
Aspettando che sia festa per davvero e cioè per tutti
Aspettando che i botti tutti siano solo d’artificio
Aspettando un’era nuova e non solo un nuovo anno
Aspettando meraviglie e qualche dono inaspettato
Io onoro il mio tempo, il mio essere qui in questo momento e faccio festa fino in fondo.
Così celebro i miei anni, tutto ciò che è stato è stato, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato.
Con la mia povera immaginazione guardo oltre questo ponte, curiosando nuove forme, le sorprese sulla via, tutto ciò che non potrebbe e che poi invece sì.
In questo tempo scontornato e inconcludente, si gioca al gioco dei bilanci e dei rilanci, si conta chi è rimasto e chi se ne è andato e chi non ci chiamerà più per il buon anno.
In ogni fine c’è malinconia, c’è paura e c’è fiducia. In ogni fine c’è quel tremendo desiderio di andare avanti che diventa bello se si vive col cuore acceso e col “persistere nel non sapere qualcosa di importante”, come scrive la Szymborska.
Sono momenti difficili da gestire e difatti ognuno si arrangia come può: chi fa la lista dei buoni propositi, chi ringrazia l’anno passato, chi brucia vecchi oggetti per alleggerire il carico, chi si propizia il futuro con qualcosa di rosso, chi spara botti per esorcizzare la paura. Io semino parole e intenti e perciò vado di elenco.
Cinque cose per il duemilaventicinque:
- Mettere al bando il vittimismo, il rimpianto e ogni lamento
- Chiedere scusa alle mie scuse, ma portarle giù in cantina
- Curare meglio il parlare ed il silenzio affinché non siano vani
- Dire grazie grazie grazie grazie come mantra d’elezione
- Fare pace col piacere, con gli sbagli e i passi lenti.
L’ordine è puramente casuale, ma è solo il primo di una serie di elenchi molto più compromettenti che però, buon per voi, terrò per me. Buoni elenchi a tutti, buon anno nuovo, buoni nuovi inizi, evviva!









