Intervista a Radio Story Time

Capodanno – acrostico

Come di consueto

Attendendo giri di valzer

Preparo la prima tavola dell’anno:

Ordini e divieti sono banditi

Doveri e fatiche lasciati al passato

Anche le promesse non sono più nel menù.

Niente che non mi piaccia per davvero

Nessuno che mi tiri per la giacchetta

Ora solo dieta sana… e stretta!

Nota: Un acrostico è un componimento poetico o un’altra espressione linguistica in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase.

Come a New York

Col giusto ritmo, con i tempi dilatati del week end, si macinano i chilometri: in auto, nel traffico più intenso, a piedi, nel centro della città apparecchiata per la festa. I miei sensi sono rapiti soprattutto dalle luci e dai colori degli addobbi e dalle vetrine scintillanti. È tutto un luccichio, uno sfavillare di oro e di argento, un richiamo all’abbondanza di doni e di cose buone per il palato.

Se un tempo tutto ciò poteva suscitare in me un certo fastidio al grido di viva la spiritualità e abbasso il consumismo, o del più modesto motto basta il pensiero, adesso posso cogliere sfumature nuove. Sarà che invecchiando in genere si è meno ribelli e più benestanti, sta di fatto che mi sembra tutto così gioioso e leggero in giro, tutto così bello, anche la gente che affolla le vie e rallenta il mio passo nel freddo dicembrino.

E nell’incedere lento il pensiero si fa più intimo e così ho tempo di assaporare tutte le bizzarre idee che mi passano per la testa.

Per esempio, vorrei tuffarmi nella vetrina del gioielliere e sentire il tintinnio di collane, braccialetti e pietre preziose. Vorrei poi salire sulla giostrina dei cavallini e incontrare gli occhi di un bimbo incantato. Vorrei bere anche oggi con gli amici, tra le risate sciocche, quella meravigliosa cioccolata di Asperti. Vorrei entrare in ogni boutique e provare cappellini con la mia amica Monica e abiti da sera per una notte di S. Silvestro di classe. Vorrei persino l’auto che mi aspetta con tanto di chauffeur per aiutarmi a caricare i pacchi come fossi sulla Quinta Strada in un film natalizio a caso. Vorrei infine incontrare gli occhi di un uomo che ancora abbia voglia di credere nella magia, anche se sono solo a Legnano e non a New York in un film natalizio a caso.

Natale alla fine è tante cose: una festa spirituale, una festa religiosa, la favola di una famiglia disfunzionale con strani amici, una festa orami solo consumistica per un assurdo ripetitivo rituale privo di senso… vale tutto.

Ma quello che cambia prospettiva alla fine è solo lo sguardo che decidiamo di avere sulle cose e il racconto che ne facciamo. Quest’anno il mio sguardo è quello dell’abbondanza. E in questa abbondanza mi muovo grata nel mondo perché essa è la legge per chi sa vedere con occhi nuovi la vita.

Mi auguro e auguro a tutti di sintonizzarsi sulle più alte frequenze per i giorni a venire e di fare un check ogni tanto per vedere come va l’allineamento. Perché Natale poi passa e le luci si spengono e ricordarsi ogni giorno di essere immersi nella bellezza e nella ricchezza diventa un atto di volontà, coraggioso e in controtendenza.

(Il mondo è bello, siamo noi ad essere ciechi -S. Brizzi)

La chiave.

Quante estati buone ancora da vivere?
Quante estati di tuffi, di balli e di vino bianco guardando un tramonto? Quanti estati di mare e di isole? E di viaggi a passo svelto? Quante estati ancora con gli amici di sempre? Estati dalle risa facili, dal fiato abbastanza per la salita, dalle gambe ancora forti per la discesa. Quanto sudore resta da sentire sulle labbra, sulla pelle?

Bella e facile la vita sensuale, d’estate!
Facile uscire dal tempo lineare e banale.
Così, dallo spazio vuoto e senza confini, nuove possibilità e nuovi desideri diventano semi da fare crescere dentro.
È nei luoghi più nascosti e antichi che custodisci l’oro e l’argento.

Solo tu possiedi la chiave…

(Malta, ancora estate, 6-9 ottobre 2023, con le cinquantenni del ’73)

Parola d’ordine

Sabato mattina di metà settembre. Scivola il tempo verso l’autunno e qualcosa di me rimane aggrappato alla stagione del fuoco.

L’estate, che espande i sensi e le voglie, che apre porte e finestre senza troppe domande. L’estate, superficiale e sensuale, ha fatto quello che doveva. Io ho preso quello che ho potuto.

Non mi mancherà il sudore, ma l’umore. E il vestito sbracciato più che il calore. E il rumore del mare e la luce senza sconti e la benedizione dell’ombra.

Riempirò le giornate di lavoro, di cose da fare, di nuovi progetti. E’ la ripartenza, bellezza.

Le nuove parole che si sono forgiate col fuoco del sole, come spade dalle lame affilate, sono pronte a fendere la foschia mattutina e a guidarmi nei mesi a venire. E a tenere a bada i mostri.

Con l’intento così messo a punto e nuovi desideri maturati giusto ieri, mi preparo alla resa e all’erba bagnata al mattino. Il ciclo delle stagioni non è in mio potere, così mi allineo, mi accordo, evito la rissa.

Tengo acceso il fuoco del cuore che compie le sue alchimie. E, senza nostalgia, inizio il nuovo giro di giostra.

Parola d’ordine? Ma-te-ria-liz-za-zio-ne!

Passaggi di tempo

Il cane invecchia e si muove poco. Sta sveglio di notte tutto agitato e perso nelle sue paure. Sedativi e psicofarmaci, è il suo turno, povero vecchio Leon.             

Un’altra estate sta arrivando. Ho qualche chilo in più, ma molte meno ansie.

Guardo da punti di vista aerei le umane vicissitudini e poco mi scompongo. Un buon risultato, il tempo non è passato invano se è cresciuto lo spirito.

Ma certo, pensando al cane, mi viene da dire che c’è sempre meno tempo anche per me. Forse l’esperienza e l’intento sopperiscono alla mancanza. E l’eternità dell’esistenza si fa spazio tra la brevità della vita.

E meno male che ho ancora ampi margini di scoperta di ciò che mi piace. Così posso stare in movimento e praticare un sano auto erotismo. Approfondirmi, crescere ancora in tutte le dimensioni, lasciare andare quello che non serve più, accogliere quello che mi serve ora: voglio assomigliare sempre di più ad un grande, vecchio, autorevole e saggio albero e vivere tutte le stagioni con dignità.

L’anno della manifestazione si sta concludendo. La nuova sfida di settembre avrà il colore del grano maturo, l’intensità della realizzazione e la forma dello scettro del comando.

Non per niente si vive, ma per i tanti istanti “in cui scocca l’unica freccia che arriva alla volta celeste e trafigge le stelle”.

Forza Leon, la facciamo ancora una corsa nei boschi?

– proposta musicale – Ivano Fossati – C’è Tempo https://youtu.be/e1xOUFi9VRo

Decalogo di maggio

1- Fare di finta di niente non si può: è maggio, la rabbia diventa demodé e non si intona con i colori della stagione, meglio puntare sull’armocromia di cui si parla tanto ultimamente e indossare emozioni più gioviali.

2- Alzare di tanto in tanto lo sguardo dal cellulare e ammirare il rosso dei papaveri che spezza il verde intenso dei prati. Se si vive in città cercare immagini su google.

3- Camminare dalla parte della strada battuta dal sole finché si può e cominciare a produrre vitamina D, magari poi il PIL ringrazia.

4- Alleggerire i cibi e i pensieri, soprattutto se si pensa spesso al cibo, così da togliersi di dosso un po’ di zavorre. Se le zavorre sono di altra natura occorre sapere che maggio è propizio non solo per il cambio armadio.

5- Regalare sorrisi a qualche sconosciuto che si incontra lungo la via. E’ maggio per tutti, ma in tanti non lo sanno.

6- Passeggiare o pedalare immersi nella natura almeno una volta a settimana, possibilmente in silenzio, e accorgersi che non è il mondo ad essere malato, ma che siamo noi a non stare tanto bene.

7- Cominciare a fare respirare i piedi che tanto hanno sofferto costretti in calze e scarpe per mesi, ma per ora solo dentro casa, sandali e infradito per la strada sono concessi solo agli stranieri.

8- Stimarsi per aver superato indenni anche quest’anno il cambio di stagione assaporando l’energia vitale ritrovata, anche se nella maggior parte dei casi non si sapeva di averla persa e soprattutto adesso che la si è ritrovata non si sa che farsene. Della serie: era meglio quando si stava peggio.

9- Iscriversi in palestra è sempre una buona idea, soprattutto adesso che ci si sente più energici. Però se si salta il punto 4 si alleggerisce solo il portafogli e va a finire che poi ci si sente in colpa, ci si arrabbia e tutta la fatica fatta per armocromizzarsi va a quel paese e si deve ricominciare tutto dal punto 1.

10- Un’idea migliore per impiegare l’energia vitale ritrovata, in qualche caso anche a costo zero, è fare più sesso. Questo vale per chi può, ovviamente. Per tutti gli altri ritornare al punto 5. A forza di regalare sorrisi qualcosa succede.

Kundalini, il risveglio.

Ho trovato il mio posto, il trono, il mio regno. Pensavo fosse un a casa in riva al mare, pensavo fosse un uomo da sposare. Credevo servisse una collana d’oro o che d’oro fosse almeno la carta nel borsellino. Ma diciamo che certe cose vengono di conseguenza, non sono una partenza.

Ho trovato il mio posto, il mio trono, il mio regno quando ho smesso di cercare di essere migliore, quando ho smesso di sforzarmi di mettermi da parte.

Il segreto è l’alleanza con tutte le mie parti, venire a patti con tutte le mie abitanti, quelle baldanzose e quelle titubanti.

Il segreto è soddisfare tutti gli appetiti con i giusti piatti e non confondere il desiderio di uno stato divino con il morso di un panino, con un bicchiere di vino.

Nutrita e benedetta per diritto di nascita, niente mi manca e niente mi impedisce di accendere la vita, di usare solo parole belle, di camminare sorridendo, di offrire il meglio di me al meglio degli altri, anche se loro non lo sanno.

Però, per non sembrare troppo brava e perfettina, vorrei anche ricordare che in primavere si risveglia la kundalina e che appunto una mia parte, quella più birichina, mi ha detto, ascoltando I’m your man ieri mattina, che con uno con la voce di Leonard Cohen ci farebbe volentieri una scopatina.

Allora per stare comoda nei miei panni, salda nei miei intenti, dentro la mia giurisdizione, radicata nella terra con lo sguardo verso il cielo, attenta a non spostare lo sguardo dal mio focus, posizionata nel mio centro, nell’azione senza azione, grata e riverente, aperta ma con garbo, insomma, per tutto questo e molto di più, ho pensato che tutto sommato ci sta anche questa idea che, di primo acchito, potrebbe sembrare non c’entrare con l’aura un po’ speciale che mi voglio disegnare.

Blog Spot

Evviva la promo!!!!

Per donne inquiete, per uomini coraggiosi… Per tutti noi esseri meravigliosi, unici e poderosi.

Apprendista vivaista

Bella domenica di pioggia, al netto di brutte notizie arrivate or ora.

Il ragù è sul fuoco per un pranzo di festa in famiglia e sta terminando il suo lavoro la lavatrice.

Il seme di avocado è stato interrato con amore, seppure un poco maldestramente. Il toscano del vivaio mi aveva detto che era ora, ma di stare attenta a non spezzare le radici nel passaggio dall’acqua alla terra. Così, ho fatto come mi ha detto lui e per la sua gentilezza l’ho nominato dio protettore del mio germoglio.

Accendo l’incenso, finalmente srotolo il tappetino, la lezione di Yoga di Laura entra nel mio soggiorno attraverso lo schermo del mio pc. Un’ora di pace, uno spazio sacro e inviolabile. Nel mezzo della danza incessante tra passato e futuro, respiro nel presente.

Mi collego alla fonte, anche solo per qualche attimo, prima del cambio di frequenza inesorabile al quale mi adeguerò fra poche ore.

Pongo l’intento di vivere accesa come mia guida. Pongo il giusto contesto come necessità. Accendo la telecamera sul mio muovermi e sulle mie parole, mi ispiro e ispiro il mondo da sorella maggiore, mi osservo grata nelle mie mutazioni. Colgo ciò che pronto per me nel momento perfetto di adesso.

Grata, voglio vivere nel flusso, attraversare giornate dissonanti senza patemi, accarezzare le mie resistenze, usare le mie inquietudini per camminare più lontano. Co-creando la mia vita assieme al meglio di me, faccio sempre quello che posso. Questo è un tempo di accadimenti.

Ripongo il tappetino. La lavatrice si è fermata, inforno le lasagne. La danza ricomincia.

Seppure un poco maldestramente, il seme di avocado è stato interrato con amore.