Fioriture e Sfioriture

Vivo un tempo di passaggio. Con lo sguardo malinconico ad una donna giovane e bella che non sapeva di esserlo. Con lo sguardo malinconico ai figli piccoli e alle cose belle fatte assieme. Dono delle lacrime per lasciare andare dagli occhi qualcosa che non c’è più. E poi sguardi di tenerezza infinita e provare a sentirmi come allora adesso, e proiettarmi nel futuro.  Come vivere sempre nel fiore degli anni, vivere in qualunque momento il fiore degli anni. Nello sfiorire apparente del corpo c’è il fiorire di un d’amore per se stessi che si fa più che mai necessario e un fiorire di gentilezza, anche.

Al netto dei rimpianti si può solo essere gentili con sé. O forse proprio grazie ad essi. Nel lasciare andare tutto quello che poteva essere e non è stato c’è il fiorire di una profondità nuova, un accorgersi sempre più del momento, di ciò che istante dopo istante si manifesta alla realtà, c’è il fiorire di un desiderio di spezzare la meccanicità dell’abitudine di sé con la ritualità e la sacralità stessa dell’istante. Togliersi dalla linearità del tempo per sperimentare una realtà aumentata di possibilità in ogni direzione. Non è neanche facile da spiegare questo equilibrio a cui tendere tra accettare e desiderare, tra centratura e apertura, tra profondità del sentire e superficialità dello sguardo. Forse è nel cammino spirituale che si trovano questi equilibri e anche le parole per descriverli.

Intanto lascio spazio ad intuizioni e sensazioni e mi permetto di entrare in tutti i mondi che desidero esplorare o creare. E la coscienza si amplia. Ogni volta che fermo una sensazione o una intuizione e la semino dentro di me rendo possibile, istante dopo istante, la creazione di un certa realtà. Il segreto, forse, è accorgersene, farne un atto consapevole, e nello stesso tempo non lasciare che la sensazione se ne vada. Interrogarla, farsi in interrogare, darle valore, scegliere se seguirla oppure no. E così, di passo in passo, partecipare alla co-creazione di sé e del mondo.

Tutto è sempre possibile. Nello sfiorire di qualcosa c’è la fioritura di qualcosa d’altro.

Finestre aperte

Al netto del mal tempo

nonostante il disincanto

seppur con qualche diffidenza

le finestre sono aperte.

Entran mosche e moscerini

puoi sbirciare anche i vicini

si confondono i confini

le finestre sono aperte.

Vedi il suono che fanno i fiori

odi il profumo dei colori

si confondono anche i sensi

le finestre sono aperte.

Con la voglia di far niente

di dir poco e anche di meno

tra visioni e sensazioni

le finestre sono aperte.

Mente cuore braccia gambe

bocca occhi naso orecchie

maggio giungo luglio agosto

le finestre sono aperte!

Donna, svegliati è primavera!

La primavera irrompe nella mia vita quando quasi non pensavo più che potesse accadere di nuovo. Quasi mi stavo rassegnando ad un quotidiano a corto di luce, scaldato artificialmente, abituata ad uscire di casa appesantita e a passo svelto per sentire meno freddo, con i collant 100 denari a prova di pelo.

Poi, ad un certo punto, mi accorgo che tutto è già cambiato, che improvvisamente si impongono colori, profumi e suoni che avevo dimenticato potessero esistere. Improvvisamente mi rendo conto che non posso più rimandare la dieta e con terrore guardo la parte dell’armadio dove riposano i vestini a fiori, le camicie sbracciate, le gonne corte. Cambiare emisfero rimane una possibilità per non andare incontro alla catastrofe, ma non è una scelta facile e comunque non è alla mia portata.

Mi guardo allo specchio e vedo i segni di un altro inverno passato, delle calorie mai smaltite, della sedentarietà. E vorrei avere la bacchetta magica per rimettere tutto a posto in fretta, senza soffrire o spendere fortune in cerette, massaggi drenanti, succhi di betulla e tisane al tarassaco. Certo, adesso pensare al mare fa meno nostalgia e più allegria, ma solo col caftano pure sotto l’ombrellone. Guardo il deserto dei tartari sul mio terrazzo, mentre tutto intorno è un dipinto di Monet, e in quell’istante realizzo che arriverà il giorno dello shopping compulsivo al vivaio dove acquisterò senza criterio, ma con entusiasmo, sementi già fuori tempo massimo e l’ennesimo paio di guanti da giardinaggio.

Eppure, nonostante l’ansia da prestazione, è così maledettamene difficile essere di cattivo umore in primavera. Se non altro perché ci sono cose che la nuova stagione fa uscire dallo sfondo delle mattine nebbiose e fa brillare ogni dove io posi lo sguardo.

E allora, per la serie “cose che avevo scordato e che la primavera ridesta in me”, ecco una cinquina di semplici verità, un elenco non esaustivo di ovvietà a cui mi fa bene pensare:

  • i drammi sono passeggeri, non vanno presi troppo sul serio, neanche la cellulite
  • la vita trova sempre un modo perché ha sempre un perché e quando la vita si allarga si cambia taglia e bon
  • innamorarsi entrerà di nuovo nel campo delle possibilità, magari stavolta anche in quello delle probabilità
  • sbocciare richiede tempo e pazienza e il sacrificio del seme, ma c’è sempre un vaso che aspetta
  • l’inverno non è mai l’ultima parola, perché l’ultima parola è….zuzzurullone!

Mi ri-sveglio, è primavera…

Intervista a Radio Story Time

Capodanno – acrostico

Come di consueto

Attendendo giri di valzer

Preparo la prima tavola dell’anno:

Ordini e divieti sono banditi

Doveri e fatiche lasciati al passato

Anche le promesse non sono più nel menù.

Niente che non mi piaccia per davvero

Nessuno che mi tiri per la giacchetta

Ora solo dieta sana… e stretta!

Nota: Un acrostico è un componimento poetico o un’altra espressione linguistica in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase.

La chiave.

Quante estati buone ancora da vivere?
Quante estati di tuffi, di balli e di vino bianco guardando un tramonto? Quanti estati di mare e di isole? E di viaggi a passo svelto? Quante estati ancora con gli amici di sempre? Estati dalle risa facili, dal fiato abbastanza per la salita, dalle gambe ancora forti per la discesa. Quanto sudore resta da sentire sulle labbra, sulla pelle?

Bella e facile la vita sensuale, d’estate!
Facile uscire dal tempo lineare e banale.
Così, dallo spazio vuoto e senza confini, nuove possibilità e nuovi desideri diventano semi da fare crescere dentro.
È nei luoghi più nascosti e antichi che custodisci l’oro e l’argento.

Solo tu possiedi la chiave…

(Malta, ancora estate, 6-9 ottobre 2023, con le cinquantenni del ’73)

Passaggi di tempo

Il cane invecchia e si muove poco. Sta sveglio di notte tutto agitato e perso nelle sue paure. Sedativi e psicofarmaci, è il suo turno, povero vecchio Leon.             

Un’altra estate sta arrivando. Ho qualche chilo in più, ma molte meno ansie.

Guardo da punti di vista aerei le umane vicissitudini e poco mi scompongo. Un buon risultato, il tempo non è passato invano se è cresciuto lo spirito.

Ma certo, pensando al cane, mi viene da dire che c’è sempre meno tempo anche per me. Forse l’esperienza e l’intento sopperiscono alla mancanza. E l’eternità dell’esistenza si fa spazio tra la brevità della vita.

E meno male che ho ancora ampi margini di scoperta di ciò che mi piace. Così posso stare in movimento e praticare un sano auto erotismo. Approfondirmi, crescere ancora in tutte le dimensioni, lasciare andare quello che non serve più, accogliere quello che mi serve ora: voglio assomigliare sempre di più ad un grande, vecchio, autorevole e saggio albero e vivere tutte le stagioni con dignità.

L’anno della manifestazione si sta concludendo. La nuova sfida di settembre avrà il colore del grano maturo, l’intensità della realizzazione e la forma dello scettro del comando.

Non per niente si vive, ma per i tanti istanti “in cui scocca l’unica freccia che arriva alla volta celeste e trafigge le stelle”.

Forza Leon, la facciamo ancora una corsa nei boschi?

– proposta musicale – Ivano Fossati – C’è Tempo https://youtu.be/e1xOUFi9VRo

Decalogo di maggio

1- Fare di finta di niente non si può: è maggio, la rabbia diventa demodé e non si intona con i colori della stagione, meglio puntare sull’armocromia di cui si parla tanto ultimamente e indossare emozioni più gioviali.

2- Alzare di tanto in tanto lo sguardo dal cellulare e ammirare il rosso dei papaveri che spezza il verde intenso dei prati. Se si vive in città cercare immagini su google.

3- Camminare dalla parte della strada battuta dal sole finché si può e cominciare a produrre vitamina D, magari poi il PIL ringrazia.

4- Alleggerire i cibi e i pensieri, soprattutto se si pensa spesso al cibo, così da togliersi di dosso un po’ di zavorre. Se le zavorre sono di altra natura occorre sapere che maggio è propizio non solo per il cambio armadio.

5- Regalare sorrisi a qualche sconosciuto che si incontra lungo la via. E’ maggio per tutti, ma in tanti non lo sanno.

6- Passeggiare o pedalare immersi nella natura almeno una volta a settimana, possibilmente in silenzio, e accorgersi che non è il mondo ad essere malato, ma che siamo noi a non stare tanto bene.

7- Cominciare a fare respirare i piedi che tanto hanno sofferto costretti in calze e scarpe per mesi, ma per ora solo dentro casa, sandali e infradito per la strada sono concessi solo agli stranieri.

8- Stimarsi per aver superato indenni anche quest’anno il cambio di stagione assaporando l’energia vitale ritrovata, anche se nella maggior parte dei casi non si sapeva di averla persa e soprattutto adesso che la si è ritrovata non si sa che farsene. Della serie: era meglio quando si stava peggio.

9- Iscriversi in palestra è sempre una buona idea, soprattutto adesso che ci si sente più energici. Però se si salta il punto 4 si alleggerisce solo il portafogli e va a finire che poi ci si sente in colpa, ci si arrabbia e tutta la fatica fatta per armocromizzarsi va a quel paese e si deve ricominciare tutto dal punto 1.

10- Un’idea migliore per impiegare l’energia vitale ritrovata, in qualche caso anche a costo zero, è fare più sesso. Questo vale per chi può, ovviamente. Per tutti gli altri ritornare al punto 5. A forza di regalare sorrisi qualcosa succede.

Kundalini, il risveglio.

Ho trovato il mio posto, il trono, il mio regno. Pensavo fosse un a casa in riva al mare, pensavo fosse un uomo da sposare. Credevo servisse una collana d’oro o che d’oro fosse almeno la carta nel borsellino. Ma diciamo che certe cose vengono di conseguenza, non sono una partenza.

Ho trovato il mio posto, il mio trono, il mio regno quando ho smesso di cercare di essere migliore, quando ho smesso di sforzarmi di mettermi da parte.

Il segreto è l’alleanza con tutte le mie parti, venire a patti con tutte le mie abitanti, quelle baldanzose e quelle titubanti.

Il segreto è soddisfare tutti gli appetiti con i giusti piatti e non confondere il desiderio di uno stato divino con il morso di un panino, con un bicchiere di vino.

Nutrita e benedetta per diritto di nascita, niente mi manca e niente mi impedisce di accendere la vita, di usare solo parole belle, di camminare sorridendo, di offrire il meglio di me al meglio degli altri, anche se loro non lo sanno.

Però, per non sembrare troppo brava e perfettina, vorrei anche ricordare che in primavere si risveglia la kundalina e che appunto una mia parte, quella più birichina, mi ha detto, ascoltando I’m your man ieri mattina, che con uno con la voce di Leonard Cohen ci farebbe volentieri una scopatina.

Allora per stare comoda nei miei panni, salda nei miei intenti, dentro la mia giurisdizione, radicata nella terra con lo sguardo verso il cielo, attenta a non spostare lo sguardo dal mio focus, posizionata nel mio centro, nell’azione senza azione, grata e riverente, aperta ma con garbo, insomma, per tutto questo e molto di più, ho pensato che tutto sommato ci sta anche questa idea che, di primo acchito, potrebbe sembrare non c’entrare con l’aura un po’ speciale che mi voglio disegnare.

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Per donne inquiete, per uomini coraggiosi… Per tutti noi esseri meravigliosi, unici e poderosi.