
Scoperchiare il tetto placcato oro della torre immaginaria per vedere cosa arriva dal cielo
Scontornare le linee di un tracciato opaco e senza sorprese per un non so che di inaspettato
Sconfinare oltre il limite dell’essere civile e decente, cioè ricordarsi bambino
Scomporre le affermazioni in piccole domande e incedere incerti con i forse e i non so
Scompigliare le carte, gettarle all’aria e incedere inermi finché lo si può
Scovare dopo il vagare un nuovo allineamento possibile fra tanti, un mi piace più vero, una scelta di stile
Scorgere infine panorami nuovi da altre altezze per future nuove e sane scontentezze.
