Politeismo consapevole utilitaristico

Qualche volta accade l’imprevisto e ti trovi a gestire l’incertezza nell’incertezza e a contare su doti che non sai ancora se ce le hai o no. E sei tentato di mollare tutto o di rimanere almeno fermo per un po’.

Oppure a volte l’imprevisto sei tu che ad un certo punto non ti vai più a genio o non ti va più a genio il vaso sul mobile del soggiorno, o la pizza a domicilio della domenica sera, o la voce della persona che ti dorme accanto da vent’anni. E allora all’inizio sei terrorizzato e sei tentato di rimuovere i fastidi, e intanto riempi il vaso di fiori per vedere che effetto fa.

Magari sei semplicemente senza rete di sicurezza e ti trovi giusto sull’orlo del baratro, poco prima del salto, o sei semplicemente e forse per la prima volta solo, a dover fare i conti con la tua adultità, mentre vorresti che mamma e papà ci pensassero loro a te, ancora una volta.

Ma se senti, deep inside, che il momento è quello tuo che fai? Se senti che vuoi vedere come sarebbe se e vuoi vedere come si modifica la tua linea del futuro, se vuoi scoprire ancora qualcosa di te?

Ci vuole coraggio e ci vuole fede per fare il passo, e a volte il passo è decisamente più lungo della gamba. Sull’agire col cuore e sulla fiducia non mi ritengo particolarmente esperta. Mi sento più esperta nella resistenza e nella resilienza. E però ad un certo punto anche queste ottime e utili qualità in qualche modo limitano le tue direzioni, le strade percorribili. Il bello di conoscere le storie altrui, soprattutto le storie straordinarie, è quello di scoprire come siano sempre possibili risposte inedite alle sfide della vita.

E allora, senza paura di perderle, queste belle qualità che mi appartengono, in questo momento sento di volere seminare nuovi semi nel mio giardino. Il primo seme è quello della non autosufficienza. Lo sforzo individuale non basta più, anzi forse è controproducente. Si, certo, mi è servito, come mi è servito sentirmi sempre in grado di gestire tutto, di tenere tutto in piedi con una certa efficienza.

Ma sono stanca di tutto questo multitasking. E che fede posso avere se penso di bastare a me stessa? Allora, da un po’ di tempo a questa parte, mi piace e fare appello alla saggezza e all’amore del mio albero genealogico e alla sapienza delle mie guide astrali perché lavino i miei panni sporchi e mi aiutino nel lavoro alchemico. Mi piace prendere i miei problemi e trasformarli in divinità ed è così che posso chiedere per esempio a Marte la determinazione di una combattente, a Venere la capacità di sedurre, a Eros la vitalità e lo spirito creativo.

Chiedi e ti sarà dato, bussa e ti sarà aperto. Basta non chiedere a caso, né al primo che passa. Meglio avere interlocutori di primo livello.  In pratica, occorre imparare a pregare e non avere dubbi che ogni decisione che prendi sia quella giusta. Citando Sibaldi, credere non è uno sforzo, è una percezione. Che sia questo il segreto?

Tra l’altro, ultimamente credo, appunto, che avere fiducia in se stessi sia un atteggiamento ampiamente sopravvalutato, così come l’autostima. Molto meglio avere fiducia e basta e darsi sempre la possibilità di ampi margini di miglioramento.

Con umorismo. Senza affanni. Infatti, secondo Hegel, ”…dobbiamo persuaderci che la natura del vero è quella di farsi largo quando è arrivato il suo tempo, e che solo allora appare, quando il tempo è venuto”.  Citazione pertinente? Non so, in filosofia ho molte lacune, ma mi è arrivata da un amico proprio mentre scrivevo questo articolo e ho sentito che risuonava in qualche modo con esso. Un segno? Certo, un segno….