna con diversi ruoli, tutti relativi a benevolenza, fortuna e abbondanza: Grande Lakshmi, poi dea dell’opulenza, dell’oro,dell’agricoltura, della fertilità animale, del coraggio, della vittoria in battaglia e sulle difficoltà della vita, infine delle arti e delle scienze. Lakshmi rappresenta l’aspetto benigno della femminilità, la creazione di ricchezza, buona sorte e opulenza, la femminilità moltiplicatrice e inesauribile. (…) Chi adora Lakshmi con sincerità e senza avidità verrà benedetto da ricchezza e successo. Il giorno più propizio per pregare Lakshmi è venerdì, giorno che anche nel calendario romano era dedicato a una divinità femminile, Venere.

Ora, sarà un caso che oggi è l’8 marzo, è venerdì, è la festa della donna e che io ho sognato di donare al mondo otto figli? Potevo trascurare questa serie di coincidenze e fare finta di niente? Potevo non farne neanche una pippa scritta? Certo che potevo, ma così facendo avrei privato il mondo di un atto creatore e anche un po’ creativo, e quindi avrei remato contro Lakshmi e quindi contro l’abbondanza. E l’abbondanza occorre che ci trovi pronti ad accoglierla, e quindi occorre che ci sia spazio, che ci sia un vuoto da qualche parte, una sorta di utero sufficientemente ampio e sgombro. Si riceve grazie al  principio femminile e si opera grazie al principio maschile. E io li voglio onorare entrambi, perché l’uno non può stare senza l’altro, sia fuori che dentro ognuno di noi. La femminilità moltiplicatrice ed inesauribile oggi chiede a maggior ragione una mascolinità capace di stare al suo fianco come pari.

Otto figli per me sono un simbolo di quello che posso generare, creare e operare nel mondo se non rinuncio ai miei talenti e il migliore augurio che faccio a me stessa e a tutte le donne oggi è quello di poter dare e ricevere senza sacrificarsi o chiedere sacrifici: non ne abbiamo più bisogno, siamo nell’era dell’Acquario, la nostra.

…Però adesso ‘sti otto figli chi li mantiene???

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L’erba voglio – Oltre i 101 Desideri

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Quando non si desidera l’impossibile, non si desidera.
(Antonio Porchia)

Il metodo stoico di soddisfare i bisogni eliminando i desideri è analogo a quello di amputarsi i piedi quando si ha bisogno di scarpe.
(Jonathan Swift)

Ogni incontro è un dono. Posso conoscermi solo attraverso un tu, parte di un coloratissimo mosaico che è il là fuori e che mi rimanda pezzi di me attraverso persone, situazioni, oggetti. Posso cogliermi solo così, per mezzo del mondo. E il mondo abbonda di possibilità che se sono sazia neanche le vedo. Se mi accontento del punto in cui sono, non può arrivare niente di nuovo. Se sto bene così il mio futuro è a senso unico.  E allora capita che se mi permetto di aver bisogno di calore umano e di riconoscimento, ecco che questo arriva, magari non proprio con la forma che mi potevo aspettare, magari non con la perfezione di cui può essere capace, ma arriva. E grazie a ciò che è successo mi scopro più grande, posso precisare meglio quello che voglio e quello che non voglio, e lasciare nuovi vuoti, cioè nuovi desideri da desiderare. E mi apro a nuovi incontri.

Accontentarmi non è più qualcosa di buono per me. Ma domandarmi, trovare quello che voglio, dare un nome a ciò che mi manca per cominciare a realizzare ciò che già, da qualche parte nel futuro multi direzionale, è disponibile per me.

Un cammino entusiasmante, dove la parte meno semplice è proprio quel trovare e dare concretezza a ciò che voglio veramente e che riesce ad accendere un sorriso di meraviglia sul mio viso, quello che più corrisponde alla mia essenza e al mio “mi piace”. Abituata a pensare in termini di doveri, agire sulla base del piacere è per me un concetto rivoluzionario. Abituata a con-siderare, cioè a tener conto di cosa il mondo si aspetta da me, de-siderare ciò che per questo mondo non ha senso, non è permesso, non è giusto è per me un atto rivoluzionario. E da queste rivoluzioni parte l’esercizio del mio potere creativo. L’erba voglio cresce soltanto nel giardino del re e il re sono io, il giardino è il mio.

Vabbé, che fossi più grande di ciò che sono già lo sapevo, ma darsi l’investitura, mettersi la corona in testa è altra cosa: da una parte mi terrorizza, dall’altra mi vitalizza, certo è che non mi sono ancora abituata completamente all’idea e le vecchie convinzioni, seppure oramai un po’ noiose, sanno pur sempre di casa.

Però, citando Igor Sibaldi, ora che so tutte queste cose per sempre, stiamo a vedere cosa ne viene.

…stay hungry…

A STAR IS BORN… e potrebbe essere la tua!

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Ho recentemente visto il film con Bradley Cooper e Lady Gaga. A volte i film, come i libri, hanno il pregio di portare un messaggio, una riflessione, un insight. Questo mi ha fatto riflettere sul talento, sulla necessità di esprimersi ed esprimere la propria unicità, il proprio estro. Mi ha fatto riflettere anche sull’incontro con l’altro come possibilità evolutiva: l’innamoramento ne è spesso la strada più veloce perché nell’attribuire all’altro cose meravigliose stai in realtà guardando il meglio di te, come se grazie a questo incontro magico potessi accorgerti della tua stessa bellezza e della tua stessa capacità d’amare, che  l’altro   ti restituisce.

Quella cosa meravigliosa che sei però non  è mica tanto facile farla uscire e mica sempre ti senti innamorato di qualcuno. Ma c’è, è sempre lì, magari dimenticata, impolverata, arrugginita, volutamente nascosta oppure troppo ingombrante per gli angusti spazi in cui ti muovi normalmente.

E così capita di sentirti stanco di stare solo benino, ti senti limitato e  compresso dentro schemi ripetitivi e ruoli troppo stretti, dentro robe non tue, aspettative di altri, dentro abitudini senza più senso. Capita di sentire che hai molto più da dire e da dare al mondo, che ci sono cose che ti parlano in profondità e che sono in sintonia piena con la tua anima. Capita di avvertire insomma l’eco di un’esplosione che implode, questa stella dentro, in potenza, che ancora non ha il coraggio di nascere!

Meno male che ci pensa la vita a darti le occasioni per trovare il coraggio di diventare quello che sei, per partoriti di nuovo e come vuoi tu. Sono quei momenti in cui ti senti di essere arrivato come ad un crocevia e spesso ti si senti smarrito, confuso, insufficiente, indeciso. Può essere una scelta o un cambiamento professionale, o l’età che avanza, o un rapporto importante che si chiude, o un nuovo inizio pieno di incognite, o l’arrivo di un figlio, o la sua fuori uscita dal nido, o qualsivoglia cambiamento scelto o subito, o più semplicemente un momento di messa in discussione di te perché vuoi qualcosa di meglio dalla vita. Può essere l’incontro con l’altro che ti guarda con occhi diversi dai soliti, può essere che ti innamori…

E in questi momenti ti viene data una grande occasione per trasformare l’inquietudine interiore in parola, progetto, azione, qualunque cosa ciò significhi per te. Viceversa, beh… lo sai… rimani spettatore delle star da copertina, rimani follower, rimani sognatore senza piedi piantati in terra, rimani lamentoso, rancoroso, vittima, rimani lì a calunniarti e a sminuirti.

Quando lavoro con giovani o con adulti che si pongono il problema del talento e della vocazione dico sempre che può essere utile affiancare all’inquietudine, che spesso è angoscia,  la curiosità di scoprirsi, di conoscersi a mano a mano che si sperimenta la vita, con tutti i suoi rischi anche, facendosi guidare dal piacere.

Quello che ti piace è quasi sempre un segnale utile da seguire per portare alla luce i tuoi tesori nascosti. Poi esistono infinite possibilità di realizzazione e di espressione, l’importante è  trovare le cose che danno gioia a te e che fanno sentire vivo te al punto da percepire il sangue che scorre nelle vene, le cellule che si danno il buongiorno al mattino e il cuore che sorride. Non è una prospettiva entusiasmante?

Become who you are….