Call to non-action

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Tutti i problemi dell’uomo provengono da non saper stare fermo in una stanza. (Blaise Pascal)

“Se non faccio qualcosa muoio”, lo dice sempre mia madre Mia nonna la chiamavano Maria Marcia, nel senso che era sempre in movimento, in marcia appunto, e non si sedeva mai sul divano per non essere troppo comoda.

Capite bene la mia fatica a stare nel non fare. E quanto così detto lavoro su di me io stia facendo per conquistarmi il diritto alla pennica.

Per esempio oggi, in piedi dalle sei, dopo  avere lavorato abbondantemente dentro e fuori casa, torno alle quattro del pomeriggio e mi metto a riordinare documenti e a pagare conti in sospeso. Quindi, lì davanti al pc, tanto per fare, guardo Linkedin, un  social da me poco frequentato, nella speranza di trovare chissaché. Tiro così le sei di sera. E adesso? Mi metterei sul divano in totale relax, ma forse c’è qualcosa d’altro che potrei fare. La lavatrice? Già fatta stamattina e ho anche steso. Potrei forse mettermi al lavoro sul mio libro, ma non mi sento particolarmente ispirata. Piuttosto allora potrei programmare un post su Facebook e Istagram o pensare alla autopromozione, ma mi si chiudono gli occhi.

Potrò essere stanca? Potrò oziare qualche volta senza sentirmi in colpa verso qualcuno o qualcosa? Potrò?

Allora quasi decido di mettermi sul divano, per leggere però il libro iniziato da qualche giorno. Mi sembra un buon compromesso. E se mi addormento un poco pazienza. Certo che il rischio è grosso, addormentarmi a quest’ora a ridosso della cena da preparare… uffa, fossero le sette avrei la scusa di andare in cucina a trafficare.

Mah… quasi quasi mi arrendo, però prima un post lo voglio scrivere sì, facile facile, per esempio cerco qualche bella citazione da commentare e una bella foto e provo a coinvolgere i miei follower.

Ma che delirio. No, dai mi arrendo… si però prima scrivo almeno questo pezzo, così mi metto sul divano con la coscienza a posto, almeno posso dire di avere prodotto, almeno posso dire di avere fatto la mia parte, almeno posso dire di essere stata efficiente. Almeno.

Però, però…e se poi portassi fuori il cane?

L’Angelo, la Musica ed Io

angelo++Ho incontrato un Angelo.

E’ arrivato sulle note di Angel dei Depeche Mode, forse per farsi meglio riconoscere.

Ho pensato fosse una scelta piuttosto azzardata, Angels di Robbie Williams avrebbe avuto un effetto più rassicurante, ma chi sono io per sapere cosa passa per la testa di un essere soprannaturale?

Aveva un sorriso in pace, una dolcezza giusta, una forza senza sforzo. Aveva un fuoco che scaldava quella luce altrimenti distante ed eterea che emanava.

Era la prima volta che lo vedevo, ma non la prima volta che lo sentivo.

Mi sono resa conto che era già stato spesso vicino a me. Tutte le volte che ho gioito, tutte le volte che ho ringraziato, tutte le volte che mi sono sentita intera, tutte le volte che ho avuto fiducia.

Mi ha detto che potevo chiedergli una cosa, e lì per lì gli avrei domandato chi gli facesse le playlist.

Mi ha guardato storto, come se avesse intuito qualcosa, mi sono sentita violata nella mia intimità, ma il suo sguardo ha inibito ogni mia rimostranza,

Ed è partita Connected degli Stero mc’s.

Vinta dalla sua autorevolezza, gli ho chiesto qualcosa di più adeguato, per non essere scortese.

Gli ho domandato allora come si fa a vivere ogni giorno vibranti.

Si è rilassato e ho capito di averci azzeccato.

Con il sottofondo di Young, Wild and Free di Snoop Dog, (mah, ho pensato io, sarà mica che per materializzarsi questi qui si fan di qualcosa?), mi ha risposto:

“espanditi, godi, accogli, ricevi, offri con generosità, comprendi, crea, sorridi. Per ciò che desideri abbi fede, entusiasmo e coraggio. Vivi innamorata, fa’ ciò che ami e trova la bellezza ovunque. Fallo tutte le volte che puoi,  così lo potrai sempre di più”.

Poi è svanito sulle note di God Only Knows dei Beach Boys.

Ho pensato che la scelta fosse alquanto singolare, anche se non mi sono più stupita, e comunque avevo appena fatto un’esperienza tutt’altro che ordinaria.

Quindi mi sono guardata attorno, il cane che aspettava impaziente di essere portato fuori mi ricordava che sarei presto ritornata sotto l’implacabile dittatura della quotidianità.

C’era poco da espandersi. Avevo parlato con un Angelo ed ero al punto di prima. Ma non era del tutto vero, perché adesso avevo le istruzioni per fare la differenza.

Mi sono sintonizzata su You Are My Sunshine di Johnny Cash e ho cominciato… a fare tutto… come se fosse musical!

 

Vitale finché c’è vita, il mio miglior augurio

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“Knowing how you want to feel is the most potent form of clarity you can have” (cit.)

La citazione è una delle tante che in questi giorni di festa mi sono capitate sotto gli occhi, saltando da un social all’altro. Mi ricordo di averla subito scritta su di un post it perché mi suonava intrigante e oggi mi è ricapitata tra le mani. Tradotta suona pressappoco così: sapere come vuoi sentirti è la più potente forma di chiarezza che puoi avere. Mi lascio interrogare volentieri: perché e che significato può avere per me? Di solito chiediamo o ci sentiamo chiedere: come ti senti? Ma “come vuoi sentirti?” è una domanda insolita, non siamo abituati né a riceverla né a chiederla.

Come vuoi sentirti oggi? Come vuoi sentirti nel nuovo anno o da qui alla fine dei tuoi giorni? Come vuoi sentirti? Come tu vuoi sentirti, come tu vuoi… Cavolo, quanta responsabilità personale, quanta intenzione… Per rispondere a questa domanda devi necessariamente capire quello che vuoi veramente per te e fare piazza pulita del resto. Forse è per questo che sapere come vuoi sentirti è la più potente forma di chiarezza che puoi avere. E se sei chiaro in quello che vuoi sei già a metà dell’opera, almeno così dicono i saggi!

In effetti, finché rimani al come ti senti puoi essere anche in balia del caso, degli eventi della giornata, delle simpatie e delle antipatie, dei mal di testa, di come ti suona ciò che ti dicono, di come si è svegliato il tuo gatto, di quello che ti frega il parcheggio e delle cavallette. Ma se passi al come vuoi sentirti, beh, allora è tutta un’altra storia. Io ci ho provato a rispondere a questa domanda. Non facile. Ho dovuto cercare nell’esperienza perché non saprei immaginare qualcosa che non ho ancora provato. Potrei dire così che voglio sentirmi sempre felice, ma un po’ di tristezza e di malinconia a volte non guastano, fosse anche solo per farmi venire la voglia di rallentare e starmene a riposare davanti a un film con la copertina di Linus.

Comunque, per rispondere meno impulsivamente, ho cercato tra il meglio dei miei stati d’animo, ho cercato tra le situazioni più cool che ho vissuto ultimamente, ho cercato tra i miei momenti di gloria, ho cercato tra i miei momenti più umoristici. Ho cercato lì per trovare quella sensazione che voglio mi accompagni ogni giorno da qui in poi e che sia il mio best wish per il futuro. In queste situazioni ho scoperto di avere provato momenti di gioia pura, di appagamento, di pace, di serenità, di fiducia, di commozione, di gratitudine, di auto gratificazione, di grandezza, di potenza, di leggerezza, di compassione, di benevolenza, di amore. Tutte cose meravigliose, da augurarsi tutti i giorni in effetti. E in effetti me le auguro.

Ma la scoperta più importante e che sta a fondamento di tutti quei momenti ho capito essere la vitalità.

E così voglio sentirmi vitale ogni giorno. Ogni giorno entusiasta, dinamica, curiosa, inquieta. Voglio sentire l’energia che mi scorre nelle vene e con questa accogliere il bello e il brutto della vita, e con questa dirigere la mia esistenza. E’ permettere che la bimbetta che abita in me mi faccia la linguaccia per poi riderne e giocare a rincorrerla. Ecco come voglio sentirmi, ecco cosa mi auguro per il nuovo anno: sentirmi vitale finché c’è vita, vitale come una bimba che gioca, vitale e anche ardente ed ebbra! E per sentirmi così voglio tenere  vivo il fuoco che divampa dentro di me, nutrendo il mio spirito di bellezza e di poesia. La bellezza e la poesia di un fiore, di un verso, di un volto, di un sogno, di un canto, di un colore, di un cane, di una risata, di una lacrima, di un tramonto, di una foglia, di un ricordo, di un desiderio, del mare e di tutto ciò che mi commuove. E che mi muove così, senza sforzo, a volte senza neanche un motivo.

Quasi Natale

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Il freddo attanaglia. Momenti di tristezza da non lasciarsi scappare. Momenti di solitudine. E’ quasi Natale. Voglia di cucinare. Voglia di brindare. Alle nascite. All’amicizia. Ai passati. Ai presenti. Ai futuri. A tutte le possibilità da rendere possibili. Ai misteri. A tutti i no che mi sono detta, mannaggia. A tutti i sì che dico e che posso dirmi. A tutti i sì che possono dirmi. A tutto ciò che non ho ancora trovato. Voglia di caldo di cane che mi scalda i piedi. Voglia di caldo di uomo che mi scalda il cuore. Voglia di avere coraggio. Voglia di una idea da seguire. Voglia di un padre che mi dica cosa fare. Voglia di rinascere a quando avevo sei anni e la felicità era una coscia di pollo rubata a un cugino. Il politicamente corretto attanaglia. A Natale rinasco e ricomincio a rubare.

LOL (Laughing Out Loud)

Tra il mio cane e i Ponti di Madison County… mordere la vita!

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A qualunque ora mi alzi al mattino, qualunque sia il mio umore, indipendentemente dal fatto che fuori faccia freddo o caldo o piova o nevichi, qualunque siano i miei impegni successivi e non importa se ne ho voglia o no, se sono andata di corpo o meno, una cosa è certa: devo portare fuori il cane.

Vi assicuro che ci sono giorni in cui lo eliminerei, giorni in cui desidero finisca travolto da un insolito destino appena usciti di casa, ma per lo più lo sopporto e alla fine lo amo proprio.

Il rapporto che ho con il mio cane è esattamente quello che ho con me stessa, a pensarci bene. Inoltre abbiamo molti tratti caratteriali in comune e non a caso.

Il tipetto è arrabbiato, nervoso, diffidente e poco docile. In più ama mordere e non ha risparmiato nessuno della famiglia con i suoi dentini aguzzi, ma nasconde sotto la dura scorza un cuore bisognoso d’amore.  E’ un bastardino, anche se adesso si usa dire meticcio, che nei primi cinque mesi della sua vita aveva già provato di tutto: l’abbandono, l’essere investito da un’auto, l’essere azzannato quasi a morte da cani adulti. Poi siamo arrivati noi, io e i miei figli, inesperti e inconsapevoli esseri di presunta razza superiore che pensavamo di portarci a casa un tenero cucciolo da compagnia. Con quel background da psicoanalisi pesante è già tanto se in questi otto anni non ci abbia ancora fatto fuori tutti.

Si chiama Leone e del nobile felino possiede i colori e il pelo folto, lungo e mosso come quello di una criniera. Nonostante la taglia corre come un fulmine e tiene testa a cani molto più slanciati ed eleganti di lui. Quando lo vedo scorrazzare libero dal guinzaglio e in mezzo alla natura mi commuove e in queste rare occasioni provo un raro piacere ad essere la sua umana di compagnia. E anche io sto bene, in mezzo alla natura e libera di ballare e cantare, correre e saltare, stare ferma, abbracciare gli alberi, ringraziare il sole, infangarmi, dire buongiorno agli sconosciuti e sorridere senza motivo.

Ecco, io sono senz’altro meno sociopatica di lui, questo sì. Non ringhio ai passanti, non attacco mai nessuno, faccio fatica persino a litigare per una giusta causa. Eppure ho tanto di quel mordere represso nelle mie mandibole che non mi basta il byte, per non parlare delle lacrime chiuse dentro ai miei occhi  che mi ci vuole l’ennesima visione di I Ponti di Madison County per sfogarne solo un po’!

Avete presente la scena di lei in auto con il marito che vede l’altro e ha la mano sulla maniglia? E io a dire dai, apri quella portiera cazzo, vai, molla tutto, è la tua occasione, segui la passione, vivi….E poi lei non lo fa, piange e non apre quella stupida portiera. Un piccolo semplice gesto la separa dalla Vita e lei rimane lì e rinuncia a se stessa. Odio quella scena. Chissà perché…

Mordere la vita, anziché sacrificare la passione sull’altare dell’appropriato, ma soprattutto anziché rimpinzarsi di prodotti da forno. E’ la mia storia, è la mia sfida. Fermare l’ago della bilancia, Leone che smette di mostrare i denti, lei che apre la portiera e scende dall’auto senza guardarsi indietro, io che mi lascio andare e scrivo un’altra storia, una storia sporca e umida, odorosa di terra, infuocata di desiderio.

Stay tuned….

Startup

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Il futuro è il campo delle possibilità infinite.

Immagina ciò che vuoi veramente.

Il passato è il campo delle bellezze perdute.

Torna indietro a riprendertele.

Il presente è il campo di come te la stai cavando.

Osservati nel tuo essere diventante.

Gioca col tempo, gioca a far finta di, a c’era una volta.

Decidi ogni mattina il personaggio che vuoi recitare e gioca, esplora, divertiti, guarda che succede.

Esci dal sono sempre stato così, dal sono fatto così, dall’è più forte di me e dal non ci posso fare niente.

Non ti conosci così tanto, vai verso qualcosa di ignoto come un ricercatore curioso di sé.

Sperimenta, prova a contraddirti, ad essere incoerente, stona finché non ti aggiusti, finché non trovi la tua nota, quella che risuona col cuore.

… cos’è che ti piace? Lo sai? Trovalo e desideralo, gustalo, vivilo, datti il permesso.

Si lo so, come si fa? Ti senti un po’ giù, sempre un po’ stanco, nervoso, ansioso, depresso, malato. Ma è la parte sana di te che vede tutto ciò, perché non provi a considerarla?

Comincia con l’indossare quel sorriso da ebete e quello sguardo colmo di meraviglia di chi ha scoperto il segreto della gioia e se ti viene da ridere più forte fallo.

E poi ricorda che in quel sorriso del cuore sta il fuoco della tua vitalità e che puoi accenderlo tutte le volte che vuoi…

…Ma che vita meravigliosa ti aspetta?

 

 

 

 

A STAR IS BORN… e potrebbe essere la tua!

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Ho recentemente visto il film con Bradley Cooper e Lady Gaga. A volte i film, come i libri, hanno il pregio di portare un messaggio, una riflessione, un insight. Questo mi ha fatto riflettere sul talento, sulla necessità di esprimersi ed esprimere la propria unicità, il proprio estro. Mi ha fatto riflettere anche sull’incontro con l’altro come possibilità evolutiva: l’innamoramento ne è spesso la strada più veloce perché nell’attribuire all’altro cose meravigliose stai in realtà guardando il meglio di te, come se grazie a questo incontro magico potessi accorgerti della tua stessa bellezza e della tua stessa capacità d’amare, che  l’altro   ti restituisce.

Quella cosa meravigliosa che sei però non  è mica tanto facile farla uscire e mica sempre ti senti innamorato di qualcuno. Ma c’è, è sempre lì, magari dimenticata, impolverata, arrugginita, volutamente nascosta oppure troppo ingombrante per gli angusti spazi in cui ti muovi normalmente.

E così capita di sentirti stanco di stare solo benino, ti senti limitato e  compresso dentro schemi ripetitivi e ruoli troppo stretti, dentro robe non tue, aspettative di altri, dentro abitudini senza più senso. Capita di sentire che hai molto più da dire e da dare al mondo, che ci sono cose che ti parlano in profondità e che sono in sintonia piena con la tua anima. Capita di avvertire insomma l’eco di un’esplosione che implode, questa stella dentro, in potenza, che ancora non ha il coraggio di nascere!

Meno male che ci pensa la vita a darti le occasioni per trovare il coraggio di diventare quello che sei, per partoriti di nuovo e come vuoi tu. Sono quei momenti in cui ti senti di essere arrivato come ad un crocevia e spesso ti si senti smarrito, confuso, insufficiente, indeciso. Può essere una scelta o un cambiamento professionale, o l’età che avanza, o un rapporto importante che si chiude, o un nuovo inizio pieno di incognite, o l’arrivo di un figlio, o la sua fuori uscita dal nido, o qualsivoglia cambiamento scelto o subito, o più semplicemente un momento di messa in discussione di te perché vuoi qualcosa di meglio dalla vita. Può essere l’incontro con l’altro che ti guarda con occhi diversi dai soliti, può essere che ti innamori…

E in questi momenti ti viene data una grande occasione per trasformare l’inquietudine interiore in parola, progetto, azione, qualunque cosa ciò significhi per te. Viceversa, beh… lo sai… rimani spettatore delle star da copertina, rimani follower, rimani sognatore senza piedi piantati in terra, rimani lamentoso, rancoroso, vittima, rimani lì a calunniarti e a sminuirti.

Quando lavoro con giovani o con adulti che si pongono il problema del talento e della vocazione dico sempre che può essere utile affiancare all’inquietudine, che spesso è angoscia,  la curiosità di scoprirsi, di conoscersi a mano a mano che si sperimenta la vita, con tutti i suoi rischi anche, facendosi guidare dal piacere.

Quello che ti piace è quasi sempre un segnale utile da seguire per portare alla luce i tuoi tesori nascosti. Poi esistono infinite possibilità di realizzazione e di espressione, l’importante è  trovare le cose che danno gioia a te e che fanno sentire vivo te al punto da percepire il sangue che scorre nelle vene, le cellule che si danno il buongiorno al mattino e il cuore che sorride. Non è una prospettiva entusiasmante?

Become who you are….