Passaggi di tempo

Il cane invecchia e si muove poco. Sta sveglio di notte tutto agitato e perso nelle sue paure. Sedativi e psicofarmaci, è il suo turno, povero vecchio Leon.             

Un’altra estate sta arrivando. Ho qualche chilo in più, ma molte meno ansie.

Guardo da punti di vista aerei le umane vicissitudini e poco mi scompongo. Un buon risultato, il tempo non è passato invano se è cresciuto lo spirito.

Ma certo, pensando al cane, mi viene da dire che c’è sempre meno tempo anche per me. Forse l’esperienza e l’intento sopperiscono alla mancanza. E l’eternità dell’esistenza si fa spazio tra la brevità della vita.

E meno male che ho ancora ampi margini di scoperta di ciò che mi piace. Così posso stare in movimento e praticare un sano auto erotismo. Approfondirmi, crescere ancora in tutte le dimensioni, lasciare andare quello che non serve più, accogliere quello che mi serve ora: voglio assomigliare sempre di più ad un grande, vecchio, autorevole e saggio albero e vivere tutte le stagioni con dignità.

L’anno della manifestazione si sta concludendo. La nuova sfida di settembre avrà il colore del grano maturo, l’intensità della realizzazione e la forma dello scettro del comando.

Non per niente si vive, ma per i tanti istanti “in cui scocca l’unica freccia che arriva alla volta celeste e trafigge le stelle”.

Forza Leon, la facciamo ancora una corsa nei boschi?

– proposta musicale – Ivano Fossati – C’è Tempo https://youtu.be/e1xOUFi9VRo

Quello che ci vuole

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“La nostra vita non è determinata tanto dalla nostra infanzia, quanto dal modo in cui abbiamo imparato a immaginarla.” (James Hillman)

Guardo i miei figli e mi ritrovo ad avere pensieri da signora di mezza età. Curiosa di vedere che sembianze prenderemo tutti noi nei tempi a venire, mi sento allo stesso tempo preda della nostalgia del tempo magico dell’infanzia, quando le risate erano a crepapelle, i pianti tragici e definitivi e le paure passavano con una notte nel lettone.

E il ricordo di loro bambini mi sembra tutto ciò che ho di loro, tutto ciò che ha valore e spessore, adesso che sono così sfuggenti, prepotenti, altezzosi, maschi ventenni. E il ricordo di me bambina e di tutte le me passate mi fa vivere stati d’animo diversi: meraviglia, incredulità, indulgenza, distacco, compassione, ammirazione. Dovrebbero condannare la funzionalità “riscopri questo giorno” di Google Foto per procurata malinconia colposa. Ma in fondo, che male c’è ogni tanto a crogiolarsi nello story telling del tempo beato che fu?

Resteranno allora le immagini fantasmatiche dei Natali passati a ricordarci chi eravamo e quanto amore c’era, a mostrarci quanto siamo cresciuti e quanto siamo invecchiati. E con loro emergeranno i rimpianti per cui ci perdoneremo, perché è l’unica cosa che possiamo fare. Le frasi non dette, i baci schivati, gli abbracci mendicati saranno il nostro tesoro perduto, gesti incompiuti in attesa di una resa.

Eccomi qui con il bicchiere di vino in mano a contemplare l’enormità di questa nostra avventura, di questo legame per la vita, a brindare per il coraggio che ci vuole per uscire dal porto, ma anche per restare a guardare e a salutare senza fare drammi. Forse però non sono così pronta a disfare il nido ed è tempo che io lo diventi, è tempo che io prepari il sentiero interiore per questo passaggio. Ora ci sono quasi solo io e la più bella versione di me ancora da scrivere. Ma tutti abbiamo il nostro gran bel da fare, mes amis, finché ci incontreremo di nuovo e nuovi sull’altra riva. E una dose extra di fiducia è quello che ci vuole, se proprio devo chiedere qualcosa. E che lo sguardo sia indulgente e che l’infanzia sia con noi, sempre.