Parola d’ordine

Sabato mattina di metà settembre. Scivola il tempo verso l’autunno e qualcosa di me rimane aggrappato alla stagione del fuoco.

L’estate, che espande i sensi e le voglie, che apre porte e finestre senza troppe domande. L’estate, superficiale e sensuale, ha fatto quello che doveva. Io ho preso quello che ho potuto.

Non mi mancherà il sudore, ma l’umore. E il vestito sbracciato più che il calore. E il rumore del mare e la luce senza sconti e la benedizione dell’ombra.

Riempirò le giornate di lavoro, di cose da fare, di nuovi progetti. E’ la ripartenza, bellezza.

Le nuove parole che si sono forgiate col fuoco del sole, come spade dalle lame affilate, sono pronte a fendere la foschia mattutina e a guidarmi nei mesi a venire. E a tenere a bada i mostri.

Con l’intento così messo a punto e nuovi desideri maturati giusto ieri, mi preparo alla resa e all’erba bagnata al mattino. Il ciclo delle stagioni non è in mio potere, così mi allineo, mi accordo, evito la rissa.

Tengo acceso il fuoco del cuore che compie le sue alchimie. E, senza nostalgia, inizio il nuovo giro di giostra.

Parola d’ordine? Ma-te-ria-liz-za-zio-ne!

Come dentro così fuori

Ultima domenica di agosto. È cambiata già la luce e anche l’aria è diversa.

I vestitini leggeri e sfrontati hanno i giorni contati.

Nell’armadio fanno a gara a chi si fa più notare per essere sfoggiato una volta di più.

Là dentro oramai è tutto un mormorio, un vociare sommesso prima della protesta. Che fine farò se mi mette nel sacco?

C’è il tipo fuori moda che svolazzava con me in quel bel giorno di festa, lo terrò per ricordo?

E i due o tre capi un po’ stretti? Se questo no, il prossimo anno ci entrerò di sicuro.

Oh, senti questo, ancora aspetta di ballare, di ridere e di baciare, non lo posso buttare!

E questo qui un po’ consunto? Potesse parlare chiederebbe il pensionamento e io non so perché, ma non c’è proprio verso di lasciarlo andare.

Toh, e qui c’è quello appena arrivato, un saldo, acquistato con poco e poco desiderio: farà una fine prematura o mi farà infine pietà?

E voi ereditati, con un buon profumo che ancora non è il mio, non so, ma non sembrati tutti allineati. C’è chi scalpita per vivere ancora nuove emozioni, c’è chi sembra proprio non volere una nuova padrona.

E fra risatine e sbadigli, dall’altra parte, ai piani più alti, si prepara il risveglio e c’è chi tifa impaziente per un repentino cambio di clima. Certi di essere stati risparmiati dalla falce di maggio, non sanno che forse, per alcuni di loro, ci sarà un ripescaggio.

Per farmi dormire sonni tranquilli, il mio armadio contiene tutto questo subbuglio e fermento, contiene il volume di lamenti e speranze. Lui che segna il confine tra il dentro e il fuori, custode di mille rappresentazioni, di scelte felici e infelici, lui non si muove.

E mi rassicura che può avere un rimedio per ogni sventura o quanto meno l’esatta forma esteriore del mio sentimento. E mi suggerisce che adesso ha bisogno di spazio per nuovi costumi di scene a venire.

Se ascoltarlo ancora non so, tergiverso, prendo tempo…sia mai che la protesta monti in anticipo e la resistenza abbia il tempo di organizzarsi e quindi questa volta ci provo: al gioco del dentro e fuori, questa volta, coglierò di sorpresa sia il vecchio che il nuovo!