Genitore compulsivo vs Adolescente cannibale

jeans strappati

C’è una ossessivo-compulsività del ruolo genitoriale, ne sono certa. E’ quel dover ripetere ogni giorno, per più volte al giorno, frasi di significato non ambiguo, anche banali, generalmente brevi, spesso accompagnate da inutili minacce, che descrivono gesti puntuali che si richiede debbano essere compiuti da figli per lo più adolescenti.

Fai i compiti /studia / sistema la tua camera/ svuota la borsa del calcio/fai il tuo letto/ sparecchia/ raccogli  i vestiti / svegliati che è tardi/non guardare il telefono a tavola/ sistema il bagno dopo la doccia/lava i denti… sono solo un elenco non esaustivo di frasi ossessivamente ripetute e che, se prese singolarmente e rilette al contrario, sono tutte in grado di trasformare chiunque le pronunci in una statua di sale con espressione annichilita, che al confronto l’urlo di Munch sembra la faccia di Winnie the Pooh.

I toni usati possono variare dal basso e dolce fino all’urlato rabbioso, cui corrisponde un graduale ingrossamento dell’organo emuntore, o fegato, del pronunciante, mentre i gesti  possono essere molto teatrali, tipo porte sbattute, vestiti buttati per aria, brusco spegnimento del router, ecc…, che servono generalmente a evitare l’unico gesto che sarebbe veramente adeguato alla situazione, senonché passibile di denuncia penale: la presa a mazzate del minore oggetto dell’ira genitoriale.

E mentre sei lì che cerchi di trattenere l’hooligan che vive in te visualizzando prati fioriti, ti passano davanti in un istante tutti i momenti che gli hai dedicato leggendo fiabe, giocando con le tempere, la farina, i fagioli, la pasta di sale, accompagnandolo in piscina sudando liquidi vitali in spogliatoi umidi e puzzolenti o facendogli da sherpa sulle piste da sci. E ti penti di non aver impiegato quel tempo dall’estetista o a stordirti di Campari.

Ma perché questo reiterare un comportamento assolutamente improduttivo che ti fa passare per imbecille? Forse perché è una dipendenza, come se fare il genitore fosse quella roba lì, perché non sai cosa altro fare, perché vorresti che il mostro fosse ancora il tuo cucciolo o che fosse già in carriera o alla meno peggio semplicemente già fuori dai coglioni e basta. E non sai proprio chi hai davanti.

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E il tuo ossessivo gusto per il controllo e l’ansia per le loro prestazioni ti rassicurano del fatto che stai facendo il tuo dovere, che così li guidi e li indirizzi, che così non si perdono nel mondo pieno di insidie, che così li stai educando.

L’ideale sarebbe invece dichiarare il silenzio stampa fino all’arrivo di tempi migliori, comunicare solo le cose essenziali per la sopravvivenza e solo via wattsapp, spararsi i mantra di Sai Baba direttamente nelle vene, coltivare la fiducia nell’avvenire che tanto tutto passa e soprattutto non lasciare mai e poi mai incustoditi il portafoglio e le password dell’home banking… Perché tu ti trattieni dal fulminarlo, ma lui ti spolpa senza pietà!

 

FESTA MOBILE

Sto nel bisogno, nella malinconia, nella tristezza. Nella stanchezza di bastare a me stessa.

Pur bastandomi, non sono sufficiente. Pur amandomi, ho fame d’amore.

Fame di contatto, fame di silenzi condivisi e di parole non dette in due.

E di balli ballati e di baci baciati e di sguardi esclusivi.

Adesso che non ho più paura voglio qualcuno che mi faccia coraggio. Adesso che mi vedo voglio qualcuno che mi guardi.  Adesso che conosco il mio valore voglio qualcuno che mi apprezzi.

Essere è essere percepiti.

E sto anche nella gioia della contemplazione del bello, sto nel respiro dove mi ritrovo e mi espando, sto nell’agire dove mi sperimento. E prendo tutto di me, compreso l’animale. E questo mi fortifica.

E mi faccio testimone imparziale e compassionevole dei miei goffi tentativi di riordinare le scartoffie della vita che, ahimè, non può essere compresa.

E guardo e tocco il mondo per farlo esistere. Con curiosità e godimento, qualche volta con pudore.

Non da una prospettiva di mancanza, bensì di pienezza.

Ah… il trambusto della Vita! …Che festa sarà domani?

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OVER THE RAINBOW

Una domenica pomeriggio al Ticino,

camminare fino al Bosco Celtico e

ammirare l’arcobaleno.

Sole, nuvole, vento, verde d’erba e di foglie che tinge l’acqua del Naviglio.

Io, Monica e Anto, donne in cammino al grido di “piazza pulita”,

donne affamate d’amore,

donne e fantasmi come compagni di viaggio,

ognuna i suoi.

Passare dal dramma alla commedia,

dalla commedia al dramma

e finire alleggerite con una risata.

Parole e silenzi al tramonto di Tornavento,

in alto i calici, che poi da domani la dieta ricomincia,

che il mare ci attende,

e un’altra estate di belle speranze!

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Oggi sono io

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Vita, ti sento!

Primavera, leggerezza, Amore!

Meno cibo, più gusto!

Finestre aperte e il cuore?…segue…

Non c’è sofferenza nell’essenza.

Scoprirmi diversa da come mi ero immaginata,

e dunque me stessa.

Avere il mare dentro, nuotare con i pesci.

Un giro di valzer, piacere del ballo.

Piacere del bello…

…oggi sono Io.

Ho ascoltato la Teresina

“Ogni essere umano è una meraviglia ontologica” (Luigi Lombardi Vallauri)

La Teresina è l’anziana signora del terzo piano che se la incontro sulle scale o nell’androne non le basta di salutarmi, lei mi ferma per parlare. Di solito inizia col ricordarmi quanto io sia brava e quanto i miei figli siano fantastici, tanto che a sentir lei sembrano usciti da un collegio svizzero, il che mi consola, ma nello stesso tempo mi conferma nell’ idea di avere in casa due estranei. Io la ringrazio e muovo un passo, ma lei generalmente continua raccontandomi in modo assai particolareggiato episodi della sua vita a me estranei, compresi i dolori e le gioie della sua solitudine con gatta, al che io faccio cenni di comprensione e muovo il secondo passo, ma non posso andarmene finché lei non conclude con molti altri apprezzamenti e infine mi incorona come miglior vicina di sempre. Io, a questo punto del teatrino, accetto il premio con imbarazzo e torno di corsa ai miei affari.

Durante questi incontri di solito ascolto educatamente, cercando di non fare troppe domande, mentre penso al cane che tira reclamando la sua passeggiata, ai figli da sfamare e in generale al mio tempo che passa in fretta e si perde nella moltitudine di dettagli vitali per lei, ma  superflui per noi che andiam di WhatsApp.

L’altro giorno però è successo qualcosa di inedito e per la prima volta mi sono scoperta ad ascoltarla, arrendendomi a quella situazione per cui di solito provo solo irritazione. E’ stato come vederla per la prima volta: la sua generosità nell’esprimere i complimenti mi ha dato la misura del suo cuore, la sua resistenza fisica tra mille acciacchi e intereventi mi ha dato l’idea della sua forza e della sua volontà, il suo saper tenere a bada chi non le piace mi ha dato l’immagine del suo pensiero lucido e dell’alta opinione che ha di sé.

Non me ne sono resa conto subito: questo ribaltamento di prospettiva è avvenuto dopo averla salutata ed essere rientrata nel mio appartamento. Ed è potuto succedere credo grazie al fatto che mentre parlava io ero lì, presente, in ascolto. Mi sono accorta anche che, per la prima volta, mi ha fatto sinceramente piacere ricevere le sue lodi e offrire il mio aiuto in caso di bisogno.

E ho pensato a quanta fatica si faccia di solito a stare inaspettatamente davanti all’altro che piange o che ride la sua verità. E’ più facile irritarsi perché è  quasi ora di preparare il pranzo e perché si arriva tardi al lavoro, o defilarsi in fretta con consigli spicci il più delle volte non richiesti, invece di fermarsi e commuoversi davanti alla meraviglia e alla vastità di un sogno, di un desiderio, di una vocazione che incarnata ti parla guardandoti negli occhi.

A pensarci bene, quante occasioni avrò ancora di incontrare la Teresina sulle scale e di venire avvolta da un suo tenero sorriso e da una sua buona parola? Posso solo ringraziarla e specchiarmi in lei per trovare qualcosa che anche io posso esprimere: andare incontro all’altro così, con un abbraccio, anche solo pensato. Per accoglierlo e per benedirlo perché ognuno di noi è una meraviglia ontologica, stupenda definizione. E se ce lo ricordassimo, ci chiederemmo a vicenda qualche minuto di contemplazione giornaliera, per perderci nel mistero dell’altro  con uno sguardo, un sorriso, una  lacrima.

Sarebbe bello sostituire i giudizi con la semplice curiosità di vedere come un altro umano se la sta cavando… a volte può persino tornare utile come stimolo alla creatività o al cambiamento!

Intanto provo a esercitare questo sguardo meravigliato negli incontri quotidiani, per vedere che succede.

25 aprile: Liberazione!

Questo è l’estratto dell’articolo.

Oggi mi dichiaro libera dai ritmi imposti, dal trucco e dai vestiti di ordinanza. Libera di dire di no agli impegni, agli inviti, ai pranzi e alle lavatrici.

Libera anche da me stessa, lasciare che l’essere anche solo per qualche ora abbia la meglio sul dover essere. Libera di desiderare senza inventarmi i come o giustificarmi coi perché.

Oggi sono libera anche dall’ansia e celebro in solitudine beata la vittoria del cuore anarchico sulla dittatura della mente.

Libera partecipo al banchetto della Vita, prendendo ciò che più mi piace e non solo quello che mi fa bene, non avendo sguardi se non per la bellezza.

Libertà è partecipazione alla beatitudine dell’essere essenziale che alberga dentro di me.

Libertà è il qui e ora della gratitudine… apprescindere!!!

Bella, ciao!

 

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